Il calvario di Alessandra Taddei nel racconto di suo marito su una clamorosa “svista” diagnostica

Alessandra Taddei
Alessandra Taddei

Arriva da un ospedale piemontese la vicenda di una 54enne morta per un tumore ma rimandata a casa dal pronto soccorso e curata con paracetamolo. Il calvario di Alessandra Taddei rivive nel racconto di suo marito su una clamorosa “svista” diagnostica. La vicenda della docente di Verbania uccisa da una neoplasia e forse dalla malasanità è stata raccontata ai media da Francesco Costa, il marito. La donna si era si è recata al pronto soccorso al Dea di Verbania con emicranie severe. Erano i prodromi di un cancro che in pochi mesi l’avrebbe uccisa ma vennero solo definiti sintomi di cefalee curabili con paracetamolo.

Curata con paracetamolo ma era un tumore

Dopo un viaggio in Lombardia la diagnosi si era tragicamente perfezionata ma oggi Francesco Costa non riesce ancora a capacitarsi di quell’abbaglio, non dopo che pochi giorni fa Alessandra è morta, di cancro, non di emicrania. Ha detto l’uomo a La Stampa: “So che mia moglie non si sarebbe salvata ma almeno non avrebbe sofferto quei giorni in più finché siamo dovuti andare in Lombardia”. Il 13 settembre 2021 Alessandra va al pronto soccorso a Verbania, e viene “dimessa alle 4,44, anamnesi: cefalea senz’aura, presente da anni e acutizzatasi questa notte. Prescrissero delle gocce e paracetamolo”. Ci furono altri due episodi, con ricovero in ambulanza ma la diagnosi non cambiò: “Crisi cefalgica in paziente affetta da emicrania” con aggiunta di paracetamolo 1000 al bisogno.

La terribile diagnosi del San Raffaele

Spiega Francesco: “Chiesi di approfondire con esami diagnostici, loro rimandarono al 25 settembre, quando già avevamo appuntamento per una risonanza magnetica dopo esserci rivolti a un neurologo. Così ho deciso di andare dai carabinieri a Intra che mi hanno ascoltato, quasi piangevo nel raccontare quanto stava succedendo”. Francesco optò per il San Raffaele di Milano, dove Alessandra entroò “In codice arancione, alle 13. Le hanno fatto esami e Tac, alle 18 il medico mi ha spiegato che avevano trovato una massa voluminosa che premeva contro il cervello. Era il tumore”. La donna venne operata ma il cancro tornò. Si chiede il marito:  “Mi chiedo perché nessuno, vedendo che era un caso sospetto, non abbia mandato mia moglie a Domodossola o Novara dove c’è la neurologia, so che mia moglie non si sarebbe salvata ma almeno non avrebbe sofferto quei giorni in più finché siamo dovuti andare in Lombardia”.