Il calendario della crisi

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Una crisi in tre giorni o, forse, in uno solo. Il futuro del governo è affidato al Parlamento che si riunirà martedì 20 per ascoltare, a partire dalle 15 al Senato, le comunicazioni del presidente del Consiglio. Le tappe del chiarimento parlamentare sono soprattutto nelle mani di Giuseppe Conte. Dalle sue decisioni dipendono il timing e una dose maggiore di chiarezza sui possibili scenari di una crisi annunciata e che, da martedì, potrebbe essere formalizzata.  

Crisi di Ferragosto  

Il 20 agosto l'aula risulta infatti convocata - come specifica in homepage il sito di Palazzo Madama - per le "comunicazioni del presidente del Consiglio sulla crisi politica in atto". Allo stato, oltre all'intervento di Conte, non sono quindi previsti l'esame e il voto sulla mozione di sfiducia depositata dalla Lega a palazzo Madama ma che, tuttavia, non figura all'ordine del giorno della seduta.  

Il canovaccio della crisi contempla l'opzione che Conte faccia il suo intervento, al termine del quale comunica all'assemblea che salirà al Quirinale per conferire con il presidente della Repubblica e dare la dimissioni. Questa scelta azzererebbe il seguito del calendario, così come è stato stabilito. Il 21 agosto Conte non andrebbe più alle 11.30 alla Camera che, di conseguenza, non discuterebbe e non voterebbe, il giorno dopo, la modifica della Costituzione che prevede la riduzione del numero di 345 parlamentari.  

Lega e M5S, che hanno portato il provvedimento fino al quarto e definitivo passaggio parlamentare, hanno i voti per poterlo approvare. Il rebus, semmai, è verificare se ci sarà ancora la volontà comune, da parte di Salvini e Di Maio, di continuare a collaborare. Qualora Conte si dimettesse, inizieranno le procedure con le consultazioni di Mattarella che potrebbero cominciare a stretto giro. Il giorno prima verrà convocata la direzione del Pd, chiamata a fare chiarezza sull'ipotesi di una nuova maggioranza con M5S e Leu. 

Nelle more della crisi, la politica italiana deve fare i conti con gli appuntamenti di natura europea: il 26 agosto il governo dovrà infatti trasmettere a Bruxelles il nome del commissario europeo designato dall'Italia. Ma questa, viste le incognite che si addensano sulla settimana entrante, è un'altra storia.