Il conduttore di Non è L'Arena minacciato da boss mafiosi, ora vive con la scorta

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minacce giletti
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Massimo Giletti, noto giornalista e conduttore di Non è L’Arena, da circa due settimane vive sotto scorta. Dopo le minacce ricevute da un boss mafioso, il Viminale ha infatti deciso di assegnare il servizio di tutela al giornalista.

Massimo Giletti sotto scorta

Durante il suo programma su La7, Massimo Giletti aveva svelato in anteprima i nomi dei 300 boss mafiosi che avevano usufruito dell’emergenza Covid per essere scarcerati. E, quanto pare, molti boss erano davanti alla televisione quando andava in onda la puntata di Non è L’Arena. Almeno secondo il gruppo operativo mobile della polizia penitenziaria (Gom): propri da lì arrivano le parole nei confronti del conduttore. Le minacce intercettare dal Gom, erano state pubblicate da Lirio Abate nel libro “U siccu. Matteo Messina Denaro: l’ultimo dei capi”. Nel libro, sono emerse delle intercettazioni di boss mafiosi, divenute di pubblico dominio solo dopo la pubblicazione del testo.

Le minacce dal boss mafioso

Proprio di questo Massimo Giletti ha parlato al Corriere della Sera. “Noto che questo provvedimento della scorta arriva solo dopo che un quotidiano nazionale ha riportato le parole del libro di Lirio Abate -commenta Giletti-. Perché hanno preso questo provvedimento solo dopo che la notizia è stata pubblicata da un giornale?”. La decisione del Viminale di assegnare la scorta a Giletti, infatti, è arrivata due settimane fa, a distanza di oltre due mesi e mezzo dalla lista di scarcerati letta in diretta a Non è L’Arena.