Il caso Open Arms sta creando problemi anche al premier spagnolo Sanchez

Brahim Maarad

La crisi di Open Arms piomba anche sulla politica spagnola. La scelta del presidente del governo a interim, il socialista Pedro Sanchez, di offrire il porto di Algeciras, nella lontanissima Andalusia, ha scatenato le ire dei popolari e ha nei fatti aperto la nuova campagna elettorale.

Il capo di governo, che ha deciso di muoversi dopo 17 giorni di attendismo (la Spagna era tra i sei Paesi Ue che si erano offerti per la ridistribuzione delle persone a bordo della nave dell'Ong), segna un cambio di marcia nella politica sui migranti.

Le critiche di Madrid all'Italia

La vice presidente del governo a interim spagnolo, Carmen Calvo, ha esortato la Commissione europea a prendere una decisione contro l'Italia perché "infrange le leggi" e mantiene i porti chiusi "contravvenendo a tutte le regole".

Alla domanda se la Commissione europea debba avviare una procedura di infrazione contro Italia, Calvo - parlando alla rete Ser - ha insistito sul fatto che Bruxelles debba "prendere decisioni" in modo che vi sia una risposta coordinata ai salvataggi e alla politica di frontiera. "L'Italia non può chiudere i suoi porti", ha affermato la vice presidente che lascia aperta la possibilità di denunciare l'Italia davanti al Tribunale internazionale di Amburgo per i diritti del mare. 

Calvo ha tuttavia riconosciuto che la nave Open Arms "avrebbe potuto entrare a Malta". "Quella soluzione era lì - ha spiegato - ma non voleva farlo e ha insistito per andare in Italia"

Il governo di Sanchez nei mesi scorsi si era infatti impegnato per ridurre gli sbarchi dal Marocco, sempre più frequenti sulle coste dello Stretto di Gibilterra e del Mare di Alboran e, per un periodo, aveva deciso anche di evitare la redistribuzione dei migranti che approdavano in Italia.

Ora sembra cambiare politica e tornare alle origini, mossa che alle urne lo aveva premiato, anche in vista di una possibile alleanza con il movimento di Podemos. "L'inconcepibile risposta delle autorità italiane, e in particolare del suo ministro dell'Interno, Matteo Salvini, di chiudere tutti i suoi porti e le difficoltà manifestate da altri Paesi del Mediterraneo centrale, hanno portato la Spagna a guidare nuovamente la risposta alla crisi umanitaria", fa notare ancora Sanchez "È necessario stabilire una soluzione europea, ordinata e solidale, affrontando la sfida dell'immigrazione con i valori del progresso e dell'umanesimo dell'Ue", aggiunge.

La risposta di Open Arms 

"Se davvero un accordo è stato trovato, è indispensabile che Italia e Spagna si assumano la responsabilità di garantire, mettendo a disposizione tutti i mezzi necessari, che queste persone finalmente sbarchino in un porto sicuro". A ribadirlo è Open Arms. "È urgente porre fine subito a questa situazione disumana inaccettabile - continua la Ong - che le persone che abbiamo salvato in mare sono costrette a vivere. L'Open Arms ha compiuto il suo dovere, quello di proteggere i diritti umani e di rispettare le Convenzioni internazionali e continuerà a fare il suo lavoro finché non verrà trovata una vera soluzione". 

"Tra il 1 e il 10 agosto - ricorda l'Organizzazione non governativa - abbiamo effettuato tre diverse operazioni di soccorso, salvando in totale 163 persone, tra cui due donne in avanzato stato di gravidanza e 32 minori. Dopo aver chiesto agli Stati costieri più vicini (Italia e Malta) un porto di sbarco, cosi' come previsto dal diritto internazionale marittimo, ci siamo diretti verso il porto più vicino, quello di Lampedusa, e abbiamo fatto del nostro meglio per prestare assistenza e cure alle persone a bordo della nostra nave, effettuando ben sei evacuazioni mediche d'urgenza". 

"Ora - conclude l'Ong - dopo 18 giorni di stallo, Italia e Spagna sembrano finalmente aver trovato un accordo, individuando Maiorca come porto di sbarco, decisione che ci appare del tutto incomprensibile. Con la nostra imbarcazione a 800 metri dalle coste di Lampedusa, gli Stati europei stanno chiedendo a una piccola Ong come la nostra, di affrontare 590 miglia e 3 giorni di navigazione, in condizioni meteorologiche peraltro avverse, con 107 persone stremate a bordo e 19 volontari e volontarie molto provati che da piu' di 24 giorni provano a garantire quei diritti che l'Europa nega". 

L'ira contro le scelte di Madrid

Non tutti hanno accolto l'iniziativa, a partire dall'Ong Open Arms che, pur non manifestando un rifiuto aperto, fa notare che "Algeciras è il porto piu' lontano del Mediterraneo e servono sette giorni di navigazione". Inutile sottolineare che "dopo 17 giorni di attesa, i migranti a bordo non possono reggere ancora".

Le autorità locali spagnole, sindaco di Algeciras e governatore dell'Andalusia in testa, entrambi del Partito popolare, la giudicano una sciagura. "Sanchez non coinvolgendo nessuno nella sua scelta, dimostra disprezzo per questa città", dichiara il governatore dell'Andalusia, Juanma Moreno.

#Andalucía es tierra solidaria y de acogida y, además, tiene dignidad. Pedro Sánchez ha vuelto a despreciar a Andalucía ofreciendo el Puerto de Algeciras para Open Arms sin dirigirse al Gobierno autonómico. Basta de bandazos. Exigimos lealtad institucional, coordinación y respeto

— Juanma Moreno (@JuanMa_Moreno) August 18, 2019

 

"D'ora in poi saranno accolte tutte le 'Open Arms' che arriveranno sulle coste spagnole?" chiede l'esponente dei popolari, Antonio Gonzalez Terol. Nemmeno Ada Colau, da sempre pro Ong, si mostra soddisfatta: "Una scelta tardiva, noi abbiamo dato disponibilità 12 giorni fa".

Il signor ministro si confonde xchè 1) Barcellona ha sempre aperto il porto x salvare vite, 2)chiama “buonismo” la legge, il diritto, la democrazia, i diritti umani.
Altro che buonismo, se l'Europa consente il suo razzismo e la sua assenza di umanità, ci farà naufragare a tutti https://t.co/93kCjWvXUs

— Ada Colau (@AdaColau) August 17, 2019

 

Madrid tuttavia non resta sola: la Commissione Ue conferma la ridistribuzione con altri cinque Paesi e la Francia si dice pronta ad accogliere 40 dei 107 migranti. E apre un fronte diplomatico con l'Italia. Mentre Colau chiede "una crisi diplomatica" con Roma, gli Esteri di Madrid annunciano un ricorso ai tribunali dell'Ue contro la politica dei porti chiusi del capo del Viminale. Salvini, invece, trova motivo per cantare vittoria: "Chi la dura, la vince".