Il covid dà una mano al recovery fund

Angela Mauro
·Special correspondent on European affairs and political editor
·5 minuto per la lettura
BRUSSELS, BELGIUM - MARCH 2, 2020: President of the European Commission Ursula von der Leyen (L), EU Commissioner for Crisis Management Janez Lenarcic (C) and the EU Commissioner for Economy Paolo Gentiloni (R) are talking in the EU Emergency Response Coordination Centre in regard of the coronavirus crisis on March 2, 2020, in Brussels, Belgium. A coronavirus is one of a number of viruses that cause diseases in mammals and birds. In humans, the viruses cause respiratory infections, including the common cold, which are typically mild, though rarer forms such as SARS, MERS and 2019-nCoV (the cause of the 201920 Wuhan coronavirus outbreak) can be lethal. (Photo by Thierry Monasse/Getty Images) (Photo: Thierry Monasse via Getty Images)
BRUSSELS, BELGIUM - MARCH 2, 2020: President of the European Commission Ursula von der Leyen (L), EU Commissioner for Crisis Management Janez Lenarcic (C) and the EU Commissioner for Economy Paolo Gentiloni (R) are talking in the EU Emergency Response Coordination Centre in regard of the coronavirus crisis on March 2, 2020, in Brussels, Belgium. A coronavirus is one of a number of viruses that cause diseases in mammals and birds. In humans, the viruses cause respiratory infections, including the common cold, which are typically mild, though rarer forms such as SARS, MERS and 2019-nCoV (the cause of the 201920 Wuhan coronavirus outbreak) can be lethal. (Photo by Thierry Monasse/Getty Images) (Photo: Thierry Monasse via Getty Images)

La nuova allerta covid dà una mano al recovery fund. Nella riunione dell’Eurogruppo di oggi nemmeno il ministro dell’Economia olandese Wopke Hoekstra batte ciglio. Eppure la scorsa settimana proprio l’Olanda, gli altri paesi frugali, nonché l’Ungheria, sono tornati a frenare sul pacchetto di ripresa anti-crisi. Oggi invece “c’è largo consenso” sulla necessità di andare avanti in fretta, dice il presidente dell’Eurogruppo, l’irlandese Pascal Donohoe. Cosa è successo?

E’ successo che la pandemia torna a farsi sentire, pressante. La curva dei contagi aumenta in tutta Europa. Il covid costringe i ministri finanziari a riunirsi di nuovo a distanza: l’ultima riunione a settembre a Bruxelles l’avevano svolta in presenza fisica, oggi dovevano vedersi a Lussemburgo, invece sono ritornati a parlarsi in videoconferenza come ai tempi del lockdown. A Bruxelles intanto la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen è in quarantena per essere entrata in contatto con una persona positiva al coronavirus. A Roma il governo è alle prese con nuove misure anti-contagio, mentre la pandemia annulla un convegno sul recovery fund in programma per venerdì prossimo con Giuseppe Conte, Paolo Gentiloni, David Sassoli e vari ministri nonché commissari europei. Per non parlare delle cattive notizie che arrivano da oltreoceano, con un Donald Trump positivo al virus anche se è stato dimesso dall’ospedale.

Tutto questo cambia i toni intorno al pacchetto ‘Next generation Eu’. Al tavolo dei ministri finanziari europei non c’è più la (pur relativa) rilassatezza seguìta all’estate, quando i contagi erano bassi nella maggior parte dei paesi membri. Ora il clima è tornato emergenziale, tanto che il commissario all’Economia Gentiloni chiarisce: “Non c’è una pandemia e una post-pandemia. Emergenza e piano di ripresa dovranno convivere. La transizione non sarà netta, ma graduale”. Ecco perché bisogna accelerare: “Il Next generation Eu darà positività all’area euro e fiducia ai mercati: ne abbiamo bisogno urgente. Perciò sosteniamo la presidenza tedesca a implementare il pacchetto al più presto”.

