Il ddl Zan entra nella terra delle trappole e dei veleni

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(Photo: Ivan Romano via Getty Images)
(Photo: Ivan Romano via Getty Images)

Si gioca domani il primo tempo della partita sul ddl Zan, uno scontro dall’esito incertissimo, una partita di poker in cui tutti stanno giocando al rialzo e che per ora non vede compromessi all’orizzonte. Previsti due round. Il primo alle 11, ufficio di presidenza della commissione Giustizia: Andrea Ostellari, presidente leghista, proverà un’ultima mediazione per un testo condiviso in maggioranza. Riceverà un secco no dal Partito democratico, impegnato sull’altro fronte a sventare l’operazione di Italia viva. Il secondo alle 16.30, in aula al Senato, quando si dovrà votare sull’approdo del testo nell’emiciclo a partire dal prossimo 13 luglio.

Fino a qualche giorno fa l’ex maggioranza giallorossa era unita su un punto: la legge va portata in aula e approvata così com’è, senza modifiche che la spedirebbero alla Camera per una terza lettura, con il conseguente forte rischio di insabbiamento. Poi il leader di Iv ha scartato: “Meglio un compromesso che nessuna legge”, aprendo di fatto a una trattativa con Lega e Forza Italia, che chiedono uno stravolgimento di tre articoli, quelli riguardanti l’identità sessuale, la libertà di espressione e l’istituzione di una giornata contro l’omofobia nelle scuole. La proposta di Renzi è ripartire dal testo di Ivan Scalfarotto, approvato nel 2013 a Montecitorio e poi incagliatosi anch’esso al Senato, che modificherebbe sensibilmente il testo: i motivi di discriminazione, nel testo Zan “fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere”, diventerebbero quelli “fondati sull’omofobia o sulla transfobia”, per quanto riguarda le scuole verrebbe inserita una sorta di obiezione di coscienza con la dicitura “nel pieno rispetto dell’autonomia scolastica”, la cosiddetta “clausola salva-idee&rdquo...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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