Il coronavirus non ferma Macron, la Francia vota i suoi sindaci

Brahim Maarad

In un clima surreale dopo che la campagna elettorale è stata scossa dalle notizie e dai provvedimenti restrittivi dettati dalla pandemia di Covid-19 gli elettori francesi sono chiamati domani alle urne a scegliere i sindaci di circa 35 mila comuni, combattuti tra astensione e virus.

Scuole chiuse da lunedì, bar, ristoranti e negozi non essenziali dalla mezzanotte, ma il premier, Edouard Philippe, nell'annunciare gli ultimi drastici provvedimenti, ha confermato il voto di domani, che il presidente Macron ha valutato fattibile, seppur nel rispetto di rigide regole sanitarie.

E, secondo quanto emerge da un sondaggio, il 58% dei francesi ritiene che il capo dell'Eliseo abbia avuto ragione. Ma c'è anche il 61% a dirsi "preoccupato" per la diffusione del virus, il 13% in più rispetto a un precedente sondaggio condotto all'inizio della settimana. Tra stringenti norme igienico-sanitarie è tutto pronto per "l'appuntamento con la democrazia che potrà svolgersi in buone condizioni", ha assicurato il ministro dell'Interno, Christophe Castaner, in visita ad un seggio elettorale nella regione delle Yvelines per verificare personalmente gli la macchina organizzativa. Castaner non ha nascosto però il timore per l'affluenza che rischia di essere tra le più basse della storia della Quinta Repubblica.

Al primo turno del 2014 fu del 63,55%, già in calo da 30 anni. Castaner ha riconosciuto che alcuni comuni hanno avuto difficoltà ad allestire i seggi. "Il sindaco ha un potere di ingiunzione nei confronti dei consiglieri comunali. In caso di accertamento di una carenza, può rivolgersi al prefetto che può costringere un certo numero di persone a tenere i seggi elettorali", ha spiegato. Il premier Edouard Philippe è ancora più ottimista e si è detto "convinto" della buona tenuta delle elezioni, incluso il secondo turno, in programma il 22 marzo, quando la pandemia, che ha causato 91 morti (4.499 in contagi) si sarà ulteriormente diffusa. In serata ha però disposto la chiusura di bar, ristoranti e i negozi non essenziali.

Nei seggi elettorali, ci si prepara ad accogliere gli elettori nelle migliori condizioni possibili: maniglie delle porte, tavoli, cabine di voto, tutto deve essere pulito prima del voto e devono essere prese misure per evitare le code e fare rispettare le distanze di sicurezza. Il governo da parte sua diffonde messaggi che raccomandano di votare preferibilmente per posta, di registrarsi con la propria penna - blu o nero - e di favorire le ore di minor affluenza, tra le 9 e le 11 e tra le 13 e le 16. Non è detto che ciò basti questo per incoraggiare i quasi 47,7 milioni di elettori - compresi 330 mila cittadini di altri paesi dell'Ue - a votare. In particolare quelli più anziani che il capo dello Stato ha giustamente incoraggiato a rimanere a casa giovedì.

Il Covid-19 ha portato in secondo piano il voto, con i candidati macronisti in una posizione difficile e l'opportunità per i tradizionali partiti di sinistra e di destra di alzare la testa, a due anni dalle elezioni presidenziali. A Parigi, l'ex ministra della Salute Agnès Buzyn (La Republique En Marche) sembra essere indietro rispetto alla uscente Anne Hidalgo (Partito socialista) e alla sua rivale dei repubblicani Rachida Dati. A Marsiglia, il macronista Yvon Berland ristagna a meno del 10%.

Molto atteso risultato anche a Le Havre, dove Edouard Philippe, premier e candidato, ha dovuto annullare il suo ultimo comizio a causa della crisi sanitaria e si gioca il suo futuro a Matignon.
Al contrario, la destra ha l'opportunità di riprendersi dalla sconfitta delle europee. I repubblicani potrebbero conservare molte delle loro città strappate alla sinistra nel 2014. I repubblicani, tuttavia, partono divisi a Marsiglia, dove il Rassemblement national (Rn) di Marine Le Pen punta a uscire in testa al primo turno.

A sinistra, si gioca l'equilibrio di potere tra gli ambientalisti Eelv e i socialisti. I Verdi sperano di sfruttare la consapevolezza dell'emergenza ecologica e mirano a imporsi a Besancon, Tours, Rouen e Grenoble, mentre il partito socialista cercherà principalmente di mantenere le sue roccaforti a Parigi, Lille, Rennes e Nantes.

Le Rn sembra essere sulla strada per mantenersi i suoi municipi conquistati nel 2014 e cercherà di rafforzare la sua presenza nel Sud e nell'Hauts-de-France in vista delle regionali del prossimo anno.