Il caos politico in Turingia che ha fatto infuriare Angela Merkel

Roberto Brunelli

Teste che cadono, dimissioni annunciate e poi congelate, i quartieri generali dei grandi partiti nazionali in totale subbuglio, sondaggi impazziti, proteste in tutto il Paese, la Grosse Koalition che trema, Angela Merkel furibonda: lo tsunami che dalla Turingia fa impattare le sue onde lunghe anche su Berlino sta ogni giorno di più avendo le caratteristiche di un caos incontrollabile, raramente visto di queste dimensioni in Germania.

Tutto ruota intorno all'Afd, autore di uno spettacolare blitz durante l'elezione del nuovo presidente della Turingia, mercoledì scorso: alla terza votazione, quella che avrebbe dovuto garantire la rielezione del governatore uscente Bodo Ramelow, uomo della sinistra, l'ultradestra ha convogliato a sorpresa i propri voti sul candidato liberale, Thomas Kemmerich, insieme ai voti della Cdu di Frau Merkel.

In pratica, per la prima volta in assoluto i voti dell'ultradestra sono stati determinanti nell'elezione di un presidente di un Land tedesco e, al tempo stesso, nell'affossamento di un esecutivo ‘rosso-rosso-verde' che aveva già sottoscritto il proprio contratto di coalizione e sembrava pronto ai nastri di partenza.

E questo in barba a tutte le promesse e le rassicurazioni fornite da tutti gli altri partiti tedeschi, che mai e poi mai avrebbero permesso alcuna forma di collaborazione con l'Afd. Che, oltretutto, non solo in Turingia alle elezioni di ottobre si era piazzata come seconda forza politica con un risultato-boom del 23,4% dei consensi, ma che qui ha pure la roccaforte della propria corrente più nazionalista e radicale, guidata dal controverso Bjoern Hoecke.

Quello, per intendersi, che due anni fa scatenò una bufera assoluta quando disse che il memoriale per l'Olocausto di Berlino era “un monumento della vergogna”. Lo stesso di cui storici e linguisti hanno spulciato ogni discorso pubblico, arrivando alla conclusione che contenesse un'infinità di ispirati riferimenti del Terzo Reich.

Mentre la leader della Cdu nazionale, Annegret Kramp-Karrenbauer – sempre più traballante, assicura lo Spiegel – si è vista costretta a precipitarsi ad Erfurt per rimettere in riga il partito locale facendogli annunciare le dimissioni del proprio capo, Mike Mohring, è stata la stessa Angela Merkel a far cadere la scure sul caos della Turingia: “L'elezione del governatore Kemmerich deve essere annullata”, ha tuonato giovedì la cancelliera dal Sudafrica, dove si trovava in visita ufficiale. Non solo è stato “un procedimento imperdonabile”, calca la mano Merkel, ma “un brutto giorno per la democrazia”.

Durissima, la cancelliera, anche nei confronti dei colleghi di partito in Turingia, colpevoli di “aver rotto con i valori e i convincimenti” della Cdu nazionale. A detta di Merkel, “deve essere chiaro a tutti” che “non possano esistere delle maggioranze con l'aiuto dell'Afd” e che “in nessun caso si può sostenere un governo guidato da Kemmerich”.  

Una tempesta perfetta, quella in Turingia, con tutti i partiti che si accusano a vicenda per quello che viene definito “un tabù rotto”, quello di una collaborazione con l'Afd, considerata – anche dai servizi segreti interni tedeschi – troppo vicina alla destra più estrema, anche quella ai limiti dell'eversione: tanto che a poco più di 24 ore dal voto, il neopresidente Kemmerich si è visto costretto ad annunciare le proprie dimissioni ed aprire la strada a nuove elezioni.

Un passo indietro “inevitabile”, ha detto Kemmerich, che ha provato a difendersi affermando che “l'Afd ha cercato, con un trucco perfido, di danneggiare la democrazia”.

Ma le cose sono, se possibile, ancora più intricate. Anche la Fdp è nell'occhio del ciclone: compresa la portata del pasticcio in cui si è infilata presentando il proprio candidato e ‘accettando' in qualche modo i voti dell'Afd, anche il leader dei liberali, Christian Lindner, è dovuto correre a Erfurt cercando di fare passare il messaggio di esser stato la vittima di una trappola dell'ultradestra, vedendosi costretto ad offrire la propria testa ai vertici del partito, che per ora si è visto costretto obtorto collo a rinnovargli la fiducia. Ma si capisce benissimo che è una fiducia molto ammaccata, forse a tempo.  

L'ex presidente della Turingia Bodo Ramelow – popolare esponente del partito della sinistra, la Linke, con la quale guidava sin dal 2014 un esecutivo insieme a Spd e Verdi – ha già fatto sapere di essere pronto a ricandidarsi. E, come scrivono oggi diversi giornali, non è escluso che alla fine dei giochi la Cdu non finisca per appoggiarlo, dopo averlo fatto cadere fragorosamente con la complicità dell'Afd, pur di uscire dall'impiccio.

Anche la Spd è sul piede di guerra, guardando ben oltre i confini della Turingia: “Non è una questione regionale”, afferma il leader socialdemocratico Norbert Walter-Borjans, secondo il quale “la Cdu non può fare da sostegno ai fascisti”.

Sono numerose le voci nel partito che fu di Brandt e di Schmidt che chiedono che la Cdu faccia definitivamente chiarezza sul suo ruolo nel blitz dell'ultradestra a Erfurt. In sostanza: oggi c'è un vertice di coalizione, e se qui la Cdu non riuscirà a convincere gli alleati di non esser stati complice del blitz dell'ultradestra, in gioco potrebbe esserci persino la sopravvivenza della Grosse Koalition.

Da parte loro i cristiano-democratici stanno cercando di trovare un candidato ‘di compromesso' per l'elezione a governatore della Turingia, altrimenti – lo dice la stessa Kramp-Karrenbauer – l'unica strada è il ritorno alle urne. Peccato che i primi sondaggi realizzati dopo il disastro di Erfurt lo sconsiglino vivacemente: stando ad una rivelazione dell'istituto Forsa, la Cdu vedrebbe devastare i propri consensi dal 21,7% al 12%, i liberali dell'Fdp finirebbero sotto la soglia del 5% (dunque dovrebbero nuovamente uscire dal Landtag nel quale erano appena rientrati), mentre tiene l'Afd, al 24%.

D'altra parte, la Linke, vittima del blitz, si assicurerebbe un balzo di 6 punti al 37%, guadagnano rispettivamente due punti l'Spd al 9% e un punto i Verdi al 7%. Abbastanza per rimettere in pista l'esecutivo ‘rosso-rosso-verde' affossato solo tre giorni fa e ritornare ai nastri di partenza. Ma l'ultima parola non è affatto detto: in molti guardano con grande apprensione al ritorno della cancelliera dall'Africa.