Il difficile e irrisolto rapporto degli italiani con le cinture di sicurezza

Gabriele Fazio

I dati raccolti dall'Istituto superiore di sanità riguardo l'impiego dei dispositivi di sicurezza sui nostri veicoli ci mette davanti ad una netta bocciatura. I risultati di uno studio realizzato nell'ambito del progetto Ulisse finanziato dal ministero delle Infrastrutture è senza precedenti considerata la mole di numeri raccolti. 

I ricercatori, coordinati dall'epidemiologo Marco Giustini, sono riusciti a monitorare 28 città e una mole di automobili pari al 17% di tutte quelle che circolano su suolo italiano. Il metodo di rilevazione utilizzato dal team di ricercatori è piuttosto semplice da raccontare, sono stati presidiati gli incroci stradali (urbani ed extraurbani) osservando il comportamento dei conducenti in fase di rallentamento della velocità, il tutto poi veniva riportato su un'app.

Quando si sono tirate le somme ci si è resi conto del disastro: meno della metà di automobilisti che trasporta bambini utilizza il seggiolino (44,1%), i piccoli solitamente o restano in braccio ad un passeggero o vengono lasciati nel sedile posteriore affidati alla sicurezza delle cinture per adulti, ponendoli in una situazione di non totale sicurezza. Da marzo, quando cominceranno a fioccare le multe per la mancata installazione degli allarmi antiabbandono del bebè, potrebbe avvenire una carneficina.

Anche le cinture di sicurezza anteriori rappresentano un grosso problema, al Nord chi le usa si ferma all'82,6%, peggio il centro con un 67%, malissimo il Sud dove ci si ferma al 36,3%. Agli italiani in media non piacciono nemmeno le cinture posteriori, praticamente inutilizzate al Sud, a Napoli, Bari e Reggio Calabria la trasgressione è all'ordine del giorno.

Ma l'Italia si riallinea, in positivo, per quanto riguarda i caschi: su oltre 37 mila mezzi controllati le percentuali di utilizzo sono altissime, 100% al nord, 99,6% al centro e 94% al sud. “Basterebbe diffondere meglio le informazioni sui vantaggi di proteggersi. – commenta lo stesso Marco Giustini - Se tutti diventassimo osservanti come gli svedesi conteremmo tante vittime in meno sulla strada”, lo studio ci dice anche più o meno quante: 327 su una media piuttosto stabile nel nostro paese da diversi anni di circa 3.300 vittime l'anno.