Il decennio di “regno” eremita di Kim, morto e risorto almeno sei volte

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(Photo: KCNA KCNA via Reuters)
(Photo: KCNA KCNA via Reuters)

Era il 1992. In una lussuosa villa a Pyongyang si tiene una festa di compleanno molto speciale per un bambino di otto anni. Tra i regali ne spicca uno in particolare. È un’uniforme da generale. Non un vestito di carnevale, ma un uniforme vera: è in miniatura, ma è assolutamente autentica, è la divisa di un generale dell’esercito popolare nordcoreano. Altri generali molto più anziani arrivano alla festa e si inchinano davanti al bambino di otto anni. Il suo nome è Kim Jong-un.

Nel dicembre del 2011 l’ex bimbo grassottello ereditava il potere che prima di lui era stato di suo padre, Kim Jong-il, e prima di lui di suo nonno Kim Il-sung, quest’ultimo considerato il “padre della Patria” nordcoreana, nominato, dopo la sua morte “presidente eterno”. Oggi Kim Jong-un gestisce il potere assoluto nel suo Regno Eremita, ma il presidente della nazione più misteriosa e inquietante del mondo resta il nonno, Kim Il-Sung; presidente anche dall’oltretomba.

Da quando è salito al potere - il 17 dicembre fanno esattamente dieci anni - Kim Jong-un ha fatto sparire nel nulla – assassinati, “epurati”, qualcuno ha detto addirittura fatti sbranare dai cani o centrati da colpi di cannone (ma sono solo alcune delle variopinte bufale che circolano da sempre sul suo conto) - tutti e sette gli alti funzionari che si possono vedere camminare al suo fianco nelle fotografie ufficiali scattate durante il funerale del padre. Dieci anni di potere assoluto che hanno portato Pyongyang a divenire una potenza atomica e missilistica che incute timore non soltanto a tutti i vicini, ma al mondo intero. Una nazione misteriosa dove l’embargo internazionale e il Covid (anche se poco o nulla si sa sulla reale entità della pandemia in Corea del Nord), stanno colpendo duramente la popolazione.

Un report pubblicato oggi dal Transnational Justice Working Group (Tjwg) ricostruisce – al netto delle esagerazioni della propaganda anti-Pyongyang veicolata soprattutto dagli odiati “cugini” del Sud – un decennio di esecuzioni capitali in Corea del Nord. Giustiziati, banditi o “scomparsi”, questo è stato infatti, sotto “re Kim” il triste destino degli alti funzionari nordcoreani caduti in disgrazia o solamente sospettati di poter rappresentare una minaccia per la sua ascesa. Ma non soltanto di questi. Il report di Tjwg, infatti, ricostruisce in modo molto attendibile e dettagliato – basandosi anche sulle testimonianze dei pochi nordcoreani che – a prezzo di rischi e sofferenze indicibili – sono riusciti a fuggire dal Paese, il quadro della situazione al di là del 38° parallelo. Dalle pagine del rapporto risulta come tra i reati più frequentemente oggetto delle esecuzioni pubbliche siano stati documentati 7 casi di persone giustiziate per la visione o distribuzione di video sudcoreani, 5 per crimini legati alla droga e altrettanti per prostituzione, 7 per traffico di esseri umani, omicidio o tentato omicidio e addirittura 3 per “atti osceni”. Delle 23 esecuzioni pubbliche testimoniate dagli intervistati, 21 sono avvenute per fucilazione e 2 per impiccagione.

Il rapporto documenta infine come, in questo decennio di terrore dominato dalla ingombrante figura di Kim Jong-un, si siano anche moltiplicati gli atti di clemenza o di grazia provenienti direttamente da lui, nell’evidente tentativo, da parte del regime nordcoreano, di dipingere Kim Jong-un come un leader benevolo. Ma come ha dichiarato Joshua Stanton, fondatore della Ong “One Free Korea”: “I regimi totalitari usano il terrore come regola e gli atti eccezionali di clemenza per caricare le loro vittime di un debito di lealtà”. Stanton, un avvocato con 20 anni di esperienza militare e civile. autore di “Arsenal of Terror: North Korea, State Sponsor of Terrorism”, pubblicato dal Committee for Human Rights in North Korea, è uno che di quel che accade a Pyongyang e dintorni ne sa sicuramente molto più di tanti altri. Ha servito come avvocato difensore dell’esercito americano a Seoul, Daegu e Pyongtaek tra il 1998 e il 2002, e dall’aprile del 2013 ha lavorato con la Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti, in particolare con la commissione per gli affari esteri, nella stesura della legge sull’applicazione delle sanzioni alla Corea del Nord.

