Il default della Russia bloccato dal giudice dei derivati

Vladimir Putin
Vladimir Putin

Si fa presto a dire default. Come nel caso della Russia, dichiarata insolvente per il mancato pagamento di interessi su un eurobond a 10 anni da 2 miliardi scaduto il 4 aprile. Il governo russo avrebbe onorato la scadenza, ma l’embargo finanziario americano ha bloccato al Cremlino ogni canale di pagamento agli investitori: di qui, martedì scorso, la dichiarazione formale di default da parte del Comitato EMEA per la determinazione dei derivati ​​di credito, l’autorità di mercato competente in materia. Ma alla vigilia dell’asta sui Credit Default Swap, le polizze assicurative sul rischio di insolvenza dei bond, la “condanna” della Russia è stata “sospesa per riesame”: il Comitato Emea ha deciso infatti venerdì sera di bloccare la procedura di default “alla luce delle grandi incertezze giuridiche create dalle sanzioni del governo americano”. Una nuova riunione è stata fissata per venerdì, così da consentire al mercato di capire se anche la partecipazione a un’asta sui Crefit Default Swap sul debito russo rappresenta una violazione delle sanzioni statunitensi. In altre parole, nel far west delle sanzioni, anche il rispetto delle regole e delle procedure è diventato un rischio.

Del resto, il default sarebbe non solo il primo della Russia dall’era sovietica, ma anche la prima bancarotta sovrana per ragioni politiche. Ogni decisione dell’autorità del mercato, rischia di creare un insidioso precedente. E in ogni caso, la Russia non ha rinunciato alla sua immunità sovrana in molte delle sue obbligazioni, il che probabilmente lascerebbe gli obbligazionisti incapaci di citare in giudizio Mosca per inadempienze e riscuotere il dovuto.

Il Comitato Emea copre Europa, Medio Oriente e Africa, ed è composto da rappresentanti di banche e società di investimento, tra cui Mizuho Securities, BNP Paribas e il fondo Elliott Capital Management: fa parte dell’International Swaps and Derivatives Association, un ente commerciale globale e normatore per i derivati. I comitati per la determinazione dei derivati ​​di credito sono composti da 10 società che creano derivati ​​e cinque società con diritto di voto che acquistano derivati, insieme a membri osservatori coinvolti nelle transazioni. Ad ogni riunione possono consultarsi fino a tre aziende.

Di norma, il Comitato dei derivati non fa sconti a nessuno: ma nel caso delle sanzioni alla Russia, anche l’incertezza si vende a sconto.

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