"Il capo è mia moglie". I nuovi mariti rinunciano alla carriera per fare (felicemente) i supporter?

Di Rossana Campisi
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Photo credit: OLIVIER DOULIERY - Getty Images
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From ELLE

Alla notizia che Kamala Harris era stata scelta come vicepresidente degli Usa dal neoeletto Joe Biden, esultare è stato bello: è la prima donna a ricoprire il ruolo, è figlia di una mamma indiana e di un papà giamaicano e adora le sneakers. Sul piatto d’argento però Kamala adesso ci offre anche altro per continuare a brindare. La numero due della Casa Bianca è moglie di Douglas Emhoff, un avvocato ebreo che l’ha sposata sei anni orsono in seconde nozze e che adesso sapete cosa? Molla tutto per lei.

Mica d’emblée, no. Prima ha chiesto l’aspettativa per seguirla durante la campagna elettorale e adesso l’ha interrotta: il 56enne socio del DLA Piper, uno dei maggiori studi legali al mondo, appende la toga al chiodo per fare il Second gentleman della Casa Bianca. Niente altro insomma che starle accanto. «Non sono il suo consulente politico. Sono suo marito. Il mio ruolo era essere lì per lei, amarla, parlarle, aiutarla», aveva dichiarato quando Kamala aveva rinunciato alla corsa per la presidenza. Tra parentesi: ad aiutarla in quella campagna c’era pure l'ex moglie di lui (ma su questo servirà fare un altro articolo, per capire e forse copiare).

Photo credit: instagram.com/sannamarin - Instagram
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E se vi vien voglia di aggiornare l’aforisma del grande uomo che ha sempre dietro una grande donna (e viceversa, dunque), state calme. Il refresh sarà d’obbligo e naturale, evviva. Di donne ai vertici con mariti in versione attached la politica sta facendo il pieno (ma anche le aziende, per fortuna). Sanna Marin, per dire, ha sposato Markus Räikkönen dopo 16 anni di fidanzamento: in comune hanno una figlia di quasi tre anni, l’età (35) e un dato di fatto: lei è la premier finlandese (la più giovane d’Europa) e lui un ex calciatore: sono coppia, ma lei è il capo.

Photo credit: BAX LINDHARDT - Getty Images
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Vogliamo parlare di Mette Frederiksen? In meno di un anno ha rinviato ben tre volte le nozze programmate per l’estate 2019 e saltate prima per via delle elezioni, poi a causa del covid, e poi per presenziare al summit sul Recovery fund. Tutti impegni irrinunciabili e ben tollerati da lei – 43 anni, capo del Governo danese, al secondo matrimonio – e soprattutto da lui, che su Facebook ha ricevuto dalla sua premier un riconoscimento importante: «Il mio uomo è paziente». L'uomo in questione è Bo Tengberg, direttore della fotografia divorziato, 55 anni, e alla fine l'ha spuntata: sono convolati a nozze lo scorso 15 luglio e soprattutto ora è lui che procrastina i suoi lavori. Il primo fan, anche in questo caso, è lui: supportare Mette è un lavoro.

Photo credit: Handout - Getty Images
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Quanto a Jacinda Ardern, la premier neozelandese che si accompagna con il mascellone Clarke Gayford, padre della loro figlia ed ex presentatore tv (ex, esatto), c’è da ricordare che quando lei è stata eletta l’agenda di lui si è infittita: rivoluzionare l’armadio, badare alla gatta. Per stare al passo con l’eleganza dei tre uomini della scorta di Jacinda, è scappato ai grandi magazzini e per evitare che Trump riattaccasse, alla prima telefonata con la moglie, ha allontanato dalla stanza la gatta miagolante. Nella buona come nella cattiva sorte, insomma, e anche nella sorte imprevista in cui è lei a essere convocata sul palco della Storia.

Una cosa è certa: questi uomini sono abbastanza sicuri di sé per non avere bisogno di una carriera propria a sostegno dell'autostima. E non tutti sono capaci di tanto: per questa ragione, ad esempio, Christine Lagarde ha mollato il primo marito, tutt’altro che suo supporter, sostituendolo con un altro, autore di famose e convinte esternazioni sull’appeal delle sessantenni (vai a capire poi perché sia lei che Angela Merkel abbiano mantenuto sempre il cognome del primo marito).

Photo credit: John Downing - Getty Images
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Tra i precursori, annotate anche Denis Thatcher, che già negli Anni 80 fece scorta di humor e schiettezza per sopravvivere accanto alla lady di ferro inglese Margaret: imprenditore, ex militare, è sempre rimasto al suo fianco persino nella memorabile lite per il treno Londra-Parigi, che lui osteggiava e lei approvò (con una legge). Eh già, è lei il capo, ragazzi.