Da quando Kim Jong-un ha preso il potere dieci anni fa (dopo la morte di suo padre, il “Caro Leader, Kim Jong-il, ucciso improvvisamente da un attacco di cuore mentre era in viaggio sul suo treno blindato) ha eliminato tutti i potenziali rivali più pericolosi per la sua leadership. Ha giustiziato suo zio – e deputato - Jang Song Thaek, e il sospetto che abbia ordinato l’assassinio del suo fratellastro maggiore in esilio, Kim Jong-nam, in Malesia, è ben più di un semplice sospetto. Lo zio venne arrestato alla fine del 2013, durante una riunione del Politburo. Il suo arresto venne filmato opportunamente dalla propaganda, che diffuse le immagini dei due soldati che lo sollevavano di peso e lo trascinavano via, per sottoporlo poi a un processo farsa che lo portò davanti al plotone d’esecuzione. Degli altri cinque alti dignitari che nelle foto dei funerali del “Caro Leader” si vedono seguire affranti il corteo funebre, non è rimasta traccia: Kim Ki-nam, allora capo della propaganda, è sparito dopo essere stato sostituito nell’importante incarico dalla sorella minore di Kim, Yo-Jong; stessa sorte è toccata a Kim Yong-chun, ministro e vicemaresciallo, al generale Kim Jong-gak e al potentissimo ex capo della polizia segreta, U Dong-chuk: Forse solo Choe Tae-bok, vecchio responsabile degli affari esterni, si è salvato dalla mattanza, finendo – pare - pensionato.

La storia, poi, di come quel bimbo divenne a soli otto anni “generale Kim” l’ha raccontata una zia materna sopravvissuta alle “purghe” famigliari che, come si è detto, sono sempre state un “vizietto” che si trasmette “per li rami” nella famiglia Kim. E se questa ha potuto raccontarlo è soltanto perché, circa sei anni dopo quella grottesca festa di compleanno, nel 1998, Ko Yong-suk – questo il nome della zia - e suo marito hanno disertato in Occidente. Da tempo vivono una vita anonima fuori New York, protetti dalla Cia ed esposti ogni giorno al rischio che qualche sicario del nipotino riesca fare anche a loro una bella festa … “Era impossibile per Jong-un crescere come una persona normale mentre le persone intorno a lui lo trattavano in quel modo”, ha raccontato Ko, che era presente a quel compleanno era presente e che, qualche anno dopo, venne incaricata di accompagnare Kim Jong-un, quando suo padre lo mandò a studiare in un collegio svizzero, vicino a Berna, descrivendo l’adolescente Kim come irritante e arrogante.

“Non era un piantagrane, ma era irascibile e mancava di tolleranza. Quando sua madre cercò di dirgli che giocava troppo e non studiava abbastanza, lui non le rispose, ma protestò in altro modo, facendo lo sciopero della fame”. Una forma di protesta che l’attuale dittatore, crescendo, deve avere con ogni evidenza abbandonato, viene da dire. Comunque frammenti minuscoli come questi sono praticamente tutto ciò che sappiamo dell’infanzia di Kim Jong-un. Non è molto per capire davvero perché sia stato scelto proprio lui per succedere a suo padre, venendo preferito al fratello maggiore Kim Jong-chol e al fratellastro Kim Jong-nam, poi spietatamente eliminato. Sempre secondo la testimonianza della zia, “Kim Jong-chol venne inizialmente considerato il successore più probabile. Ma il padre, Kim Jong-il, era solito dire: “Jong-chol non va bene, è come una ragazza”. Il suo preferito era il figlio più giovane, il secondo principe, Jong-un. Tanto simile al padre da assomigliarli in tutto e per tutto, spietatezza compresa”.

Del resto, chi si occupa del misterioso regno di Rocket Man – secondo la “felice” definizione di Donald Trump - sa bene che è sempre molto difficile separare il vero dal falso, tra le poche notizie che emergono dal buio del regime nordcoreano. Per questo forse non sapremo mai con certezza perché “il piccolo generale”, il solo apparentemente innocuo Kim Jong-un, venne scelto per guidare l’ultima tirannia orwelliana del Pianeta. E perché continui a farlo ancora oggi, dieci anni dopo.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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