Il caso Polonia a Strasburgo, i conservatori evitano Morawiecki

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BRDO PRI KRANJU, SLOVENIA - 2021/10/05: Polish Prime Minister, Mateusz Morawiecki arrives at the EU-Western Balkans Summit which will take place on the 6th October, 2021. (Photo by Luka Dakskobler/SOPA Images/LightRocket via Getty Images) (Photo: SOPA Images via Getty Images)
BRDO PRI KRANJU, SLOVENIA - 2021/10/05: Polish Prime Minister, Mateusz Morawiecki arrives at the EU-Western Balkans Summit which will take place on the 6th October, 2021. (Photo by Luka Dakskobler/SOPA Images/LightRocket via Getty Images) (Photo: SOPA Images via Getty Images)

Quando un capo di governo arriva in visita al Parlamento Europeo, in genere trova il tempo di incontrare anche la sua famiglia politica di riferimento. Il contrario è davvero molto raro. Ma succederà domani a Mateusz Morawiecki. Il premier polacco sarà presente alla plenaria dell’Eurocamera a Strasburgo perché vuole rispondere personalmente agli attacchi contro la sentenza della Corte costituzionale polacca che ha stabilito la primazia del diritto polacco sul diritto europeo. Tuttavia, apprende Huffpost, Morawiecki non terrà alcun incontro con gli eurodeputati di Ecr, il gruppo dei Conservatori e Riformisti cui appartengono, tra gli altri, i polacchi del Pis (‘Diritto e giustizia’) e gli eletti di Fratelli d’Italia.

Da Ecr fanno sapere che il mancato incontro è dovuto al fatto che il premier si tratterrà molto poco a Strasburgo. Dunque, mancanza di tempo. Però, apprende Huffpost, Morawiecki troverà il tempo di incontrare gli europarlamentari del suo partito, il Pis. A questo punto, sarebbe semplice aggiungere la presenza degli altri eurodeputati del gruppo. Ma non andrà così, a meno di cambiamenti dell’ultimo minuto.

Pur senza invettive esplicite - almeno finora - sembrerebbe che la sentenza della Corte costituzionale polacca abbia scavato anche dentro i Conservatori e riformisti, famiglia politica sovranista che finora ha sempre cercato di non infilarsi in un tunnel di marginalità politica in Europa. Insomma, al traino di una forza politica come il Pis, al governo in Polonia ormai da tempo, il gruppo di Ecr è riuscito a evitare la sorte toccata al gruppo di Identità e democrazia, numeroso ma composto da partiti politici che sono all’opposizione nei loro paesi d’origine e dunque ininfluenti in Ue. È il motivo per cui a fasi alterne la Lega, che ora sostiene il governo Draghi, vorrebbe cercare un’altra collocazione in Europa. Salvini ha tentato di costruire un ponte con Morawiecki per il tramite di Viktor Orban: anche l’ungherese è in cerca di ‘famiglia’ all’Europarlamento da quando è fuori dai Popolari europei. Ma finora non ne è nato niente, anche perché Giorgia Meloni, presidente dei Conservatori e riformisti, non ha interesse a cedere terreno.

Ma ora la sentenza della Corte polacca cambia tutto o quanto meno rimescola le carte. Naturalmente, sia Giorgia Meloni che Salvini e Orban si sono schierati dalla parte di Varsavia. Ma una sentenza che nei fatti apre la strada alla Polexit, sebbene il governo polacco la smentisca, rischia di buttare nell’angolo tutta Ecr, vanificando gli sforzi per avere un peso in Europa pur essendo sovranisti, anti-europeisti alla bisogna, nazionalisti. Tra l’altro sul gruppo pesa anche il caso di Carlo Fidanza, eurodeputato di Fratelli d’Italia protagonista dell’inchiesta di Fanpage sulla cultura fascista nel partito di Meloni.

Non è un bel periodo per i sovranisti, da sempre divisi in diversi gruppi politici, incapaci di fare una sintesi e con le leadership tutte ‘ammaccate’, in qualche modo.

Meloni è nel mirino non solo per il caso Fidanza, ma anche per l’assalto di Forza Nuova alla Cgil, dalla cui matrice fascista la leader di Fratelli d’Italia non ha preso le distanze (“Non conosco la matrice”). Salvini non esce bene dall’ultima tornata elettorale per le amministrative e inoltre continua a guidare un partito diviso, tra sostenitori di Draghi e sovranisti anti-Ue, senza una chiara direzione politica. Orban è in campagna elettorale per il test dell’anno prossimo e stavolta i sondaggi lo danno testa a testa con la coalizione di partiti di opposizione. Morawiecki sembrava il più saldo al potere, ma la sentenza della Corte costituzionale, nata per difendere la riforma sui giudici polacchi dalle critiche della Corte di giustizia europea, sembra aver compiuto un passo più lungo della gamba. Tanto da aprire delle crepe dentro Ecr, addirittura. E se vengono giù i ‘solidi’ polacchi, tutta l’impalcatura sovranista rischia di non reggere.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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