Il costo della tessera Pd passa da 30 a 60 euro: è polemica

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Proprio nei giorni in cui le piazze di tutta Italia – ma non solo, basti pensare al caso di New York – si riempiono di manifestanti che, brandendo sardine e altri simboli apartitici, protestano contro il sovranismo e il populismo, le formazioni tradizionali registrano una crisi che si evince non solo dai dati dei sondaggi ma anche dalle casse dei partiti, a cominciare da quello Democratico. Per questo, l’assemblea Pd della città di Roma ha deliberato di aumentare il costo della tessera da 30 a 60 euro per l’anno 2020.

Il costo della tessera Pd

Grazie alle nuove direttive, Roma si aggiudica il primo posto nella classifica delle città in cui prendere attivamente parte alla vita politica – almeno quella del centrosinistra – costa più caro ai cittadini. Se, infatti, il costo della tessera Pd nella capitale è raddoppiato, non vale lo stesso in altre zone, a partire da Milano (dove, come a Bologna, la tessera continua a costare 30 euro), Napoli (22 euro) e Palermo (15 euro).

Le motivazioni che si celano dietro la decisione dell’assemblea sono state svelate dal tesoriere dem Claudio Mancini: “Mantenere aperti i circoli e affrontare il debito. Complessivamente due terzi delle entrate serviranno per pagare il debito, un terzo le iniziative politiche che non intendiamo certo limitare”. I vertici del partito si sono posti come obiettivo il raggiungimento di cinquemila iscritti entro il 2020, ovvero 500 in più dell’anno corrente, ma comunque duemila in meno rispetto ai numeri registrati al congresso del 2018.

Tra i tesserati illustri al circolo Trionfale di Roma c’è anche il segretario di partito Nicola Zingaretti, che ha ammesso: “60 euro non sono pochi“. Ma, ha sottolineato, sono soldi “dati a un partito che ha le mani pulite e chiede ai militanti uno sforzo straordinario”.