Il cuore d'Europa respinge gli afghani: "Li aiuteremo, ma restino là"

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Afghan refugees, fleeing the Afghan capital Kabul, exit an US air force plane upon their arrival at Pristina International airport near Pristina on August 29, 2021. - Kosovo has offered to take in temporarily thousands of Afghan refugees evacuated by US forces from Kabul until their asylum claims are processed. (Photo by Armend NIMANI / AFP) (Photo by ARMEND NIMANI/AFP via Getty Images) (Photo: ARMEND NIMANI via AFP via Getty Images)
Afghan refugees, fleeing the Afghan capital Kabul, exit an US air force plane upon their arrival at Pristina International airport near Pristina on August 29, 2021. - Kosovo has offered to take in temporarily thousands of Afghan refugees evacuated by US forces from Kabul until their asylum claims are processed. (Photo by Armend NIMANI / AFP) (Photo by ARMEND NIMANI/AFP via Getty Images) (Photo: ARMEND NIMANI via AFP via Getty Images)

Fare di tutto per aiutare la popolazione afghana. Sì, ma nel proprio Paese e in quelli vicini. Senza correre il rischio di trasformare la crisi afghana in un nuovo 2015. È questo il pensiero maggioritario che emerge dal Consiglio straordinario Ue a cui partecipano i ministri europei degli Interni e degli Esteri.

“Il messaggio più importante da inviare agli afgani è: restate là, e sosterremo la regione affinché vi aiuti”, ha affermato il ministro dell’Interno austriaco, Karl Nehammer, in una dichiarazione congiunta con i colleghi di Repubblica Ceca, Jan Hamacek, e Danimarca, Mattias Tesfaye. “Siamo pronti ad aiutare, ma la questione deve essere risolta nella regione. Non vogliamo alimentare speranze che non possono essere soddisfatte” ha dichiarato il ceco, esprimendo apprezzamento per la bozza di dichiarazione finale. “Non dobbiamo fare gli stessi errori del 2015” ha aggiunto il danese. “Prima di tutto - ha aggiunto Tesfaye - dobbiamo sostenere i Paesi vicini in modo migliore di come sia stato fatto nel 2013 e 2014″. “I confini sono molto importanti” - ha spiegato il danese - e questo elemento è mancato nel 2015″. “Non possiamo criticare i Paesi che stanno sostenendo i confini europei come fatto nel 2015” ha concluso il ministro prima di esprimere il suo supporto a Lituania, Bulgaria, Grecia, Ungheria, Spagna e gli altri Paesi europei, “che stanno rafforzando e garantendo i nostri confini comuni”.

Anche la commissaria europea agli affari interni Ylva Johansson, ha sottolineato come sia “possibile evitare una situazione come quella del 2015”. Secondo Johansson bisogna “agire per sostenere la gente in Afghanistan e nel vicinato, e lavorare con le organizzazioni internazionali”. “Dobbiamo evitare una crisi umanitaria, una crisi dei migranti e minacce alla sicurezza.
Dobbiamo agire tutti insieme ora e non aspettare di avere grandi flussi migratori alle nostre frontiere, o terroristi più forti”. Una simile opinione riguardo il tema ha vicepresidente della Commissione europea Margaritis Schinas, “Con tutta la comunità internazionale, l’Onu, il G7, il G20, dobbiamo mettere insieme risorse per costruire capacità e sostegno più vicino all’Afghanistan. Dobbiamo lavorare con i Paesi del vicinato. Così limiteremo anche il margine dei trafficanti di produrre grossi movimenti di profughi alla nostra frontiera esterna”.

Un pensiero discordante è invece quello del ministro degli esteri lussemburghese Jeans Asselborn, che non si trova d’accordo con la bozza della dichiarazione. “Non possiamo prendere tutti gli afgani ma possiamo accettarne un certo numero. Possiamo almeno aprire la porta, affinché la Commissione possa fare delle proposte” ha affermato Asselborn. “Mi batterò perché si possa stabilire un legame con quanto affermato dal G7. Anche noi nell’Ue possiamo attivare programmi per tornare a dare speranza. Il Regno Unito accoglierà 20 mila profughi. Anche l’Ue deve dare un segnale”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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