Il colpo di grazia al sogno di un nuovo aeroporto per Firenze irrompe nella campagna per le Regionali

aeroporto (Photo: HP)

La bocciatura è dirompente per una lunga serie di motivi procedurali, politici, elettorali, di sicurezza e di tempistica. Con la sentenza pubblicata ieri, il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso presentato da Toscana Aeroporti Spa contro la decisione del Tar della Toscana di annullare la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) per il progetto della seconda pista dell’aeroporto di Firenze. Il collegio presieduto dal giudice Antonino Anastasi, nella sentenza di 44 pagine, dopo l’accurata ricostruzione delle precedenti puntate giudiziarie, ha quindi stabilito che la VIA va annullata perché prevede un numero “abnorme” di prescrizioni (circa 70) che (mal) celavano “evidenti lacune” del progetto infrastrutturale, dovute alla mancanza di “adempimenti di dettaglio e informativa su decisivi impatti ambientali che, invece, avrebbero dovuto necessariamente essere specifico oggetto di una preventiva valutazione”. La sentenza consente così di disegnare il quadro dell’arte di legiferare all’italiana: secondo i giudici della IV sezione giurisdizionale di Palazzo Spada, in un capolavoro di “manifesta irragionevolezza” e “illogicità”, la Commissione tecnica di Valutazione Ambientale ha dato parere positivo al Masterplan nonostante mancasse di tutta una serie di valutazioni ambientali e di rischio che la stessa Commissione aveva richiesto. Un cortocircuito logico.

La sentenza è un colpo brutale, forse di grazia, per i sogni di gloria dell’aeroporto fiorentino, ma è prima di tutto una sconfitta per il Giglio magico. È l’ex premier Matteo Renzi il primo sponsor politico del progetto di Toscana Aeroporti Spa presieduta dall’amico di lunga data Marco Carrai. Dietro di lui esponenti politici di primo piano come l’attuale sindaco Dario Nardella e il presidente del Consiglio regionale nonché candidato renziano alla Regione per il centrosinistra Eugenio Giani. Ma soprattutto c’è tutto quel mondo economico e finanziario fatto di vecchie conoscenze e nomi che ritornano, come Luigi Salvadori, ex presidente di Confindustria Toscana da pochi mesi passato alla guida Fondazione Cassa di risparmio di Firenze, o come Leonardo Bassilichi, presidente della Camera di Commercio fiorentina. E poi Confartigianato, Cna, Confesercenti. Ci sono tutti i loro nomi nella petizione a sostegno della nuova pista che in due anni ha raccolto meno di 7800 firme. Poche, come pure erano poche le speranze di superare il vaglio dei giudici amministrativi che non hanno faticato, sia in primo grado che in secondo, a rendersi conto di come il progetto camuffasse sotto forma di controlli e impegni rimandati al futuro tutta una serie di adempimenti da svolgere prima di dare una valutazione ambientale positiva. 

Qualche esempio? Sono stati rinviati alla fase esecutiva lo studio degli scenari probabilistici di rischio di incidente aereo, di incidente rilevante ai sensi della direttiva Seveso, persino di rischio di bird strike (cioè di impatto con i volatili per gli aerei), è stata posticipata l’individuazione di una soluzione alle interferenze tra il tratto autostradale A11 e il nuovo tratto del Fosso Reale, e la verifica delle nuove aree di laminazione. A detta del Consiglio di Stato, questi studi andavano condotti prima dell’approvazione, anche per avere un quadro chiaro di un progetto così impattante come la costruzione di una nuova pista di 2400 metri. Infatti, sono previste diversi interventi infrastrutturali fortemente incidenti sul contesto naturale e urbano di Peretola, come il sotto attraversamento dell’A11, lo spostamento del Fosso Reale, la riorganizzazione dello svincolo per Sesto Fiorentino e Omsannoro, la ricollocazione del Lago di Peretola e di altri bacini, e la delocalizzazione di parte dei boschi della piana.

