Il direttore non riesce a vedere una prospettiva positiva

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I contagi da Coronavirus continuano ad aumentare e la situazione in Italia continua ad allarmare. Se non si prenderanno ulteriori provvedimenti adeguati, probabilmente la situazione potrebbe peggiorare. Gli esperti sono molto preoccupati, come Luca Lorini, direttore del Dipartimento di Emergenza, urgenza e area critica dell’ospedale Papa Giovanni di Bergamo.

Lorini sul Covid

Abbiamo vissuto in maniera totalmente imprevista la prima ondata, e forse l’incoscienza di non sapere dove stavamo andando ci faceva stare in piedi. Oggi ne sappiamo un po’ di più sul Covid, e i numeri dei contagi ci dicono cosa succederà. La paura che noi abbiamo è che le misure finora prese, ahimè, non saranno sufficienti per impedire che la curva salga. Altri Paesi, più avanti nella seconda ondata, ci mostrano già quello che succederà, e stavolta hanno fatto meglio di noi sul fronte delle contromisure, con provvedimenti più decisi” ha spiegato Luca Lorini. La guardia al momento non si può abbassare, perché la situazione potrebbe precipitare da un momento all’altro. Lorini ha spiegato che i pazienti arrivano in ospedale prima rispetto alla fase critica, anche perché i numeri sono un po’ più bassi rispetto a marzo e il Covid si conosce molto meglio, così come le misure da osservare.

Sono però convinto che dovremo essere bravi a intercettare con la medicina del territorio una grossa fetta di quelli che si ammaleranno: curandoli in questa maniera, si previene il ricorso all’ospedale, e dunque un possibile intasamento” ha spiegato Lorini. I pazienti gravi di Covid nell’ospedale di Bergamo sono ancora contenuti entro la decina, con un’età media leggermente più bassa. Secondo il direttore è importante prendere ulteriori provvedimenti. “Dei 36 mila morti avuti nella prima fase, 33 mila erano persone con più di 65 anni. Queste persone sono quelle che sono rimaste maggiormente nelle terapie intensive, occupando il 70-80% delle risorse” ha spiegato il primario, che per questo motivo pensa sia necessario avere ulteriori norme relative a questa fascia d’età. “Anziché misure blande, dovremmo essere capaci di fermare gli over 65, isolandoli, ribadendo la logica del ‘nessuno incontri nessuno’: è questa la metodologia che suggerisco, che permetterebbe di ridurre fortemente i rischi e gestire al meglio le risorse” ha aggiunto.