Il caso di Richard Gere ammesso come teste al processo contro Salvini

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AGI - L'attore statunitense Richard Gere deporrà come teste al processo che vede il senatore Matteo Salvini sotto accusa per sequestro di persona e rifiuto di atti d'ufficio. Lo ha deciso il presidente della II sezione penale, Roberto Murgia, dinanzi al quale si celebra il processo che si svolge il 22 ottobre nell'aula bunker del carcere palermitano di Pagliarelli.

La procura si era opposta ma, poco prima, la difesa di Open Arms, che aveva citato l'attore americano aveva ribadito: "Gere è stato a bordo della nave il 9 agosto 2019 e ci può riferire quali fossero le situazioni complessive a bordo". Il presidente ha quindi rinviato il processo al 17 dicembre.

Gli altri sette teste all'udienza 

La procura per quell'udienza citerà sette testi. Si tratta di Giovanni Minardi, dirigente della squadra mobile di Agrigento, Giovanni Franco, in servizio alla mobile di Agrigento; Sergio Liardo, capo del terzo reparto "Piani e Operazioni" ed Imrcc del comando generale del corpo delle Capitanerie di Porto; Edoardo Anedda, comandante delle sezioni unità navale e operativa della stazione navale della guardia di finanza di Palermo; Leandro Tringali, comandante dell'ufficio circondariale marittimo di Lampedusa; Nunzio Martello, capo del reparto personale del comando generale delle Capitanerie di Porto. La Procura ha anche chiesto che le prossime udienze si possano celebrare nell'aula bunker del carcere Ucciardone, più comoda, capiente e agevole da raggiungere.

La reazione di Matteo Salvini 

La notizia sull'ipotesi di convocare Richard Gere come teste al processo Open Arms era stata diffusa qualche settimana fa e Matteo Salvini aveva commentato dicendo: "Ho saputo in questi giorni che al processo a cui vado a Palermo perché ho cercato di bloccare gli scafisti, tra gli altri testimoni che verranno ad accusarmi che sono razzista, aguzzino, leghista, hanno convocato per provare a mandarmi in galera anche Richard Gere. Io pensavo fosse un attore, non so a che titolo lo hanno convocato. Al mio avvocato ho detto che dobbiamo rispondere almeno con Raul Bova, Lino Banfi e Checco Zalone, persone di maggior livello". 

L'ex titolare del Viminale ha anche sottolineato che "non è diritto di un ministro ma un dovere bloccare l'immigrazione clandestina. Quel giorno comunque almeno gli chiederò l'autografo e lo porterò a mio figlio" ha ironizzato.

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