Il capo di Twitter si trasferirà per un po' in Africa

Francesco Russo

L'ultima trimestrale di Twitter è stata deludente (seppure siano lontani i tempi in cui il social network dell'uccellino non era in grado di produrre utili) ma in questo periodo l'ad Jack Dorsey appare decisamente all'offensiva. Dopo anni a inseguire le iniziative di Facebook, l'ex cenerentola della Silicon Valley è riuscita a portare Menlo Park su una sua posizione, ovvero l'eliminazione dalla piattaforma della pubblicità elettorale. Più recente è la stilettata a Google con l'endorsement per il motore di ricerca alternativo Duck Duck Go che, a differenza della controllata di Alphabet, garantisce la privacy degli utenti e non li profila a scopo pubblicitario. E ora è il momento di competere con Zuckerberg nel settore delle criptovalute, approfittando delle battute d'arresto del troppo ambizioso progetto Libra.

Sembrano infatti essere le criptovalute al centro dell'agenda del momentaneo trasferimento in Africa che Dorsey ha annunciato per l'anno prossimo. "È triste lasciare il continente... Per ora", ha scritto il manager su Twitter da Addis Abeba, al termine di un tour lungo un mese nel quale ha incontrato numerosi imprenditori africani del settore, "l'Africa definirà il futuro (in particolare quello del Bitcoin!). Non so ancora dove, ma vivrò qui da tre a sei mesi a metà del 2020". Interpellata in materia dal Guardian, l'azienda ha affermato di non avere nulla da aggiungere. Si possono quindi fare solo supposizioni. E quel che è certo è che l'Africa ha un potenziale enorme per lo sviluppo delle criptovalute.

Perché le criptovalute hanno tanto successo in Africa

Se in economie come gli Stati Uniti o l'Unione Europea, dove le banche centrali ormai decidono i giochi e la valuta è stabile, iniziative come Libra vengono accolte dalle istituzioni con scetticismo, se non con ostilità, ben diversa è la situazione di nazioni abituate a tassi di inflazione a doppia cifra come la Nigeria, il Ghana, il Malawi o il Mozambico. Per non veder erodere in modo repentino il valore del proprio denaro, gli africani acquistano quindi criptovalute. Non è un caso che uno dei paesi africani dove il Bitcoin è più diffuso sia lo Zimbabwe, simbolo dell'iperinflazione ai pari della Repubblica di Weimar. La diffusione degli strumenti di pagamento alternativi è però ingente anche in economie più sviluppate come il Sudafrica o il Kenya. Tra le ragioni di tanto successo anche la difficoltà di accesso che molti cittadini hanno al sistema bancario e la presenza, in certi casi, di governi autoritari che possono espropriare le risorse della popolazione. 

Sono proprio le autorità, però, a lasciar correre ed evitare, finora, iniziative per regolamentare il settore. I governi africani sanno infatti che, in presenza di una valuta nazionale instabile, impedire ai cittadini di acquistare bitcoin significherebbe impoverirli e quindi infliggere un duro colpo alle proprie economie. In Tunisia e in Senegal sono stati addirittura lanciati progetti per creare monete nazionali basate sulla blockchain come le criptovalute ma controllate da una banca centrale. Mentre negli altri paesi gli operatori che trattano criptovalute hanno conosciuto uno sviluppo esponenziale.

La ciliegina sulla torta potrebbe essere qualcuno che li coordini e che abbia il know-how giusto per sviluppare app più efficienti e integrate con altri servizi. E quel qualcuno, chissà, potrebbe essere Dorsey, che in Ghana, dove ha incontrato alcuni imprenditori del settore, ha annunciato l'intenzione di integrare gli scambi di Bitcoin con Twitter e l'app per i pagamenti Square. Appena una settimana prima, Dorsey aveva partecipato al round di finanziamento di CoinList, azienda che aiuta le startup a raccogliere fondi ​attraverso le criptovalute. Ed è già da mesi che Twitter sta pagando gli sviluppatori per lavorare su Bitcoin Core e altri progetti legati all'"ecosistema delle criptovalute". Non sa dove andrà, né quanto starà ma Dorsey sembra avere le idee molto chiare su cosa farà in Africa. 

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