Certo una riunione dell’Eurogruppo non è sufficiente a rimuovere tutti gli ostacoli. Tanto più che i ministri finanziari dell’Ue non hanno un ruolo decisionale sul cammino del recovery fund. Non a caso, Gentiloni fa riferimento alla presidenza tedesca, impegnata nella complicata trattativa con il Parlamento europeo. E proprio dall’Eurocamera oggi arriva un grido di allarme.

“Ci vorrà almeno un anno e mezzo o forse due affinché tutti gli Stati membri ratifichino la parte del recovery fund sulle risorse proprie”, dice uno dei negoziatori dell’Europarlamento, il portoghese José Manuel Fernandes (Ppe) in una conferenza stampa. “Ecco perché dobbiamo sbrigarci: le risorse proprie sono necessarie perché la Commissione europea possa andare sui mercati a raccogliere i soldi per il recovery fund”, aggiunge, facendo riferimento all’introduzione della digital tax, la carbon tax, la tassa sulle transazioni finanziarie, per nominare solo alcune delle risorse proprie pensate per ripagare il debito comune europeo. “Importante sarà stabilire un calendario”, rincara Valerie Hayer, altra esponente del team dei negoziatori del Parlamento europeo appartenente al partito di Macron ‘La Republique en marche’.

Sulle risorse proprie, gli Stati membri dovranno decidere all’unanimità in Consiglio europeo. E poi ratificare il tutto nei propri Parlamenti nazionali. Da qui “l’anno e mezzo o due” calcolati da Fernandes. “La ratifica delle risorse proprie è una sfida”, ammette Gentiloni, ricordando che “l’esperienza” avuta per far approvare il piano Sure della Commissione Ue, a sostegno dell’occupazione piegata dal covid. “Il processo di ratifica negli Stati membri è iniziato a maggio e terminato a settembre”, dice il Commissario europeo. Tanto tempo, pur considerando la pausa estiva.

Lungaggini che si ripeteranno? “Sono fiducioso che tutto si concluderà nei tempi previsti”, continua Gentiloni. Anche perché oggi in Eurogruppo si è ben riaffacciato l’incubo che quest’estate ha spinto gli Stati membri a mettersi d’accordo sui 750miliardi di euro di aiuti anti-crisi. Vale a dire, spiega Donohoe, il rischio che si creino “forti asimmetrie tra le economie dell’Ue”.

E’ questa la molla che ha fatto scattare il recovery fund ed è questo il fattore che oggi spinge l’olandese Hoekstra a deporre le armi, almeno per ora. Oggi poi il governo de L’Aja incassa anche la candidatura dell’olandese Frank Elderson nel board della Bce. Ma i frugali aspettano l’Italia al varco: sulla firma della riforma del Meccanismo europeo di stabilità, branca del rafforzamento dell’unione bancaria che, è stato deciso oggi, tornerà all’ordine del giorno nella riunione dell’Eurogruppo a novembre. “Stiamo pianificando le prossime tappe, ma siamo al corrente delle sensibilità sull’argomento in diversi Paesi - media il presidente Donohoe - Ho avuto una significativa richiesta di incontri bilaterali da parte di diversi colleghi”.

Tradotto: la richiesta c’è, ma non i toni non sono da ultimatum nei confronti di Roma. Dove il governo se ne sta così lontano dal Mes, per via delle divergenze tra Pd e M5s, che ancora non ha messo in calendario alcuna richiesta per avere i 37 miliardi di euro a disposizione con la nuova linea di credito per le spese sanitarie. Del resto, in Europa non lo ha fatto nessun paese. Ma, dice il direttore generale del Mes Klaus Regling, “sappiamo che diversi governi ci stanno pensando”. C’è tempo, non si scompone Regling: La nuova linea “sarà disponibile fino alla fine del 2022: i Paesi non hanno bisogno di affrettarsi”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.