Il centrodestra si spacca, solo FdI per no “secco” a Draghi

Red
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Roma, 4 feb. (askanews) - Alla fine il velo cade. L'unità del centrodestra evocata per tutte le settimane della crisi a nascondere le divisioni interne, si scioglie al momento decisivo delle consultazioni con il presidente incaricato Mario Draghi. Dai cespugli alla Lega, ognuno andrà per sè, e il motivo lo dice a denti stretti Matteo Salvini: "È meglio che ognuno dica liberamente quello che ha in testa". Perchè quello che i vari componenti hanno in testa è molto diverso. E la frattura sembra essere con Fratelli d'Italia, decisa a non appoggiare il tentativo di Draghi, mentre nella Lega pare al momento prevalere la linea 'aperturista' suggerita da Giancarlo Giorgetti, che oggi non ha esitato a definire Draghi "un fuoriclasse".

I cespugli centristi, i primi a incontrare Draghi, hanno subito chiarito di essere a disposizione, pur auspicando che il governo non sia una riedizione del governo uscente. Stessa preoccupazione di Forza Italia, che oggi ha dato due segnali fortissimi di apertura a Draghi. Prima con una dichiarazione di Silvio Berlusconi che ha ricordato "l'antica stima" verso il presidente incaricato, sottolineato come la scelta di Draghi sia "nella direzione indicata da Forza Italia" e assicurato che "proporremo idee e contenuti", "senza alcun pregiudizio". E poi facendo sapere che a guidare la delegazione azzurra che domani si recherà a Montecitorio sarà Silvio Berlusconi in persona, abbandonando il ritiro in Provenza.

Chi sicuramente non appoggerà il governo è Fratelli d'Italia: "Siamo nati dicendo mai col Pd e mai più governo tecnico", ricordano. Ma anche il partito di Giorgia Meloni non ha ancora sciolto del tutto i dubbi, ragionando tra il 'no' secco e la astensione. In ogni caso, ha assicurato anche oggi Meloni, "possiamo dare una mano all'Italia anche dall'opposizione". Avanzando proposte, spiegano fonti parlamentari di FdI, e anche "votando i provvedimenti che riterremo positivi per il Paese".

E la Lega? Fonti parlamentari assicurano che la disponibilità di Matteo Salvini è sincera: "Non andiamo da Draghi per farci dire di no, i riferimenti a flat tax e Quota 100 non sono provocazioni: noi siamo per la flat tax, magari otterremo una rimodulazione delle aliquote e andrebbe bene...". L'unità interna ostentata nel pomeriggio con il caffè preso insieme a Giancarlo Giorgetti, che da tempo sostiene l'opportunità per la Lega di allargare il proprio respiro oltre il sovranismo, sembra dunque non solo di facciata: "Andremo sabato a vedere se ci sono le condizioni, ma ci andiamo davvero senza pregiudizi", assicurano parlamentari leghisti, riferendo che "oggi in segreteria molti dirigenti del territorio hanno rappresentato l'esigenza di non dire no pregiudizialmente al tentativo di Draghi".

E l'irritazione di Salvini, più che per il sì di Forza Italia, sarebbe per il "no" pregiudiziale di Fratelli d'Italia: "Per noi viene prima l'interesse del Paese. Se guardassi all'interesse del partito starei fuori ad assistere a quello che succede e a dire 'è colpa di Conte, è colpa di Renzi' ma intanto chiudono aziende e le famiglie vanno in difficoltà. Valuteremo per l'interesse del Paese", dice Salvini alle telecamere. E fonti parlamntari leghiste spiegano: "Quelli di FdI hanno scelto di stare fuori, vedremo se alla fine gli converrà in termini elettorali. Fare opposizione ad un governo che lavora bene, potrebbe non essere una grande idea. Se ci saranno le condizioni e sosterremo Draghi, magari perderemo qualche voto di quelli che mettono like ai tweet di Borghi, ma ce ne faremo una ragione...". (di Andrea Reale)