Il centrodestra non c'è più (anche in Ue), ammaliato da Visegrad

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(Photo: ANDREAS SOLARO via Getty Images)
(Photo: ANDREAS SOLARO via Getty Images)

“C’è un centrodestra di lotta e un centrodestra di governo”. Per raccontare la politica italiana, i cronisti amano ricorrere ad espressioni molto evocative. Di lotta è Fratelli d’Italia, da sempre all’opposizione. Di governo sono Forza Italia e Lega, entrambi nella maggioranza Draghi. In realtà, però, da mesi – anzi da anni – va in scena anche “un centrodestra d’Europa e un centrodestra d’Italia”. L’ultimo episodio risale a ieri, quando il Parlamento europeo si è espresso a favore di una risoluzione di condanna contro la Polonia sulla questione dello stato di diritto. Quando sono in gioco i valori fondanti della costruzione europea, il centrodestra italiano si spacca. Berlusconi vota con i popolari europei. Salvini e Meloni fanno quadrato con le democrazie ‘illiberali’ dell’est.

Questa volta, lo schema si è ripetuto sulla questione Polonia. Per i giudici supremi di Varsavia, il diritto Ue non può scavalcare il diritto nazionale. Una sentenza incompatibile con i Trattati europei firmati dalla Polonia per entrare nell’Unione. L’Europarlamento ne ha preso atto, e ha richiesto il blocco dei fondi europei per “chi viola i valori dei Trattati in maniera sistematica”. In sostanza, il Recovery Fund non deve arrivare a Varsavia.

In 500 hanno votato a favore. La stragrande maggioranza dell’emiciclo di Strasburgo. Che dire? Qui è in gioco l’Europa. Tra i favorevoli, gli esponenti di Forza Italia, in linea con la loro famiglia europea, il Ppe. D’altronde, Berlusconi lo ripete di continuo “Il nostro partito è l’Unione europea. Il centrodestra è lontano dai sovranisti”. Peccato che i suoi alleati non la pensino allo stesso modo. Lo dimostra, molto banalmente, il voto di Lega e FdI sulla questione polacca. Gli europarlamentari di Salvini e Meloni hanno votato contro la risoluzione, in scia con i rispettivi gruppi: Identità e Democrazia e Ecr-Conservatori.

È il centrodestra delle ipocrisie. Berlusconi blinda l’asse con Meloni e Salvini nella speranza di essere competitivo, a febbraio, per il gran ballo del Quirinale. La speranza non è mai vana. E così il Cav rassicura gli alleati europei del Ppe. “State tranquilli, la Lega si unirà a noi”. Ma intanto Salvini è al telefono con Marine Le Pen. Obiettivo? Costruire un unico grande contenitore del sovranismo europeo. E Forza Italia implode.

A Roma con Draghi, a Bruxelles con Visegrad. La vecchia tattica del tenere un piede in due scarpe. Lo si è visto, plasticamente, nelle ultime 48 ore. Sulle comunicazioni del premier alle camere riguardo al Consiglio europeo, la Lega vota a favore degli impegni presi da Palazzo Chigi, tra cui “sostenere le posizioni della Commissione europea, perché in Europa non si sta solo perché ne abbiamo bisogno, ma perché ne condividiamo gli ideali” (parole di Draghi). Per ora tutto ok. La Lega, d’altronde, fa parte di questo governo e vota a favore. Ma bastano ventiquattro ore, o poco più, e all’Europarlamento il gruppo del Carroccio si schiera contro gli ideali di cui parlava Draghi. E vota con Varsavia. Dalla parte di Visegrad.

Non è la prima volta. C’è un centrodestra d’Italia e un centrodestra d’Europa. Chi frequenta Strasburgo lo sa benissimo. Sono anni che si va avanti così. Salvini e Meloni non hanno mai nascosto la loro passione per i capi di governo dell’Europa orientale. Anche perché la pensano uguale su tanti temi. L’immigrazione in primis: quando c’era da decidere sul destino dei profughi che arrivavano sulle coste italiane e greche, ad esempio nel 2015, votarono al fianco di Polonia, Ungheria, Repubblica ceca e Slovacchia contro il meccanismo di redistribuzione dei migranti per quote.

Sullo stato di diritto, in realtà, la stessa Forza Italia non è sempre stata compatta con le forze popolari di Strasburgo. Se ieri gli azzurri hanno votato contro Varsavia, in passato hanno preferito astenersi, o addirittura schierarsi con i sovranisti, su provvedimenti come le sanzioni all’Ungheria, nel 2018. La Commissione europea era pronta a mettere in mora Budapest per gravi violazioni del diritto comunitario. I forzisti, che all’epoca annoveravano Antonio Tajani come presidente dell’Europarlamento, votarono contro le sanzioni. Atteggiamento opposto a quello tenuto con i polacchi oggi. Un’ambiguità che stona con il proclamato europeismo del partito e il sostegno ai “valori giudaico-cristiani europei” cui ama fare riferimento Berlusconi.

Più netta però, fu la posizione degli azzurri nel 2019, quando c’era da votare la ‘fiducia’ alla nuova Commissione europea. Era il battesimo della maggioranza Ursula. Tradotta in Italia: M5s, Pd, centristi e Forza Italia votarono a favore dell’esecutivo europeo guidato da Ursula von der Leyen. Lega e FdI contro. Centrodestra spaccato a Bruxelles. Ma poi, in Italia, pochi giorni dopo, unito contro la nascita del Conte bis. Di nuovo: c’è un centrodestra in Italia e un centrodestra in Europa.

La cosa, comunque, non dovrebbe sorprendere. Non sono forse Salvini e Meloni i due pesi massimi delle destre del Vecchio Continente? La Lega è il partito capofila, quello con più europarlamentari, del gruppo Identità e Democrazia. Cioè l’alleanza di Strasburgo animata – tra gli altri – da Salvini, Le Pen e dall’ultradestra tedesca Alternative für Deutschland. Fratelli d’Italia, da quando è entrata nel gruppo Ecr-European Conservatives and Reformists, è diventata un pilastro del conservatorismo continentale. Giorgia Meloni è stata eletta presidente del partito Ecr l’anno scorso, tra l’altro.

La Lega di lotta (a Bruxelles) e la Lega di governo (a Roma) è una bega interna al centrodestra? Mica tanto. Le scadenze per rispettare gli impegni con l’Europa e ottenere i fondi del Recovery impongono al governo italiano un’agenda di riforme serrata. Serve compattezza. Draghi lo sa bene. E lo sa anche la Lega.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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