Il conduttore de Le Iene non si è ancora ripreso del tutto

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Giulio Golia dopo un mese di positività, è riuscito a sconfiggere il coronavirus. Ma non del tutto: il conduttore de Le Iene risente ancora di diversi traumi, tra cui la perdita dell’udito causata dal Covid-19.

Giulio Golia e la vita dopo il Coronavirus

Giulia Golia, in un’intervista al quotidiano Libero, racconta la sua esperienza durante la positività al coronavirus. Il conduttore de Le Iene era risultato positivo al Covid dopo aver partecipato a una cena di lavoro, contagiato da uno dei partecipanti. Per un mese, insieme alla moglie, è stato in quarantena a casa. L’ultimo tampone, qualche giorno fa, ha dato esisto negativo e Golia è potuto tornare anche a lavoro.

Nel suo racconto, però, afferma di portarsi ancora dietro alcuni lasciti del virus. In particolare, dopo aver ripreso le forze, Golia si ritrova ancora a dover fare i conti con la mancanza d’udito. Questo, infatti, è uno dei principali sintomi del Covid-19. Per Giulio Golia tutto era partito in modo asintomatico, dopo qualche giorno ha iniziato ad avere dolori, tosse e a fare fatica nel respirare. Non ha avuto febbre, diversamente dalla moglie che, invece, ha rischiato di collassare a causa dei repentini cambi di temperatura.

Le parole di Giulio Golia

Golia racconta anche la sua esperienza con l’app Immuni e alcune difficoltà che ha ravvisato nel confronto con medici e asl. Il conduttore afferma che ci sia una forte mancanza di linee guida. “Sei chiuso in casa e cerchi aiuto. Ho avuto difficoltà io a sentire l’Asl o Immuni, figuriamoci le persone normali. Dicono di non assalire i pronto soccorso ma se non ti danno risposte, consigli, alla fine sei ridotto a farlo – racconta Golia a Libero.

Inoltre spiega che anche le azioni più semplice, come il gettare l’immondizia, apparisse come qualcosa di estremamente complesso da fare. “Quella dei malati Covid va gestita in modo particolare, ma se non puoi uscire come fai? Dopo 4 giorni in casa puzza, devi chiedere l’elemosina agli amici per venire a buttarla. E alla farmacia per le medicine. La solidarietà non dura per sempre”.

Per Giulio Golia c’è una forte carenza di indicazioni specifiche per i malati covid. “Mancano linee guida generali. La gente è esasperata perché non ha risposte, sono lì ad aspettare una ipotetica telefonata. Io ho un fratello medico e le persone mi chiamano per i consigli. Ma non dovrei essere io a darli: per esempio avere assolutamente a casa un saturimetro per misurare l’ossigenazione e aiutare le difese immunitarie assumendo tutti i giorni vitamina C”.