"Il corpo è un dono, ma ne sento l'usura. Continuerò a danzare fino a quando il mio livello mi soddisferà"

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(Photo: Vyacheslav Prokofyev via Getty Images)
(Photo: Vyacheslav Prokofyev via Getty Images)

A tre anni cercava di imitare i balletti che vedeva in televisione, a 14 ha capito che la danza sarebbe stata la sua vita. E ora che di anni ne ha 46, Roberto Bolle continua a essere uno dei volti, e dei corpi, di punta del mondo del balletto. La danza si nutre del corpo, vive in esso, eppure lo tiene prigioniero, dice a Repubblica. In un’intervista si racconta. Dei suoi esordi dice:

“Il fisico poteva condurmi verso lo sport oppure verso il cinema, ma la passione per la danza si è manifestata precocemente. Già verso i tre anni mi incantavo davanti alla televisione a guardare i balletti e provavo a rifarli. A cinque anni chiesi a mia madre di iscrivermi a danza, mi rispose di continuare a fare nuoto e se l’anno successivo lo avessi voluto ancora, mi avrebbe accontentato. L’anno dopo facevo danza”.

I sacrifici per costruire la sua carriera, e per restare sulla cresta dell’onda, sono stati tanti. Pur non seguendo una dieta precisa, Bolle è attento al cibo e si allena anche sette ore al giorno. Il tempo passa anche per lui e non nasconde di sentire l’usura del tempo.

Negli ultimi anni ascolto molto di più il mio corpo e devo confessare che il periodo del lockdown è stata davvero una esperienza difficile e angosciante, come mai prima ho avvertito la fragilità della mia esistenza. Andrò avanti fino a quando riuscirò a farlo ad un livello che mi soddisfa, che mi fa stare bene e sentire nel posto giusto. Quello che mi piace di questa fase del mio percorso artistico è un’accresciuta maturità scenica che va di pari passo con la crescita personale, umana. Ci sono ruoli e personaggi, come quello del cattivo in Madina, che solo adesso posso affrontare, scoprendo lati e sfumature artistiche prima impensabili per me. Mi viene naturale credere che quello che sono e penso adesso sia frutto del passare del tempo, di quello che sono stato, che ho fatto&r...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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