Il direttore d'orchestra chiarisce le sue parole dopo la polemica all'Ariston

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Sanremo Beatrice Venezi
Sanremo Beatrice Venezi

“I nomi al femminile non risolvono niente: le lotte importanti sono altre”, sono queste le parole del direttore d’orchestra Beatrice Venezi che in seguito alle polemiche scatenate dopo il suo intervento, ha chiarito in un’esclusiva rilasciata al Corriere della Sera l’importanza di usare il maschile in determinati contesti non mancando di puntualizzare che le lotte per la parità di genere siano ben altre: “Se l’obiettivo è avere pari opportunità che senso ha sottolineare una differenza di genere, dividere sempre più così da arrivare a una ulteriore disparità”.

Sanremo 2021, le parole di Beatrice Venezi

“Chiamatemi direttore d’orchestra e non direttrice”, una frase quella di Beatrice Venezi pronunciata sul palco del Teatro Ariston, che è stata fin da subito molto discussa. “Lo rifarei. Penso che le lotte importanti, quelle che concretamente cambiano qualcosa siano altre. L’ambiente da cui vengo è conservatore. Ci sono le figure del Maestro e del Direttore d’orchestra. La declinazione al femminile non solo non aggiunge niente – non sento la necessità del femminile per sentirmi riconosciuta – ma ci sono dei connotati peculiari: maestra rimanda alla maestra di scuola, un altro lavoro”, ha puntualizzato Beatrice Venezi in un’intervista al Corriere della Sera.

Il giovane direttore d’orchestra ha poi proseguito: “Potremmo puntare a un termine neutro. Ma prima mi concentrerei sul farlo diventare un lavoro a cui possano accedere egualmente uomini e donne. Ho lavorato sodo per quello che faccio, conoscendo i pregiudizi e le difficoltà che incontrano le donne: non si risolvono declinando al femminile. È una tematica polemica un po’ sterile, penso anche per le giovani generazioni. Oltretutto credo che non ci sia niente di più potente che essere chiamata direttore e arrivare donna, con i capelli biondi e un bel vestito”.