Il caso Turkmenistan, il Paese con "zero casi" Covid-19. Ma le cose non starebbero proprio così

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Turkmen women wearing face masks walk in Ashgabat on July 13, 2020. - Reclusive Turkmenistan on July 13 recommended that residents wear masks because of
Turkmen women wearing face masks walk in Ashgabat on July 13, 2020. - Reclusive Turkmenistan on July 13 recommended that residents wear masks because of

Da quando è scoppiata la pandemia c’è un Paese che non ha denunciato un singolo caso di Covid-19. Nemmeno uno. Si tratta del Turkmenistan, in cui vivono sei milioni di persone. Tutte fortunate a non essersi infettate oppure il governo non ha volutamente comunicato i dati? Secondo quanto riportato dalla Johns Hopkins University e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, sono almeno cinque i Paesi che, ufficialmente, non hanno casi. Tre di questi si trovano in isole remote del Pacifico e il quarto è la Corea del Nord. La CNN scrive però che attivisti, giornalisti e associazioni si stanno ribellando al silenzio: affermano che il Turkmenistan sta combattendo la sua terza ondata, che gli ospedali sono al collasso e che il presidente Gurbanguly Berdymukhamedov starebbe continuando a giocare al gioco del “nascondino” per mantenere intatta la sua immagine pubblica.

Dal Turkmenistan, già a dicembre 2020, arrivavano notizie curiose: non soltanto il presidente ribadiva di essere stato risparmiato dalla pandemia, ma proponeva ai Paesi esteri colpiti anche una presunta cura “miracolosa” contro il virus: la liquirizia. Senza senza fornire alcuna prova scientifica per le sue dichiarazioni, Berdymoukhamedov sosteneva che il Turkmenistan avesse “riserve sufficienti” di liquirizia, quindi poteva dormire sonni tranquilli. Inoltre raccomandava continuamente a tutti i cittadini l’uso delle mascherine ma solo per proteggersi dalla “polvere” nell’aria e di avere maggiore cura nell’igiene delle mani ma senza spiegare il perché.

Alla CNN Ruslan Myatiev, giornalista di Turkmen News, ha raccontato di aver personalmente messo insieme i nomi di almeno 60 individui morti in seguito all’infezione da Covid: dice di aver verificato ogni decesso. “Invece di accettare e cooperare con la comunità internazionale, il Turkmenistan ha deciso di mettere la testa sotto alla sabbia”, ha affermato. “Se si guarda a cosa sta succedendo ad altri Paesi nella regione, come potrebbe essere differente la situazione in Turkmenistan?”, si domanda Rachel Denber, direttrice per l’Asia Centrale all’Human Rights Watch. Il paradosso è ben presto saltato agli occhi. A gennaio 2020 il Turkmenistan ha annunciato di aver approvato il vaccino Sputnik e dal 7 luglio ha reso obbligatoria la vaccinazione contro il Covid-19 per tutti i residenti di età pari o superiore ai 18 anni. Di recente il presidente ha definito gli sforzi della comunità internazionale insufficienti sebbene non abbia in alcun modo menzionato la situazione all’interno del Paese, che rimane ancora oscura.

Qualcuno però sta cercando di far luce. Diana Serebryannik, direttrice del gruppo “Rights and Freedoms of Turkmenistan”, afferma di avere le prove per sostenere che gli ospedali siano al collasso. Sembra che i medici le abbiano riferito delle difficoltà nel reperire ossigeno e macchinari, i ricoveri sono costosi e le morti sono centinaia. “Il Turkmenistan sta bruciando. A volte gli ospedali non accettano i pazienti, li rimandano a casa”, afferma. I decessi inoltre non vengono ricondotti ufficialmente al Covid-19, ma ad altre cause come arresto cardiaco e simili. Gli operatori sanitari sono costretti al silenzio, secondo l’Human Rights Watch. D’altronde la libertà di stampa nel Paese non esiste: il Turkmenistan si colloca al 178esimo posto di 180, secondo l’indice della libertà di stampa 2021 di Reporters Without Borders.

Ma perché nascondere la realtà e non godere degli aiuti eventuali di altre nazioni? Secondo la CNN, molto si deve al fatto che il presidente autoritario Berdymukhamedov, dentista di professione e formalmente ministro della Salute, voglia mantenere un’immagine di sé come salvatore della patria. Ma quanto potrà durare questa presunta farsa? Le organizzazioni internazionali stanno facendo sempre più pressioni affinché il Paese riveli i dati. “A un certo punto bisogna farlo - afferma Serebryannik -. Siamo tutti interconnessi. E se uno di noi cade, cadiamo tutti”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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