Il Covid è costato al mondo 28 milioni di anni di vita

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AGI - Ventotto milioni di anni di vita. È il bilancio dovuto alla pandemia calcolato nell'ambito di uno studio, pubblicato sul British Medical Journal, condotto dagli scienziati dell'Università di Oxford, che hanno quantificato gli anni di vita persi a causa delle morti premature avvenute nel 2020 e dovute a Covid-19.

Il team, guidato da Nazrul Islam, ha esaminato il numero di decessi per tutte le cause dello scorso anno, confrontando i dati con le stime degli anni precedenti e isolando le casistiche associate alla pandemia.

Ad eccezione di Taiwan, Nuova Zelanda, Danimarca, Islanda, Norvegia e Corea del Sud, riportano gli autori, nel resto delle zone considerate si sono verificate moltissime morti premature, con un tasso più elevato negli uomini rispetto alle donne. Russia, Bulgaria, Lituania e Stati Uniti registrano il tasso di mortalità prematura più elevato.

Per comprendere appieno l'impatto della pandemia, spiegano gli esperti, è necessario valutare non solo il numero di morti, ma anche gli anni di vita persi. I ricercatori hanno osservato un calo dell'aspettativa di vita nel 2020 molto più significativo rispetto agli anni precedenti.

In particolare, nel 2020 in Russia si riscontra una diminuzione di 2,33 anni nell'aspettativa di vita degli uomini e di 2,14 tra le donne rispetto al 2019. Nello stesso periodo di tempo, gli uomini statunitensi Stati Uniti sono stati associati a una media di 2,27 anni in meno nell'aspettativa di vita, mentre per le donne la diminuzione e' stata di 1,61 anni.

Nell'anno della pandemia, gli anni di vita persi sono stati superiori alle attese in tutti i paesi tranne Taiwan e Nuova Zelanda, dove si è verificata una riduzione degli anni di vita persi, e Islanda, Corea del Sud, Danimarca e Norvegia, dove non emergono cambiamenti. Nei restanti 31 paesi sono stati persi oltre 222 milioni di anni di vita, 28,1 milioni in più del previsto, un valore cinque volte superiore rispetto a quello che emerge se si contano gli anni di vita persi a causa dell'influenza stagionale del 2015.

I ricercatori non hanno incluso nell'indagine molti paesi dell'Asia, dell'Africa e dell'America Latina a causa della mancanza di dati. Allo stesso tempo non sono stati considerati fattori come lo stato socioeconomico, le disparita' regionali e l'etnia dei defunti.

"I nostri risultati - scrivono gli esperti - sono in linea con studi precedenti. I dati su Taiwan, Nuova Zelanda, Danimarca, Islanda, Norvegia e Corea del Sud sottolineano l'importanza di politiche di soppressione ed eliminazione virale efficaci".

"Dato che molti degli effetti della pandemia potrebbero richiedere un lasso di tempo più lungo per avere un impatto misurabile sulle vite umane - concludono - il monitoraggio continuo e tempestivo di questo parametro potrebbe aiutare a identificare le cause di mortalità principali nei sottogruppi di popolazione".

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