Il Cile boccia la riforma costituzionale post-Pinochet

UFFICIO STAMPA DELLA PRESIDENZA CILENA / AGENZIA ANADOLU / AGENZIA ANADOLU TRAMITE AFP

AGI - Il Cile ha bocciato il progetto di nuova Costituzione che avrebbe dovuto sostituire quella risalente al 1980 quando era al potere la dittatura di Augusto Pinochet. Il 61,8% dei votanti (circa sette milioni di cileni) ha scelto il "Rechazo", respingo, mentre il 38,1% (4,2 milioni) ha votato a favore del testo dell'assemblea costituente insediata dopo le proteste di piazza del 2019.

L'esito del plebiscito sospende almeno per il momento il processo costituente nel Paese sudamericano, avviato sull'onda della richiesta di più giustizia sociale con un referendum che nel 2020 aveva ottenuto l'80% di voti favorevoli.

A votare a favore della bozza sono stati la maggioranza dei 100mila cileni che si sono registrati all'estero per questa consultazione. Il testo di 388 articoli era stato messo a punto dai 154 membri dell'Assemblea costituente insediata nel 2021 dopo e dichiarava il Cile "uno Stato sociale e democratico di diritto, plurinazionale, interculturale, regionale ed ecologico", introduce nuovi diritti sociali e stabilisce che "la sua democrazia è "paritaria e inclusiva".

Il Gabriel Boric, il presidente più a sinistra dai tempi di Salvador Allende eletto nel dicembre 2021, ha convocato per domani alla Moneda i leader dei partiti politici e ha già fatto sapere che farà un rimpasto per poi chiedere al Parlamento di eleggere una nuova Assemblea costituente e di lanciare un altro processo costituzionale ripartendo da zero.

"Dobbiamo ascoltare la voce della gente", ha avvertito, "non solo oggi ma negli anni intensi da cui veniamo, la rabbia è latente e non possiamo ignorarla". "È una sconfitta per il tentativo di rifondazione del Cile", ha commentato il presidente del partito ultra-conservateur Udi.