Il consigliere comunale: "Ammazzateli tutti, 'sti omosessuali". Ecco la lettera che gli scrive una mamma

Giuseppe Cannata, FdI, e il suo post sui social. Fonte: Facebook


"Egregio Dottor Cannata, Lei è naturalmente libero di fare del suo tempo ciò che vuole. E’ anche libero di battersi per chi vuole ma non è libero di insultare". Si apre così la lettera di Lorenzina Opezzo diretta a Giuseppe Cannata, ex vicepresidente del consiglio comunale di Vercelli nella lista Fratelli d'Italia, che la settimana scorsa ha detto che non avrebbe consegnato le proprie dimissioni dopo aver sconvolto l'opinione pubblica (o, perlomeno, parte di essa) per aver scritto su Facebook: "E questi schifosi continuano imperterriti. Ammazzateli tutti ste lesbiche, gay e pedofili".


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Per questo post, adesso Cannata è indagato dalla procura di Vercelli per istigazione a delinquere aggravata dall'utilizzo di strumenti informatici e telematici. In più, ha ricevuto la lettera di Lorenzina, 68 anni, candidata comunale con il Pd nel 2014 e mamma di un ragazzo omosessuale. Ecco cosa dice la sua lettera, pubblicata sul giornale online Infovercelli:

"'Merde', 'feccia' si può scrivere sul proprio diario personale o dire tra quattro amici al bar; non in un luogo pubblico in cui vivono gay e lesbiche ed i loro genitori. Madri e padri di coloro che Lei definisce merde, tra l’altro, appartengono perlopiù a famiglie tradizionali, per usare il termine che lei predilige. Ecco, noi genitori di queste 'merde' abbiamo vite normali con i nostri ragazzi. Alti e bassi, feste di famiglia, problemi, insomma tutto ciò che appartiene a tutti. Con la differenza che i nostri ragazzi (e di riflesso anche noi) hanno spesso avuto esperienze difficili, a volte dolorose, a volte molto dolorose. Alcuni, non così di rado, nel sentirsi messi alla gogna e considerati fallati da gente come Lei, non hanno strumenti per reagire e spesso scelgono un’altra soluzione. Le lascio immaginare quale. Forse nella sua carriera di medico non ha mai dovuto constatare la morte di chi ha preferito togliersi la vita piuttosto che dare un dispiacere a qualcuno. Le parole non sono mai leggere neanche quando si è tra amici, sono gravissime se pronunciate da chi ricopre cariche pubbliche o aspira a ricoprirle. Stupisce che Lei non capisca". E poi precisa: "Non sono alla ricerca di visibilità né penso di candidarmi in futuro. La mia vita non subirà scossoni per quel che Lei scrive".


"A me, docente in pensione, continuano ad interessare l’umanità e l’animo umano e Le auguro di vivere più serenamente la sua età e di confrontarsi spesso con gli altri perché l’umanità di persone diverse da Lei non potrà che arricchirLa. E’ ancora in tempo", conclude la lettera.


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