Il 'club dei virtuosi': così Italia, Spagna e Portogallo stanno gestendo la quarta ondata

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“I dati del Covid sono drammatici. Se avessimo un 10-15% di vaccinati in più avremmo un’incidenza del virus inferiore. I dati di Spagna, Portogallo e Italia lo dimostrano: serve fare come loro”. Ad eleggere - in forma del tutto ufficiosa - il ‘club dei virtuosi’ della pandemia è stato il portavoce di Angela Merkel, Steffen Seibert, in una conferenza stampa tenutasi la scorsa settimana a Berlino.

Le parole di Seibert fotografavano, già sette giorni fa, un Continente a due velocità: il nostro Paese e i cugini iberici contraddistinti da tassi di vaccinazione molto alti e da contagi relativamente sotto controllo; territori del Nord ed Est Europa travolti dalla quarta ondata anche a causa delle immunizzazioni che non hanno mai ingranato la marcia. In Germania, per esempio, solo il 67,7% della popolazione ha la protezione completa, mentre il 71% ha ricevuto la prima dose.

Altri numeri in altri lidi. In Italia quasi l′87% di popolazione over 12 ha ricevuto almeno una dose di vaccino e oltre 84% ha completato il ciclo vaccinale. E si corre con le terze dosi ampliando la platea agli over 40. Intanto il premier spagnolo Pedro Sánchez ha ricordato orgogliosamente che la Spagna ”è uno dei Paesi con il più alto tasso di vaccinati”: ormai oltre l′80% dei cittadini ha ricevuto almeno una dose dell’anti-Covid e il 79% ha completato il ciclo vaccinale. Una reazione decisa al virus perché, insieme all’Italia, il territorio spagnolo è stato uno dei più colpiti dalle prime ondate del virus in Europa. I tassi di mortalità sono stati elevatissimi soprattutto tra la popolazione anziana e nelle case di riposo.

All’inizio della campagna vaccinale continentale, poi, il Paese ha vissuto problemi logistici e ritardi nelle consegne delle fiale. Come si evince dal grafico di Our World in Data, ancora a metà aprile 2021, quando in Gran Bretagna il 13% della popolazione risultava completamente vaccinata, solo il 7% dei cittadini spagnoli poteva vantare la stessa protezione contro il Covid-19. La curva delle vaccinazioni è migliorata, man mano. E anche quella del tasso di mortalità. Tuttora l’incidenza di casi per 100 mila abitanti della Spagna, pur essendo in crescita, presenta una tendenza molto meno accentuata rispetto ad altri territori del Vecchio Continente. Secondo l’ultima analisi del matematico Giovanni Sebastiani, dell’Istituto per le Applicazioni del Calcolo ‘M.Picone’, del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr), il Paese iberico è addirittura penultimo nella classifica dell’incidenza europea con un valore pari a 46.

“Inutile dire che le persone sono state sensibilizzate perché hanno visto che senza vaccino il sistema sanitario è destinato al collasso”, ha affermato Daniel López-Acuña, ex direttore della gestione delle crisi dell’OMS e ora docente presso la Scuola Andalusa di Sanità Pubblica interpellato da Euronews. E ancora: “Tutti abbiamo perso qualche membro della famiglia. Io ho perso mio padre che aveva 94 anni. Ormai oltre il 95% degli anziani è vaccinato”. Ma a partecipare alla campagna vaccinale non sono soltanto le persone più avanti con gli anni. A colpire, guardando i dati per fasce di età, è l’altissima adesione registrata tra adolescenti e under 30.

