Il caso Scillieri imbarazza la Lega

Federica Fantozzi
·Giornalista
·2 minuto per la lettura
ROME, ITALY - DECEMBER 01: Leader of Lega party Matteo Salvini carries out an inspection of the Archaeological Park of Centocelle in Rome waiting for the redevelopment on December 1, 2020 in Rome, Italy. The visit is for the election campaign for the mayor of Rome to be held in April. (Photo by Stefano Montesi - Corbis/Corbis via Getty Images) (Photo: Stefano Montesi - Corbis via Getty Images)
ROME, ITALY - DECEMBER 01: Leader of Lega party Matteo Salvini carries out an inspection of the Archaeological Park of Centocelle in Rome waiting for the redevelopment on December 1, 2020 in Rome, Italy. The visit is for the election campaign for the mayor of Rome to be held in April. (Photo by Stefano Montesi - Corbis/Corbis via Getty Images) (Photo: Stefano Montesi - Corbis via Getty Images)

Il caso Scillieri imbarazza la Lega: bocche cucite, nessun commento. Afasico il normalmente loquacissimo Matteo Salvini, che si concentra sui ritardi del governo verso gli specializzandi in medicina e sulla sempreverde immigrazione clandestina. Nel Carroccio il mantra è derubricare a “sciocchezze”, ma la preoccupazione è alta: la vicenda che ruota intorno alla Lombardia Film Commission è potenzialmente deflagrante per un partito il cui elettorato digerisce molto ma non gli scandali sui dané. Soprattutto in un momento, fine anno, in cui si chiudono i congressi locali e si tirano le somme del tesseramento.

Ma il timore nei gruppi parlamentari è che nei prossimi giorni possano uscire notizie ancora più “pesanti”. Proprio nel momento in cui, grazie all’”allineamento” di Silvio Berlusconi sul Mes il Capitano ha riguadagnato la leadership in pectore della coalizione. E proprio nel giorno in cui l’uscita di Beppe Grillo mette in difficoltà la maggioranza giallorossa. L’ex deputato Gianluca Pini, che con l’ex ministro dell’Interno guerreggia sull’uso del simbolo della vecchia Lega, e che è anche uno dei pochi a voler parlare, attacca: “Se le accuse si dimostrassero vere, Salvini farebbe fatica a chiamarsene fuori, a quei tempi i vertici chiedevano soldi ai militanti. Se fossi in lui, chiederei chiarezza ai suoi uomini”.

Per quanto le dichiarazioni del commercialista arrestato su mandato della Procura di Milano siano tutte da verificare, e dunque magari false, delineano uno spaccato poco edificante: un giro di “fatture di copertura” per prestazioni mai avvenute che sarebbero servite a professionisti e consulenti compiacenti per retrocedere al partito una parte (dal 15 al 40%) del loro onorario. Una forma di finanziamento illecito. A cui si aggiunge l’opacità di società intermediarie: una struttura che indu...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.