Il colono e l'estremista, due nomi da tenere d'occhio nelle elezioni israeliane

Cecilia Scaldaferri
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AGI - Il leader dell'alleanza di destra Yamina, il colono Naftali Bennett, e Itramar Ben-Gvir, il leader del partito di estrema destra Otzma Yehudit: sono due nomi da tenere d'occhi alle elezioni israeliane del 23 marzo. Il primo potrebbe diventare l'ago della bilancia per la nascita di un governo che lui sogna a destra di Bibi Netanyahu, il secondo punta a portare le istanze della destra radicale alla Knesset, il Parlamento delklo Stato ebraico.

Naftali Bennett

Il possibile ago della bilancia alle quarte elezioni in due anni che Israele affronterà martedì è il volto moderno delle istanze dei coloni: dichiarazioni radicali rese piu' 'accattivanti' da un passato da manager alla guida di una società hi-tech di successo. Naftali Bennett, leader milionario di Yamina, 49 anni a giorni, ha presa non solo sull'elettorato religioso-nazionalista con la sua retorica. Il mondo hi-tech da quale proviene, e che ha fatto la sua fortuna, concorre a richiamare anche laici. Nel suo passato c'e' il mondo della cyber-security, con un'azienda di software anti-frode, Cyota, fondata nel 1999 e venduta nel 2005 per 145 milioni di dollari; l'anno dopo diventa capo di gabinetto di Benjamin Netanyahu, all'epoca all'opposizione.

La lite con Netanyahu

Pochi anni dopo, lasciato il leader del Likud (pare in seguito a un duro scontro con la potente moglie di lui, Sara), passa alla guida dello Yesha Council, l'organo che rappresenta le istanze dei coloni. Ex leader di Focolare ebraico, divenuto Yamina nel 2018, è stato alla guida anche del ministero dell'Istruzione e dell'Economia, prima di approdare in quello della Difesa, sempre sotto Netanyahu.

Formazione manageriale

In campagna elettorale, ha rivendicato la sua formazione manageriale per 'guarire' l'economia israeliana in crisi a causa dell'epidemia di Covid; la sua ricetta è incentrata su taglio delle tasse e deregulation. Nel mezzo si è detto a favore dell'annessione di parte della Cisgiordania. Nel 2013 aveva sostenuto che i terroristi palestinesi avrebbero dovuto essere "uccisi, non rilasciati"; aveva anche affermato che non esisteva un'occupazione della Cisgiordania dal momento che "non c'è mai stato uno Stato palestinese qui". Più di recente ha esortato a "mettere da parte la politica e questioni come l'annessione o uno Stato palestinese, e a concentrarsi su prendere il controllo della pandemia di coronavirus, risanare l'economia e riparare le spaccature interne". E ancora, ha insistito che "la cosa principale di cui abbiamo bisogno oggi è l'imprenditorialità, l'energia e la gestione delle crisi nazionali".

Scenari aperti

Quanto al futuro non ha voluto dare indicazioni nette: ha piu' volte ribadito l'intenzione di mandare a casa l'attuale premier, con l'obiettivo di governare alla testa di un'altra coalizione di destra; allo stesso tempo, non ha escluso l'ipotesi di sedere in un governo anti-Netanyahu, tranne che con il leader centrista Yair Lapid, troppo "a sinistra" per lui; ancora ricorda i suoi "attacchi ai coloni durante l'espulsione da Gush Atif" a Gaza nel 2005. "Darò vita a un governo, sostituiremo Netanyhu solo da destra, non da sinistra".Il Paese e' diviso in due culti, pro-Netanyahu e anti-Netanyahu, ha aggiunto. "Io ho deciso di non appartenere a nessuno dei due. Dobbiamo sostituirlo, perche' ha fallito profondamente come leader e nella gestione dell'ultimo anno o due. E' tempo di dire, 'Grazie, arrivederci, è il momento di Bennett'".

Itramar Ben-Gvir

Ammiratore di Baruch Goldstein e del rabbino Meir Kahane, abitante di una colonia a Hebron, Itramar Ben-Gvir è uno dei volti piu' noti dell'estrema destra in Israele. Il 23 marzo tenterà nuovamente di entrare alla Knesset - terzo nella lista presentata da Sionismo Religioso guidato da Bezalel Smotrich, al quale si è di recente unito il suo partito Otzma Yehudit e il partito anti-Lgbt Noam - e potrebbe farcela. I sondaggi li danno oltre la soglia di sbarramento del 3,25%, con la previsione di conquistare quattro seggi. Il 44enne avvocato militante è, secondo la definizione di Haaretz, "l'uomo dal quale andare" per gli estremisti ebrei che finiscono sotto accusa per terrorismo e crimini d'odio. Un'attenzione che lui non disdegna affatto e che a modo suo alimenta, fin da quando nel 1995 apparve in tv brandendo lo stemma strappato dalla Cadillac dell'allora premier Yitzhak Rabin: "Come siamo riusciti a raggiungere questo simbolo, possiamo raggiungere anche lui". Alcune settimane dopo, il leader laburista veniva ucciso da un colono estremista, contrario al processo di pace di Oslo. 

Figura controversa

 La sua candidatura ha suscitato molti dibattiti e polemiche in merito al suo essere o meno un kahanista, ideologicamente legato al movimento messo fuori legge negli anni '90 sulla base delle leggi anti-terrorismo; un marchio infamante anche per molti elettori di destra del Likud. I sostenitori del rabbino Kahane sognavano di trasformare Israele in una teocrazia ebraica, sostenevano l'espulsione degli arabi e l'annessione forzata di tutti i Territori occupati. Tra le sue fila, c'era quel Baruch Goldstein che nel 1994 aprì il fuoco nella moschea Ibrahimi a Hebron, uccidendo 29 palestinesi, e la cui immagine e' stata a lungo appesa a casa di Ben-Gvir. Proprio quest'ultimo, pur respingendo tale affiliazione e prendendo politicamente le distanze dal movimento, non ha negato la sua ammirazione per il suo fondatore, il rabbino Kahane: "Un sant'uomo, un uomo giusto, che ha combattuto per il popolo ebraico ed è stato assassinato per la santificazione del nome di Dio. Il rabbino Kahane ha portato gli ebrei sovietici in Israele e ha agito con cosi' tanto sacrificio contro i terroristi che ci attaccano", ha commentato di recente in un'intervista.

Unificazione targata Bibi

Le "differenze" ideologiche non gli hanno impedito di promettere di far avanzare un programma che incoraggi l'emigrazione di "coloro che non ci vogliono qui", un riferimento ai palestinesi che tirano pietre e molotov ai soldati israeliani.Il leader del Likud, Benjamin Netanyahu, deus ex machina dell'unificazione tra i tre partiti minori in Sionismo Religioso, nell'ottica di evitare che voti dell'estrema destra vadano dispersi a beneficio dell'ex alleato-ora sfidante Gideon Sa'ar, ha promesso che non dara' a Ben-Gvir una posizione al governo ma che farà parte della "coalizione". Scelta deprecata dal leader dell'opposizione centrista Yair Lapid, che l'ha definita una "disgrazia". Ancora più dura la nuova leader dei laburisti, Merav Michaeli: "La pistola che ha ucciso Rabin e la visione della pace nel 1995 è tornata per assassinare la democrazia israeliana".