Scrivono i giudici che “la lettura congiunta delle valutazioni svolte dalla Commissione VIA unitamente al contenuto delle correlate ‘prescrizioni’ denota la manifesta irragionevolezza del giudizio positivo da questa espresso, e quindi dell’impugnato decreto che lo recepisce”, dal momento che “le scelte progettuali, relative ad aspetti qualificanti del progetto, devono essere verificate in sede di VIA, e non già in sede di verifica di ottemperanza alle prescrizioni. Nel caso di specie, le prescrizioni su cui si è focalizzato il primo giudice riguardano altresì aspetti non secondari bensì qualificanti del Master Plan 2014 – 2029”.

Lo stop dei giudici amministrativi rischia quindi di essere la pietra tombale sui sogni del raddoppio della pista, da sempre voluto per competere con il Galilei di Pisa, anch’esso gestito da Toscana Aeroporti, di cui è azionista di controllo il magnate argentino Eduardo Eurnekian con la sua Corporacion America. E pensare che, in teoria, tra un anno la nuova pista avrebbe potuto già essere operativa secondo i sostenitori del progetto. Invece, nella battaglia legale contro Toscana Aeroporti - difesa da Alberto Bianchi di recente assurto agli onori delle cronache per l’indagine Fondazione Open, ex cassaforte renziana - l’hanno spuntata i sette sindaci della Piana (Prato, Sesto Fiorentino, Campi Bisenzio, Calenzano, Carmignano, Poggio a Caiano e Signa). Una ulteriore beffa per l’ex premier che sulla centralità dei sindaci ha incentrato gran parte della sua narrazione politica, e oggi uscito con le ossa rotte proprio a causa dell’alleanza dei primi cittadini della Piana.  

Naturale quindi che la politica si sia già mossa. Il sindaco Nardella ha subito chiamato la ministra delle Infrastrutture Paola De Micheli e il presidente della Regione Enrico Rossi, anche lui sostenitore del progetto, e ha iniziato un piagnisteo politico contro “l’emergenza delle emergenze”: “L’aeroporto è una vertenza nazionale perché il simbolo di tante opere pubbliche bloccate e noi amministratori siamo stufi di dover sempre combattere contro tutto e tutti perché non si riescono a fare le cose per le quali siamo stati eletti e sulle quali siamo stati impegnati da anni”. La colpa, sembra suggerire Nardella, non è quindi della “irragionevolezza” emersa in fase di valutazione ambientale, ma dei giudici e delle leggi che frenano lo sviluppo.

La realtà è un’altra, come si evince dalla corposa sentenza di Palazzo Spada. Nardella comunque non demorde, annunciando che si appellerà subito al premier Giuseppe Conte. La ministra De Micheli ha ribadito che il potenziamento del Vespucci “resta una priorità”, anche perché lo Stato ha stanziato 150 dei 350 milioni di euro complessivi e per i sostenitori del progetto è fondamentale evitare disinvestimenti da parte di Corporacion America. Il timore è che il tycoon Eurnekian si sfili per l’allungarsi dei tempi e dirotti risorse altrove, ad esempio su Pisa come richiesto prontamente dal sindaco leghista Michele Conti: per recepire le richieste della sentenza nel progetto e arrivare a una nuova valutazione di impatto ambientale potrebbero servire infatti tra i due e i tre anni. 

La decisione avrà un impatto anche sulla campagna elettorale per il rinnovo del Consiglio regionale in primavera. La lista 2020 a Sinistra, che raccoglie Sinistra Italiana, Articolo1 e altri partiti minori, ha deciso qualche settimana fa di appoggiare Giani, ma sul dossier aeroporto le posizioni sono diametralmente opposte. “La sentenza non è uno scherzo o una cosa che si può archiviare per ricominciare allegramente daccapo come se nulla fosse successo”, dicono da Sinistra Italiana. Ma Giani non la pensa affatto così: secondo il candidato “l’iter per la realizzazione della importante opera potrà riprendere” una volta superati tutti i rilievi fatti dai giudici. Una dichiarazione più di comodo che di merito, fatta a caldo subito dopo la pubblicazione della sentenza, perché è chiaro che la decisione del Consiglio di Stato rimette tutto in discussione. Toscana Aeroporti ha fatto sapere che “verificherà le condizioni” per portare avanti il piano per l’Amerigo Vespucci. In altre parole, il progetto per la nuova pista è tornato all’anno zero.

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