Il coronavirus contagia anche il petrolio, prezzi in calo del 20% da inizio anno

Gaia Vendettuoli

L'epidemia del nuovo coronavirus contagia anche il petrolio e a farne le spese nel breve periodo potrebbero essere i Paesi del Golfo Persico. Se è vero infatti che Bahrein, Kuwait, Oman, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi già lottano per uscire dalla loro dipendenza dall'oro nero, si ritrovano ora alle prese con il blocco (o quasi) dell'export verso la Cina, che da sola assorbe un quinto della loro produzione petrolifera.

La Repubblica Popolare ha infatti ridotto drasticamente le attività delle sue raffinerie e ha visto crollare la domanda di greggio di fronte al confinamento anti-coronavirus di fatto imposto a molte città cinesi. Lunedì i prezzi del petrolio lunedì hanno raggiunto il livello più basso in un anno, con Pechino che rappresenta oltre un terzo della crescita della domanda globale. E da inizio anno le quotazioni di Brent e Wti hanno perso circa il 20%. 

Secondo Bill Farren-Price di Petroleum Policy Intelligence, "il virus avrà un impatto significativo sulla domanda di petrolio cinese" e "se gli isolamenti precauzionali continueranno nel secondo trimestre, le conseguenze per l'economia reale saranno ancora più profonde". Sugli altri fronti commerciali, gli scambi tra Pechino e il Consiglio di Cooperazione del Golfo sono esplosi negli ultimi venti anni, da pochi miliardi a quasi 200 miliardi.

La Cina ha anche investito massicciamente nei Paesi del Golfo, i cui fondi sovrani hanno restituito il favore. Se l'impatto dell'epidemia, che ha ucciso oltre 1.100 persone da dicembre, non si fa ancora sentire sugli investimenti, il settore turistico ha iniziato a soffrirne.

Più di 1,6 milioni di turisti cinesi hanno visitato il Golfo nel 2018, la maggior parte a Dubai, che spera di superare il milione nel 2020. Oggi però quasi tutti i voli dalla Cina sono stati sospesi.

Nel Golfo, le cui entrate dipendono per oltre il 70% dall'oro nero, le ripercussioni dell'epidemia si aggiungono alle già cupe prospettive dovute alla mancata accelerazione sulla diversificazione dell'economia. Le entrate petrolifere possono consentire alle sei nazioni di investire in altri settori. 

La scorsa settimana il Fondo monetario internazionale ha diffuso un rapporto in cui avverte gli Stati dell'area che la loro ricchezza finanziaria (che ammonta a oltre 2.000 miliardi di dollari) potrebbe esaurirsi entro i prossimi 15 anni.

Il calo dei prezzi del greggio nel 2014 aveva già provocato una battuta d'arresto per le finanze dei Paesi del Golfo, costringendoli a prendere ad attingere ai loro beni per compensare il persistente deficit di bilancio. I maggiori produttori stanno affrontando "due difficoltà simultanee", secondo Ellen Wald, autore di 'Saudi Inc.'.

"Questi tagli (di prezzo), nel contesto della riduzione della produzione, rischiano di provocare shock economici che, se durano, possono portare all'instabilità politica e regionale", ha detto interpellato da Bloomberg. "I timori per l'epidemia del nuovo coronavirus (...) hanno offuscato le prospettive a breve termine per il Golfo", ha scritto nero su bianco in un rapporto Capital Economics. "I costi più bassi e un ulteriore aumento dei tagli alla produzione faranno avanzare la crescita di fronte a un vento contrario all'inizio del 2020", ha aggiunto.

In risposta alla diffusione del virus, il Comitato tecnico congiunto dell'Opec - che riunisce i tredici membri dell'Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio e i dieci partner produttori, tra cui la Russia - ha raccomandato la settimana scorsa di estendere i tagli alla produzione di 600.000 barili al giorno. Se questa riduzione non fosse attuata, il barile di Brent potrebbe scendere a 40 dollari al barile, contro circa i 54 attuali (dai 65 di inizio di gennaio), ha avvertito Mohammed al-Sabban, ex alto funzionario del ministero dell'Energia di Arabia Saudita.

Secondo Ellen Wald, la differenza tra l'attuale e il precedente calo dei prezzi è che stavolta appare legata a un fattore che è al di fuori del controllo dei produttori di petrolio. Se i timori legati agli impatti per la diffusione del coronavirus saranno confermati, "Arabia Saudita, Russia ed Emirati dovranno affrontare contemporaneamente bassa produzione e prezzi bassi", ha osservato la storica e accademica del settore energetico.