Il caro-bollette è colpa delle politiche anti-carbonio, dice il Wall Street Journal

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L'aumento record delle bollette non riguarda soltanto l'Italia ma anche gli altri paesi europei e si sta facendo sentire al di là dell'Atlantico. Un rialzo vertiginoso la cui responsabilità va ricercata nelle "politiche anti-carbonio del tipo che l'amministrazione Biden vuole imporre negli Stati Uniti". Lo afferma il Wall Street Journal, nel suo editoriale.

L'autorevole testata cita il balzo record dei prezzi dell'elettricità nel Regno Unito, "un aumento del 700% dalla media del 2010 al 2020". Sempre in Gran Bretagna, ricorda il Wsj, "l'aumento del 12,3% del mese scorso è stato il più grande dal 1974 e ha contribuito al picco dell'inflazione ai massimi dal 1993" e comunque "altre economie stanno registrando picchi simili".

Le cause vanno ricercate nelle politiche anti-carbonio dell'Europa che hanno creato una carenza di combustibili fossili. Cosa è successo? Il Wsj ripercorre le ultime tappe ricordando che "i governi hanno pesantemente sovvenzionato le energie rinnovabili come l'eolico e il solare e hanno chiuso le centrali a carbone per rispettare i loro impegni nell'ambito dell'accordo di Parigi sul clima". "Ma - sottolinea il Wsj - l'energia eolica quest'estate è diminuita, così i paesi stanno cercando di importare più combustibili fossili per alimentare le loro reti".

Gli effetti non hanno tardato a farsi sentire: i prezzi spot del gas naturale in Europa "sono aumentati di cinque volte nell'ultimo anno". Questo appunto perché "l'aumento del consumo di combustibili fossili ha causato un'impennata della domanda e dei prezzi dei permessi di carbonio nell'ambito dello schema cap-and-trade del continente, che ha spinto i prezzi dell'elettricità ancora più in alto".

In questo caos, la Russia ha sfruttato il momento "rallentando le consegne di gas, apparentemente per fare maggiore pressione sulla Germania e siglare la certificazione del gasdotto Nord Stream". Secondo il Wsj, "Putin può far sentire il suo peso in Europa perché anche il resto del mondo ha bisogno del suo gas. La siccità ha ridotto l'energia idroelettrica in Asia, e i produttori stanno usando più energia per fornire più beni all'Occidente. A causa di una carenza di gas e carbone, la Cina ha razionato l'energia per le sue fonderie di alluminio e i prezzi dell'alluminio questa settimana hanno raggiunto un massimo di 13 anni".

Nel frattempo, "gli Stati Uniti "sono il più grande produttore di gas al mondo, ma non sono immuni dalle turbolenze dei mercati energetici". I prezzi spot del gas naturale negli Stati Uniti sono raddoppiati nell'ultimo anno in parte perché i produttori hanno aumentato le esportazioni in Europa e in Asia.Il dato segna un incremento di oltre il 40% nei primi sei mesi di quest'anno rispetto all'anno scorso. Da ciò emerge il fatto, aggiunge il Wsj, che i combustibili fossili rappresentano una risorsa economica e strategica degli Stati Uniti. Secondo il quotidiano, "il piano dell'amministrazione Biden di ridurre la produzione di petrolio, gas e carbone attraverso la regolamentazione darebbe potere agli avversari, specialmente Russia, Iran e Cina, che sono i tre maggiori produttori di gas al mondo dopo gli Stati Uniti".

Intanto, sempre negli Stati Uniti, i prezzi dell'elettricità e del gas sono aumentati rispettivamente del 5,2% e del 21,1% negli ultimi 12 mesi ad agosto. E "alcuni analisti prevedono che i prezzi del gas potrebbero raddoppiare quest'inverno se la produzione statunitense non aumenta e la domanda globale rimane alta". Insomma, conclude il Wsj, "le energie rinnovabili - sottolinea il Wsj - non possono sostituire i combustibili fossili in un'economia moderna. Le famiglie e le imprese verranno penalizzate da bollette energetiche più alte anche se le emissioni di CO2 dovessero aumentare. I problemi dell'Europa sono un avvertimento per gli Stati Uniti, se solo i democratici lo ascoltassero".

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