Dietro il successo spagnolo, c’è anche una grande fiducia nell’assistenza sanitaria nazionale, gratuita come in Italia, e nella medicina territoriale. I motivi affondano le radici negli anni della dittatura franchista. “In Spagna non abbiamo avuto una democrazia fino al 1978 e la transizione è terminata nel 1981 perciò chi ha vissuto gli anni del post-franchismo vede le istituzioni sanitarie come parte “della modernizzazione del Paese e si fida molto di tale istituzione”, spiega Josep Lobera, professore di sociologia all’Università Autonoma di Madrid e membro del comitato governativo sulla strategia vaccinale. Così la retorica No Vax in Spagna non ha mai attecchito, ancora una volta a causa di eventi risalenti all’era franchista: è ancora vivo il ricordo di quando a metà anni ’50, mentre nella maggior parte nel mondo si iniziavano le vaccinazioni contro la polio, le autorità spagnole ritardarono la campagna vaccinale di quasi un decennio, causando decessi e disabilità a tanti cittadini.

Evitare che teorie antivacciniste e/o complottiste si diffondessero nel Paese durante la pandemia di Covid-19 è stato possibile anche grazie alle scelte adottate dalle autorità spagnole. “Siamo stati molto attenti a controllare ogni tipo di disinformazione”, ha proseguito Lobera, “agli esponenti del governo di ogni livello è stato chiesto di non discutere di argomenti medici, lasciando la parola agli esperti” e “di non rendere i vaccini un terreno di scontro politico”. Inoltre è stato fatto un lavoro importante “per comunicare le prove sui rischi e benefici dei vaccini e parlando attivamente con i giornalisti scientifici”.

Virtuosissimo anche il vicino Portogallo che, secondo le cifre aggiornate di Our World in Data, oggi può vantare l′87,78% di popolazione completamente vaccinata. Dopo un inizio vacillante, il Paese si è trasformato in leader nel campo dell’immunizzazione anti-Covid grazie a un’efficiente campagna di salute pubblica guidata da Henrique de Gouveia e Melo, ufficiale della marina portoghese che è diventato vero e proprio eroe nazionale.

“Il carisma, la professionalità e l’affidabilità del vice ammiraglio lo hanno trasformato in una delle figure più popolari e rispettate del Paese”, ha raccontato Miguel Prudêncio, biochimico e ricercatore presso l’Istituto di medicina molecolare (IMM) di Lisbona. Gouveia e Melo ha portato con sé una squadra composta da una trentina di militari, matematici e medici per lavorare con i funzionari del ministero della salute al coordinamento di circa 300 centri di vaccinazione. La rete ha visto impegnati circa 5 mila sanitari e volontari, somministrando fino ad oltre 150 mila dosi al giorno.

Nei giorni più impegnativi della campagna di immunizzazione, l’ufficiale di marina si è commosso davanti alla prolungata ovazione tributatagli dai cittadini in un affollato centro vaccinale. “Non ho potuto farci niente”, ha detto il vice ammiraglio non riuscendo a nascondere l’emozione, “la gente era lì e mi stava dicendo ‘siamo con te’”. Solo una settimana prima, ricorda il Financial Times, l’ufficiale aveva dovuto affrontare alcuni manifestanti No Vax scesi in piazza gridandogli “assassino”. Lui aveva replicato che l’unico vero assassino è il virus.

A parte il brutto episodio vissuto da Gouveia e Melo, le manifestazioni di negazionisti e antivaccinisti in Portogallo sono state rare. La risposta positiva da parte della popolazione è stato uno dei fattori che ha contribuito a rendere il Paese capofila nella corsa globale alla vaccinazione anti-Covid. “Ciò che conta è vaccinare un numero sufficiente di persone per proteggere l’intero gruppo. Essere primi, secondi o terzi al mondo non è importante”, ha detto Gouveia e Melo.

Secondo gli esperti, scrive il FT, il successo portoghese ottenuto nei mesi scorsi è da attribuirsi alla sinergia creatasi tra medici, militari e funzionari locali. Pedro Simas, direttore esecutivo del Católica Biomedical Research Institute di Lisbona, ritiene che la forte adesione dei cittadini alla campagna affondi le radici nel primo piano nazionale di vaccinazione del Portogallo risalente al 1965: ″È stato un enorme successo e da allora le persone hanno capito e si sono fidati dei benefici della vaccinazione”, ha detto. Ovviamente a giocare un ruolo è stato anche il timore per il virus: il Portogallo ha vissuto una delle peggiori ondate proprio tra gennaio e febbraio, quando le vaccinazioni stavano iniziando. L’arrivo della variante Delta ha fatto il resto.

