Il caos 5 stelle non blocca l'accordicchio sul Mes

Pietro Salvatori
Di Maio/Zingaretti

“Sono stanco di sentirmi dire che voglio rompere. Se si alzano i toni è per trattare”. Luigi Di Maio riunisce i senatori, prova a fare un serrate le fila alla vigilia di un voto affatto banale. Mercoledì Giuseppe Conte riferirà in Parlamento sul prossimo Consiglio europeo. E la maggioranza sarà chiamata a votare una risoluzione unitaria. Il passaggio chiave è quello sul Mes. “Ho letto l’ultima versione della bozza. Io non la voto”, spiega Gianluigi Paragone, giacca di tweed, che solca il parquet del Senato direzione buvette. È lui la voce più critica all’interno del Movimento 5 stelle, il suo pollice verso sul testo potrebbe tirarsi dietro un drappello di suoi colleghi. A Elio Lannutti e Ugo Grassi è destinato ad aggiungersi Stefano Lucidi. Che ha preso la parola in riunione: “Non abbiamo potuto contribuire alla stesura del testo, la nostra funzione è delegittimata. Sono orientato a votare no”.

I gruppi ribollono. Basta un dettaglio per inquadrare bene la situazione. Alle 18.47 arriva un messaggio sugli smartphone di tutti i parlamentari: “Alle 21.30 di questa sera assemblea congiunta sulla risoluzione sul Mes”. Alle 19.33, ne arriva un altro: ”È ANNULLATA la congiunta prevista per le 21.30 di questa sera”.

I numeri non spaventano la maggioranza, ma la tenuta del gruppo preoccupa Di Maio. “Stiamo ultimando insieme a tutte le forze di governo la mozione - ha ripetuto a chi gli avanzava dubbi - Le nostre richieste sono state accolte”. Il punto è che a sera un’intesa definitiva ancora non c’era, nulla di certo da portare in tempo all’attenzione dei gruppi. Gli incaricati di chiudere il dossier si riuniscono fino a tarda notte.

I vertici del Movimento hanno preso male la diffusione dell’ultima bozza della risoluzione, circolata a metà pomeriggio. Tra gli impegni cui vincolare il governo, oltre a “escludere qualsiasi meccanismo che implichi la ristrutturazione automatica del debito pubblico”, vi si legge: “Mantenere...

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