Il cugino di Mario: "Non si può morire così"

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di Silvia Mancinelli  

"Sto bene a Roma, ci diceva, ma qui era in affitto. La moglie era salita con lui, lavora in una farmacia. Stava finendo casa nel loro paese, a Somma Vesuviana, e voleva tornare per stare vicino alla madre e al fratello Paolo e alla sorella Lucia". Così all'AdnKronos Mario, cugino del vicebrigadiere Mario Rega Cerciello , ucciso la notte scorsa in pieno centro storico durante il servizio e che ha un negozio a Marigliano, in provincia di Napoli.  

Amava il suo lavoro, sottolinea il cugino: "Consigliava a tutti di mettere l'uniforme - dice - non solo alla sorella. Ha avuto conferma di essere entrato effettivo nell'Arma dei carabinieri, due giorni dopo la morte del padre, avvenuta dieci anni fa per una ischemia cerebrale, e si è sposato il giorno onomastico del padre Antonio. Non è possibile perdere la vita per una sciocchezza, non esiste - continua - un ragazzo di 35 anni ammazzato per un telefono. A casa tutto girava intorno a lui, era combattivo. Stanotte lo aveva preso, prima gli diceva 'lasciami', poi quello lo ha accoltellato. Ci raccontava i servizi e gli arresti che faceva. Salvini dove sta? Che dobbiamo fare con questa gente? Un delinquente italiano non lo avrebbe nemmeno toccato. Era tanto felice, ora è finito tutto". 

Sconvolta anche la cugina del vicebrigadiere. "La devono pagare. Mario amava il suo lavoro, era il suo sogno. Perdere così la vita è una sconfitta, lui si è difeso fino alla fine", ha detto uscendo dall’obitorio dell’ospedale Santo Spirito di Roma, Rosa N..