Ora la quarta ondata è arrivata, ma gli argini a Lisbona sembrano reggere: secondo i dati analizzati da Sebastiani, l’incidenza del Portogallo è di 97 casi su 100 mila abitanti, valore che lo rende sestultimo nella lista dei paesi europei presi in esame.

Diversissima la situazione in Germania dove, secondo le cifre analizzate dal matematico Cnr, l’incidenza settimanale è pari a 315. E nelle ultime 24 ore sono stati 65.371 i nuovi casi di coronavirus registrati a Berlino, il dato più alto dall’inizio della pandemia: lo ha reso noto il Robert Koch Institute (Rki). Sono state inoltre 264 le persone che nell’ultima giornata hanno perso la vita per complicanze riconducibili al coronavirus.

Ma, come dicevamo all’inizio, la Germania non è la sola a confrontarsi con la quarta ondata di Covid: in Austria, dove i non vaccinati sono già in lockdown, i contagi hanno superato quota 14mila per la prima volta dall’inizio della pandemia, e non si esclude la chiusura per tutti a Salisburgo, dove l’incidenza settimanale ha toccato i 1.672 casi su 100 mila abitanti. In Polonia in 24 ore si sono registrati 462 morti e 24.239 nuovi positivi, con un aumento del 30% rispetto al giorno prima.

La situazione dell’epidemia di Covid in Europa sta cambiando, con Paesi nei quali i casi tendono a calare e altri in cui aumentano, e si osserva una crescita con oscillazioni della curva in Gran Bretagna: è la sintesi di una realtà molto eterogenea, che emerge dalle analisi del matematico Sebastiani.

“La situazione in Europa è attualmente eterogenea - osserva l’esperto - e mostra rapidi cambiamenti di trend”, con Austria, Danimarca, Francia, Germania, Olanda, Spagna, Portogallo e Irlanda che crescono in modo lineare. Bielorussia e Bosnia hanno invece iniziato da poco a scendere e mostrano un trend di decrescita Bulgaria, Croazia, Finlandia, Lettonia, Lituania, Russia, Serbia, Lussemburgo, Moldavia, Romania, Ucraina e Turchia. Frena intanto la crescita in Repubblica Ceca, Grecia, Ungheria, Norvegia, Macedonia, Slovacchia, Polonia e Svizzera. A questo gruppo di Paesi appartiene anche l’Italia. Il Montenegro, indicano i dati di Sebastiani, oscilla attorno a un livello alto. La Slovenia è in un’iniziale fase di frenata della crescita dopo un’accelerazione della stessa e la Svezia in stasi. Il Regno Unito cresce dopo aver raggiunto un minimo dell’incidenza per la terza volta negli ultimi 4 mesi. su grande scala, l’incidenza in media aumenta.

Ecco di seguito i valori dell’incidenza nei Paesi europei: l’Olanda è al primo posto, con 464 casi su 100.000 abitanti, seguita da Montenegro (423), Estonia (418), Irlanda (416), Lituania (411), Grecia (406), Austria (400), Gran Bretagna (372), Ucraina (344), Lettonia (338), Slovenia (328), Slovacchia (324), Serbia (322), Danimarca e Repubblica Ceca (321), Germania (315), Bulgaria (272), Polonia (265), Islanda (220), Norvegia (215), Turchia (209), Croazia (200), Romania (184), Russia e Ungheria (183), Svizzera (173), Moldavia (170), Macedonia (162), Lussemburgo (152), Bielorussia (143), Albania (137), Bosnia (112), Francia (104), Portogallo (97), Italia (86), Finlandia (84), Svezia (53), Spagna (46), Kosovo (4).

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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