Il concerto in streaming da record dei sudcoreani Bts

Gabriele Fazio

AGI - Woodstock, Live Aid, il Rooftop Concert dei Beatles e da oggi anche il “Bang Bang Con The Live” dei 방탄소년단?, 防彈少年團 o, come noi occidentali abbiamo imparato a conoscerli, BTS, la boy band sudcoreana dai numeri stratosferici, massima esponente del K-pop, la più interessante e futuristica declinazione del pop contemporaneo.

Non entriamo nel merito della critica musicale, non è questo il punto, ma lo show di cui sopra entra ufficialmente nella storia della musica mondiale per tutta una serie di ragioni. La prima, naturalmente, è che si tratta di un concerto a pagamento in streaming, che in un momento di profondissima crisi come quella che sta vivendo il mondo della musica, in particolare in Italia, diventa pura attualità.

Le maglie dei decreti per quanto riguarda i concerti, col calo dei casi, si stanno a poco a poco allargando, ma il futuro rimane sempre incerto, prima di tornare ai concerti per come siamo abituati l'impressione è che di tempo ne passerà, specie per eventi live da decine di migliaia di persone.

Il ruolo dello streaming nel mondo dei concerti

Per questo in questi mesi si è molto parlato dello streaming, delle possibilità offerte dalla tecnologia, di quanto un concerto, e parliamo di un concerto vero, non di una diretta su Instagram dal salotto di casa, parentesi fortunatamente breve del lockdown all'italiana, possa “rendere” in termini emozionali dal proprio divano. È una domanda che noi di AGI abbiamo posto spesso agli artisti nelle interviste realizzate negli ultimi mesi e la risposta è stata quasi sempre unanime: “No”.

Gli artisti italiani la considerano un'esperienza “anaffettiva”, molti si sentirebbero perfino in imbarazzo a far pagare un biglietto, seppur minimo, per un concerto, anche in diretta da un luogo musicalmente sensato, senza il pubblico. Il risultato naturalmente lo vediamo tutti e ancor di più lo vedremo nei prossimi mesi: non resteremo assetati di live, ma saranno live diversi, ovviamente in acustico, frutto di una contrattazione tra un cachet dignitoso per l'artista (e sono in tanti già a ad alzare il telefono per proporsi a prezzi stracciati da outlet della musica) e un'esibizione venduta come intimista ma alla fine semplicemente scarna; nel frattempo ovviamente, ma ciò non è da addebitare a nessuna delle parti in causa, compresa la politica, un esercito di tecnici dello spettacolo invisibili alle istituzioni restano a casa.

Allora a questo punto c'è da domandarsi: è giusto questo rifiuto a priori per i concerti in streaming? Col calcio non ci siamo mai posti questo problema, eppure tutti i frequentatori di stadi potranno giurare sullo scudetto Panini della propria squadra, che tra assistere ad un match in curva e in poltrona da casa, non c'è paragone. Certo, da casa si sta comodi, al caldo, si può usufruire di contenuti come interviste, replay, commenti tecnici di esperti…non si respirerà l'odore intenso dell'erba, la gioia dell'essere lì, in quel momento, dal vivo, al momento di un goal fondamentale, ma non è che l'alternativa sia questa mazzata sulle ginocchia. E allora, è davvero così impossibile che anche la musica possa proporre questa alternativa?  

L'esempio della band coreana

Il “Bang Bang Con The Live” dei BTS potrebbe aver dato una risposta concreta a questa domanda ed è “no”. Non è affatto impossibile, e questo non ce lo dicono i BTS, ma ce lo dicono i 756.600 spettatori che domenica 14 giugno si sono collegati pagando un biglietto dal costo di 35 dollari (26 se iscritti al fanclub della band).

Ecco, un po' di numeri, altro motivo per cui difficilmente ci dimenticheremo dell'importanza dell'evento in questione: come già detto, la diretta ha raggiunto un apice di 756.600 utenti connessi da 107 paesi del mondo, questo perché il K-pop, ha allungato i suoi tentacoli oltre i confini sudocoreani diventando fenomeno globale, oltre 20milioni di dollari incassati, 10mila iscritti in più al fanclub grazie ad uno show di 100 minuti durante il quale si sono ascoltate appena 12 canzoni.

La rivista specializzata musicbusinessworldwide.com calcolatrice alla mano, specifica che per cantare di fronte a così tanta gente dal vivo servirebbero 15 show sold-out in uno stadio da 50mila posti. Rolling Stones invece ricorda che a Ed Sheeran sono servite 255 date in due anni e mezzo per raggiungere quei 775,6 milioni di dollari che gli valgono il primato come tour più remunerativo della storia, ai BTS basterebbero solo 40 di questi eventi online per superarlo. Impressionante, in effetti.

Manco a dirlo, “Bang Bang Con The Live”, comunque la si pensi sull'argomento, è già nella storia della musica mondiale essendo di gran lunga il concerto in streaming più fruttuoso della storia, prima di loro si era parlato giusto di Laura Marling che lo scorso 6 giugno, in diretta dalla Union Chapel di Londra, ha venduto circa 6.500 biglietti a 12 sterline l'uno.

Il prossimo 27 giugno anche Josh Groban si cimenterà nell'esperienza, come andrà non si può ovviamente sapere, ma i pacchetti di biglietti VIP che permettono all'utente di assistere al soundcheck sono già esauriti. Il precedente più significativo forse resta quello del rapper Travis Scott che ha riunito i suoi fan sulla piattaforma Fortnite per la presentazione del suo ultimo album ma, dettaglio non secondario, l'evento era gratuito, quindi fuori gara.

I BTS dichiarano soddisfatti di “aver aperto una nuova era” e probabilmente hanno ragione, perché il “Bang Bang Con The Live” è stato anche un concerto sperimentale, il che ci porta al terzo e ultimo motivo per cui il 14 giugno resterà una data da segnare in rosso sul calendario della storia della musica.

Per la prima volta infatti la società di produzione di video e streaming live con sede negli Stati Uniti, Kiswe Mobile, solitamente impegnata in eventi sportivi, soprattutto NBA e Major League, ha messo a disposizione i propri mezzi per uno show musicale, per cui, attenzione, chi ha comprato un biglietto per il concerto dei BTS ha avuto l'opportunità di provare per primo una tecnologia che permette di usufruire di un'esperienza che potremmo definire “totale”.

Lo spettatore infatti ha avuto la possibilità di osservare i dettagli ai quali era più interessato in tutta libertà, come l'occhio è libero di muoversi dentro un'arena durante un concerto dal vivo. Sono stati forniti diversi servizi naturalmente, come immagini dal backstage e addirittura chat prima e dopo il live con i ragazzi della band.

Gli artisti parlano di “sudore”, del fascino irresistibile dell'assembramento, e chiunque abbia vissuto la propria vita aggrappato alle barriere della prima fila di un concerto, incantato dalle note dei musicisti che aveva di fronte e con il quale poteva interagire anche solo con uno sguardo fulmineo, non può che dargli ragione. Ma la musica è anche un'industria che in qualche modo deve galleggiare in queste sabbie mobili, rinunciare non è una soluzione, lo streaming, ben fatto, con le giuste tecnologie e la giusta impostazione, potrebbe esserlo.