Il capo di BioNTech: "Con i vaccini avremo l'immunità di gregge entro l'estate"

Roberto Brunelli
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AGI -  Ci sarà una “nuova normalità” dopo lo tsunami chiamato Covid, le cui tappe saranno, tra le altre, una terza dose di vaccino e, per quanto riguarda l'Europa, un'immunità di gregge “entro agosto”. Parola di Ugur Sahin, il fondatore della BioNTech, l'azienda che insieme all'americana Pfizer ha realizzato quello che è stato uno dei primi vaccini anti-coronavirus approvati e somministrati.

Medico, scienziato, immunologo, pioniere nella ricerca contro il cancro nonché uno dei massimi esperti nell'utilizzo della tecnologia basato sull'Rna messaggero (mRna), ha esposto quello che potrà essere il percorso della pandemia in un incontro on line organizzato dalla Stampa estera in Germania.

Le notizie positive non mancano: la variante cosiddetta “indiana” che sta preoccupando il mondo, a detta di Sahin, “grazie ai nostri studi sul cancro che muta continuamente, abbiamo studiato 30 varianti e abbiamo visto che in tutte queste varanti il nostro vaccino funziona bene”. Lo scienziato ritiene inoltre che si possa “ben sperare” anche sulle altre mutazioni del Covid emerse negli ultimi mesi.

“Da Israele abbiamo dati in tempo reale sulla variante britannica, che è finora la più forte a livello globale: su questa abbiamo addirittura un'efficacia al 97%, ossia superiore a quella consueta, che è del 95%. Così come abbiamo una buona efficacia sulla variante brasiliana”.

Del resto, ha concluso, “nel nostro vaccino abbiamo creato una specie di ‘fortezza' che è molto difficile superare. Se alcune varianti dovessero comunque forzare questa fortezza, noi potremmo ancora modificare il prodotto. Sono fiducioso”.

L'immunità di gregge

 Lo studioso - un tedesco di origini turche che ha fondato la BioNTech nel 2008 insieme alla moglie Oezlem Tuereci, oggi uno degli uomini più ricchi della Germania con un patrimonio stimato in 5,2 miliardi di dollari – si dice certo che “in Europa avremo l'immunità di gregge a luglio, al più tardi entro agosto”.

I conti sono presto fatti, secondo Sahin: “Entro giugno sarà vaccinato il 50-60% della popolazione in Europa. A quel punto ci potranno essere alleggerimenti delle misure restrittive per la maggior parte delle persone”.  

Quest'obiettivo, ragiona il numero uno di BioNTech, in parte si basa sui numeri (l'azienda di Magonza aumenterà la propria capacità produttiva da 1,3 miliardi di dosi a 3 miliardi), in parte sull'esperienza nelle quali la campagna di vaccinazione è molto avanzata, come in Israele: “Ma i dati che ci arrivano da Israele confermano i nostri studi, dimostrando un'efficacia anche superiore, che arriva fino al 96% o 97%”, incalza Sahin.

Quello dello Stato ebraico è un ottimo modello, spiega: “Ho molto apprezzato come Israele ha gestito la sua campagna di vaccinazione. Da settimane partecipo ai meeting per valutare i loro dati. Stiamo cercando di calcolare quante persone siano tate salvate nello Stato ebraico grazie alla vaccinazione”.  Ovviamente sarebbe sbagliato abbassare il livello di guardia.

Il numero uno di BioNTech prevede infatti la necessità di una terza dose di vaccino anti-Covid. “Nel tempo la protezione del vaccino contro il virus diminuisce, con il calo degli anticorpi”, ribadisce, “dunque sarà necessaria una terza vaccinazione: secondo le mie stime dopo 9 mesi dalla seconda somministrazione, al massimo dopo 12 mesi”. Dopodiché, Sahin ritiene che sarà necessario un richiamo contro il coronavirus “ogni 18 mesi”.

Un successo dell'umanità

Quel che lo fa ben sperare è anche come il mondo abbia reagito alla prima fase della pandemia. “Tutti hanno contribuito: dopo un anno avevamo già diversi vaccini, approvati. Gli scienziati, le autorità e le popolazioni hanno collaborato. Complessivamente, si tratta di un importante successo dell'umanità”, si entusiasma Sahin.

“La maggior parte delle persone è ragionevole, e anche questo mi ha sorpreso in positivo”, ripete lo scienziato tedesco.  “Quando l'anno scorso si sono viste le notizie che arrivano dall'Italia, abbiamo tutti accettato i lockdown, e poi l'estate è stata quasi normale”.

Per quanto riguarda il prossimo futuro, il capo di BioNTech ritiene che sia “giusto pensare a degli allentamenti per i vaccinati”, anche se “non ci devono essere discriminazioni. Il fatto è che i vaccinati non si ammalano e soprattutto non trasmettono più il virus. Per cui ha senso dare più libertà, ma bisogna stare attenti a non procedere troppo rapidamente per non vanificare i risultati ottenuti”.

Ovviamente il viaggio verso la “nuova normalità” non può prescindere da una serie di importanti tappe intermedie. “Noi pensiamo sia giusto offrire la vaccinazione anti-Covid anche ai bambini”, rilancia il fondatore della BioNTech.

Che spiega: “Anche i piccoli possono avere percorsi gravi, e per quanto sia raro, ci sono casi per i quali finiscano in terapia intensiva, così come anche loro possono essere colpiti dal cosiddetto ‘long Covid'. Per tutti questi motivi riteniamo sia opportuno offrire anche a loro la vaccinazione, anche perché contribuirebbe a rafforzare l'immunità di gregge”. Sahin però avverte: “Solo quando avremo dati completi potremo raccomandare la vaccinazione dei bambini”.

I rapporti con la Ue

Per quanto riguarda la collaborazione con la Commissione europea, il numero uno della BioNTech ha rivelato di avere "un ottimo rapporto con Ursula von der Leyen: io trovo che abbia fatto un ottimo lavoro. Non dimentichiamo che ogni Paese Ue aveva la propria posizione e non era facile armonizzare tutti".

A detta di Sahin, "non sono giuste tutte le critiche" che sono state rivolte alla Commissione. "Io trovo fantastico che tutti i 27 Stati membri abbiano ottenuto contemporaneamente tutti i vaccini. È un fatto storico". Per quanto riguarda il resto del mondo, lo scienziato non ritiene sia una buona soluzione vendere le licenze ad altri, "se non licenze speciali per produttori molto competenti".

Secondo Sahin, "dobbiamo assicurarci che il vaccino che viene prodotto per esempio in Iraq o in Africa abbia la stessa qualità del nostro. Deve essere uguale essere ovunque. Comunque stiamo ragionando con attenzione a cosa fare per mettere a disposizione il maggior numero di vaccini per i Paesi in via di sviluppo".

Il professore è poi tornato sul concetto di "nuova normalità": "Io uso questo termine per evitare che torniamo indietro e dimentichiamo tutti quello che e' stata questa pandemia", insiste.

"Per me la nuova normalità significa che ci si potrà proteggere dal virus e che si tornerà a muoversi liberamente, ma anche che ci saranno delle persone che non sono vaccinate, magari perché non vogliono, o perché a causa di un cattivo sistema immunitario sono ancora a rischio: dobbiamo fare attenzione anche a loro. Probabilmente saranno altri piccoli focolai, ma questi verranno messi rapidamente sotto controllo. Insomma, sono certo che alla fine potremo dimenticare tutta l'emotività legata al coronavirus. È questa la nuova normalità. Sono ottimista e realista".