Il direttore di Malattie infettive del Policlinico romano propone di cambiare strategia.

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Covid Cauda boom Omicron
Covid Cauda boom Omicron

La quarta ondata covid investe l’Italia in questi giorni solitamente di festa e con i nuovi positivi quasi a quota 80mila si evidenziano anche diversi aspetti che fin qui non avevano mostrato delle particolari criticità. Mancano i tamponi, le file ai drive in e in farmacia per poter effettuare un test sono interminabili e il sistema di tracciamento della Asl, così come i loro servizi informatici, sono soltati. Servirebbe un cambio di passo, di strategia, soprattutto per quel che riguarda il sistema delle quarentene e l’organizzazione dei tamponi. Ne è convinto Roberto Cauda, direttore di Malattie infettive del Policlinico Gemelli di Roma, che afferma al Giornale che dopo le feste ci sarà il vero boom di casi della variante Omicron.

Covid, Cauda e il boom di Omicron

“All’inizio i giorni erano 14 poi sono stati ridotti – dice Cauda riferendosi alla quarantena preventiva per le persone entrate in contatto con positivi – Ora dobbiamo fare i conti con Omicron che ha tempi incubazione più brevi rispetto alle precedenti varianti. Dunque occorre tener conto di questo dato e del fatto che circa il 29% della popolazione ha ricevuto già anche la terza dose e il 90% è protetto con la seconda”.

Covid, Cauda: “Boom di contagi Omicron dopo le feste”

Per Cauda, da alcuni giorni anche nuovo membro dello Scientific Advisory Group dell’Agenzia europea per i farmaci (Ema), andrebbero dunque sfruttati di più i benefici dei vaccini. Lo stesso professore ricorda che malgrado i vaccini vengano bucati con con maggiore facilità dalla variante Omicron, proteggano “bene da malattia grave. Non dall’infezione ed è per questo che abbiamo numeri in crescita che poi diventano un problema per la sanità pubblica”.

Covid, boom di Omicron dopo per le feste per Cauda

“In tempi ravvicinati arriverà una nuova onda d’urto tra gennaio e febbraio – spiega ancora Cauda – Quindi se una grande quantità di persone sarà costretta in quarantena non è sbagliato introdurre distinguo tra chi ha già ricevuto la terza dose ed è quindi molto ben protetto e chi invece ha ricevuto una seconda dose da più di sei mesi. Capisco che possa sembrare che si navighi a vista ma occorre accumulare dati sulla base dell’esperienza. Per esempio – ha concluso – non sappiamo quanto dura la protezione della terza dose. Potrebbe anche chiudere la partita o invece potrebbe essere necessario un nuovo richiamo”.

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