Rugby, il caschetto divide i giocatori: pro o contro? Il parere degli azzurri

Il caschetto divide il mondo del rugby: pro o contro? (REUTERS/Toby Melville)
Il caschetto divide il mondo del rugby: pro o contro? (REUTERS/Toby Melville)

Oltre a essere sicuro è anche comodo e utile? È la domanda che attanaglia e divide il mondo del rugby sul caschetto protettivo, che sempre più spesso viene visto indossato in campo dai giocatori. Ma sono ancora tanti quelli che non vogliono metterlo, perché scomodo oppure poco utile.

A dare i pro e i contro del caschetto sono stati due azzurri, che con pareri contrapposti hanno spiegato l'utilità del dispositivo. Luca Bigi, tallonatore delle Zebre utilizza da anni il caschetto: "Ho iniziato ad usare il caschetto relativamente tardi, nel 2015, a causa di una ferita lacero-contusa nella zona delle orecchie. Inizialmente la mia preoccupazione riguardava le chiamate in rimessa laterale, temevo di fare fatica a sentire bene. Poi con l’utilizzo costante ho capito che in realtà era stata la scelta migliore, mi dà sicurezza anche dal punto di vista mentale. Oggi non potrei mai pensare di scendere in campo senza”.

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"Chiaramente, il caschetto non può fare molto contro un trauma diretto, come una ginocchiata in testa o un placcaggio sbagliato in cui prendi un colpo in testa. Quelli li senti comunque – continua Bigi – ma quando si parla di tutti quei contatti in ruck o in mischia ordinata il suo lo fa eccome. È una questione anche mentale, se faccio una seduta di allenamento con il contatto e sono senza casco sento proprio la differenza”.

Di diverso avviso è invece Pierre Bruno, ala delle Zebre e della Nazionale: "Non l’ho praticamente mai usato, se non 2-3 volte sporadicamente, ma credo anche che sarebbe una buona idea insegnare ai bambini ad indossarlo fin da subito. Non essendo io abituato ne ho fatto anche una questione di comodità, quindi preferisco non avere cose in testa. Inoltre, le poche volte in cui l’ho usato ho notato che finivo per scompormi quando facevo un placcaggio, paradossalmente la “sicurezza” del caschetto mi portava a rischiare di più e a stare meno attento alla posizione del collo. Le cadute possono capitare e può capitare battere la testa, semplicemente se hai paura non vai a contendere in aria. Io non ho paura, quindi lo faccio”.

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