Il carceriere del piccolo Di Matteo non ha mai lasciato Cosa Nostra

Marco Bova
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AGI - II mafiosi che uccisero il piccolo Giuseppe Di Matteo, del quale ricorre oggi il venticinquesimo anniversario della scomparsa, non sembrano aver abbandonato Cosa Nostra. E' il caso di Giuseppe Costa, tornato in manette a dicembre scorso, che aveva ricevuto un messaggio da un boss ergastolano detenuto, attraverso il cappellano del carcere di Parma.

Il frate non e' indagato, ma il contatto con Costa emerge dal blitz che ha condotto all'arresto del boss gia' condannato a vent'anni per per aver messo a disposizione la sua casa, in parte trasformata in una prigione per tenere sotto sequestro il figlio del collaboratore di giustizia Santino Di Matteo.

Era tornato in liberta' il 3 febbraio 2017, ma le microspie dei carabinieri, a distanza di poco piu' di un mese, hanno documentato i suoi contatti con i vertici della mafia di Trapani e Marsala. Tra le telefonate annotate dalla Dia di Trapani emerge una conversazione datata 23 novembre 2019, tra il cappellano del carcere di Parma, Giovanni Mascarucci, e Giuseppe Costa, per invitarlo a mettersi in contatto con Vito Mazzara, boss condannato all'ergastolo per vari omicidi, detenuto a Parma e recentemente assolto per l'uccisione del giornalista Mauro Rostagno. "Buongiorno, mi ha detto Vito..vi manda un caro saluto e spera di vedervi presto".

Tanto che Costa, in una telefonata successiva, "confidava ad una sua amica che presto si sarebbe dovuto recare a Parma da suo zio",. Costa aveva sposato una delle nipoti del boss. Ad un mese di distanza da quell'intercettazione, i pm della Dda di Palermo (procuratore aggiunto Paolo Guido, sostituto procuratore Gery Ferrara), annotano una conversazione, che "dapprima verteva sulla necessita che Costa potesse aver un colloquio con Vito Mazzara all'istituto penitenziario di Parma, poi si incentrava sulla societa' calcestruzzi dei Barone, sulla cui Costa mostrava di essere pienamente informato". Secondo le indagini Costa voleva stabilire un controllo occulto sulla Calcestruzzi Barone, in cui "vi erano ancora attuali interessi e partecipazioni riconducibili ai mafiosi Pietro Virga (figlio del boss Vincenzo, arrestato da latitante nel 2001) e Vito Mazzara".