## Il discorso sullo stato dell’Unione di Ursula von der Leyen

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Strasburgo, 15 set. (askanews) - Il secondo "discorso sullo stato dell'Unione" che la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha pronunciato oggi a Strasburgo, davanti alla plenaria del Parlamento europeo, ha rispettato in gran parte le attese della vigilia.

E' stato innanzitutto una occasione per rivendicare i successi dei suoi 20 mesi di mandato alla testa dell'Esecutivo Ue, in particolare per quanto riguarda la gestione della pandemia di Covid-19 (con le promesse mantenute della campagna di vaccinazione e del "green pass"), la risposta alla crisi economica con un piano di rilancio, il "Next Generation EU", adeguato ed efficace, e la coerenza nel confermare le scelte che vedono nel "Green Deal" europeo e nella transizione digitale i due pilastri della strategia di crescita e trasformazione dell'economia europea.

Il discorso ha permesso anche a von der Leyen di fare una serie di annunci sulle nuove iniziative che la Commissione intende prendere nei prossimi mesi. A cominciare dal cantiere dell'Unione europea della Difesa, necessaria più che mai dopo la lezione dell'Afghanistan. Poi sui temi dell'autonomia strategica e della sovranità tecnologica, con la proposta di una nuova legge per garantire che l'Ue produca da sé i semiconduttori necessari all'economia digitale. Quindi sulla salute, con l'investimento annunciato di 50 miliardi di euro per la nuova agenzia Hera per la preparazione e la risposta alle emergenze sanitarie, e un aumento delle donazioni Ue di vaccini ai paesi a basso reddito, con 200 milioni di dosi in più entro la metà dell'anno prossimo, oltre ai 250 milioni di dosi previsti finora.

Altre iniziative annunciate riguardano una sorta di nuovo programma Erasmus per "i giovani che non ce la fanno", che non studiano e non lavorano: si chiamerà "Alma", e consisterà in un periodo di lavoro in un altro Stato membro dell'Ue; poi la proposta di vietare la commercializzazione nell'Unione dei prodotti per la cui fabbricazione è stato fatto ricorso al lavoro forzato (come avviene in particolare in Cina); e quindi altre due proposte legislative europee, una entro la fine dell'anno per prevenire con sanzioni efficaci la violenza sulle donne, l'altra l'anno prossimo per tutelare la libertà di stampa ("Media Freedom Act") e l'indipendenza dei media, che "non possono essere trattati come altre imprese qualunque".

La presidente della Commissione ha anche annunciato la proposta di "un progetto di legge per combattere i profitti dissimulati grazie alla copertura di società di comodo", e l'impegno a "fare di tutto per portare a termine lo storico accordo mondiale sul tasso minimo di imposta sulle società".

Von der Leyen ha poi menzionato i due dossier su cui più sono e rischiano di restare divisi i paesi dell'Ue: l'imminente inizio della discussione per la revisione delle regole di bilancio applicate agli Stati membri con il Patto di Stabilità (ha ribadito che non verranno ripetuti gli errori fatti con la precedente crisi economica e finanziaria, che ritardarono la ripresa), e la questione del nuovo "Patto per l'immigrazione e l'asilo", che è bloccato in Consiglio Ue da un anno. La presidente della Commissione ha esortato i governi ad accelerare nelle discussioni e a cercare "un terreno comune" per avanzare in entrambi i casi.

Sulle questioni ambientali, von der Leyen ha annunciato che l'Ue raddoppierà i finanziamenti per la biodiversità destinati ai paesi extraeuropei più vulnerabili, e che si attende, nel "momento della verità" del vertice Onu sul clima Cop26 di Glasgow, che le altre grandi economie (e in particolare la Cina) concretizzino gli impegni presi per la riduzione delle emissioni, come gli europei stanno facendo già a livello di decisioni legislative.

Al contrario di altri paesi meno coerenti, l'Ue sta rispettando l'impegno di fornire 25 dei 100 miliardi di dollari all'anno fino al 2025 che la comunità internazionale si è impegnata a stanziare per l'iniziativa "climate finance" (destinata ai paesi a basso reddito per mitigare gli effetti del cambiamento climatico o adattarsi ad essi), e aumenterà il suo contributo di 4 miliardi di dollari all'anno fino 2027. "Ma ci aspettiamo che anche gli Stati Uniti e gli altri partner facciano lo stesso", ha detto von der Leyen.

Infine, la presidente della Commissione, pur rivendicando la propia determinazione a difendere i valori europei, è stata particolarmente cauta sulla questione dello stato di diritto, e non ha mai menzionato i due paesi che Bruxelles ha nel mirino da tempo per le loro violazioni in questo campo, la Polonia e l'Ungheria. "In alcuni Stati membri - ha detto von der Leyen - assistiamo a sviluppi che destano preoccupazione. In questo contesto per me è importante che il primo passo sia sempre il dialogo; un dialogo che non sia fine a se stesso, ma che conduca a un obiettivo. Per questo motivo applichiamo un duplice approccio, che prevede il dialogo e azioni decise. Lo abbiamo fatto la settimana scorsa (con la Polonia, ndr) e continueremo a farlo".

Per questo atteggiamento, la presidente della Commissione è stata attaccata duramente, durante il dibattito in aula, dal capogruppo dei Liberaldemocratici di Renew, il rumeno Dacian Ciolos, che l'ha accusata di non fare seguire gli atti alle parole, e di preferire sempre gli accordi con i governi all'applicazione del diritto comunitario contro i governi che lo violano.

Da notare, in conclusione, che von der Leyen non ha mai citato nel suo discorso il Regno Unito, né la Russia, né la Turchia, e ha menzionato la Cina solo due volte: riguardo ai suoi impegni, per ora unicamente verbali, sulla riduzione delle emissioni clima-alteranti, e per il fatto che il "rimbalzo" della crescita economica nell'Ue ha superato nell'ultimo trimestre quello cinese (e americano).

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