Il documentario su Michael Jackson stasera e domani in tv in Italia

gabriele fazio
Stasera e domani sera, ore 21:25, su Canale Nove, anche l'Italia potrà guardare “Leaving Neverland”, il documentario che rischia di macchiare per sempre il ricordo di Michael Jackson.Se la star del pop sia stato o meno un molestatore seriale di minorenni sarà difficile stabilirlo con certezza, anzi, la certezza che abbiamo è che quando Michael Jackson è finito in tribunale per questo genere di accuse un giudice stabilì la totale innocenza, anche grazie alle testimonianze di tre minori che erano soliti frequentare Ranch Neverland: Macaulay Culkin, l'indimenticabile protagonista di “Mamma ho perso l'aereo”, e Wade Robson e James Safechuck, proprio i due uomini che oggi in “Leaving Neverland” sono tornati a puntare il dito contro Jackson.Il documentario di Dan Reed, regista e giornalista britannico, è stato presentato al Sundance Film Festival 2019 dividendo da subito il pubblico, ma Reed lo ha dichiarato pubblicamente fin dall'inizio “Questo non è un film su Michael Jackson che ha abusato di ragazzini. È un film su due famiglie e su come due famiglie abbiano fatto i conti con quello che i loro figli hanno rivelato loro molti anni dopo la morte del cantante”.Le due famiglie in questione sono quelle appunto di Wade Robson e James Safechuck. Il primo conobbe Jackson durante un concorso per giovani ballerini imitatori e quando la famiglia si trasferì a Los Angeles, la star lì invitò a sistemarsi per un po' nel suo Ranch, e fu lì che iniziarono gli abusi sessuali, sempre negati fino al 2013, e che durarono circa sette anni. Michael Jackson invece ebbe il primo contatto con Safechuck nel 1987 sul set di una pubblicità della Pepsi, e decise di portarlo con sé durante il Bad World Tour; fu proprio in quel periodo che si consumarono gli abusi sul giovane James, che nel documentario sostiene anche di aver addirittura “sposato”, nella camera da letto del Neverland, Michael Jackson, con tanto di promesse nuziali e anello di diamanti.Il documentario è pieno di aneddoti inquietanti di questo genere ed è forse grazie a questa scelta che parte della critica lo sta esaltando come un capolavoro che riuscirà a rivoltare come un calzino l'immagine di una delle maggiori icone della cultura pop; ma molti invece hanno più che altro notato la totale assenza di contraddittorio. Un dettaglio rilevante anche per la famiglia Jackson, anche per questo tramite i legali hanno provato in tutti i modi a impedire la messa in onda del documentario sui canali HBO e Channel 4, prima con una lettera di dieci pagine e poi con una causa legale da 100 milioni di dollari, perché il documentario risulterebbe esplicitamente diffamatorio e nel 1992 HBO, quando acquistò i diritti per trasmettere il concerto Live in Bucharest: The Dangerous Tour, firmò un contratto con una clausola che imponeva al canale di non diffamare mai Michael Jackson; clausola che secondo i legali della fondazione è stata evidentemente violata con la trasmissione, lo scorso 3 e 4 marzo, di “Leaving Neverland”.Ma prendere le difese di MJ non solo gli avvocati, ma soprattutto i fans dell'artista che hanno organizzato delle vere e proprie rivolte in rete per difendere il loro beniamino, rivolte anche violente, così come denuncia lo stesso Dan Reed, che ha ricevuto, così come Robson e Safechuck, numerose minacce di morte, tant'è che il regista ha paragonato i fans di Michael Jackson ad una vera e propria setta. La famiglia Jackson sta correndo ai ripari organizzando un crowfunding per la realizzazione di un controdocumentario che racconti l'altra faccia della verità e manifestando diversi dubbi circa l'onestà dei due testimoni.Ai Jackson infatti oggi non torna la ritrattazione di quei giuramenti in tribunale che salvarono MJ dalla galera durante i processi, e secondo loro, specie da parte di Wade Robson, si tratterebbe di una sorta di vendetta dopo che il coreografo è stato messo da parte nel progetto di uno spettacolo in onore di MJ a cura del Cirque Du Soleil.La corsa della famiglia per provare faticosamente a mettere una toppa allo strappo è evidente, ma la diga parrebbe già saltata: il Ranch Neverland, messo in vendita nel 2015, ha perso in questi quattro anni il 70% del suo valore, e ancora nessuno ha avanzato offerte significative; in Canada, Olanda e Nuova Zelanda numerosi network radiofonici hanno bandito la musica di Michael Jackson dalle loro playlist; la casa di produzione dei Simpson ha tolto dalla programmazione l'episodio della terza stagione “Papà-zzo da legare”, quello che vanta il doppiaggio di MJ; e la casa di moda Luis Vuitton ha ritirato dal mercato la linea di abbigliamento studiata in occasione dei dieci anni dalla morte di Jackson.L'impressione è che una toppa questa volta non basterà a riabilitare l'immagine di Michael Jackson e da stasera anche l'Italia sarà messa di fronte al dubbio che dietro il mito si nasconda un incubo.

Stasera e domani sera, ore 21:25, su Canale Nove, anche l'Italia potrà guardare “Leaving Neverland”, il documentario che rischia di macchiare per sempre il ricordo di Michael Jackson.

Se la star del pop sia stato o meno un molestatore seriale di minorenni sarà difficile stabilirlo con certezza, anzi, la certezza che abbiamo è che quando Michael Jackson è finito in tribunale per questo genere di accuse un giudice stabilì la totale innocenza, anche grazie alle testimonianze di tre minori che erano soliti frequentare Ranch Neverland: Macaulay Culkin, l'indimenticabile protagonista di “Mamma ho perso l'aereo”, e Wade Robson e James Safechuck, proprio i due uomini che oggi in “Leaving Neverland” sono tornati a puntare il dito contro Jackson.

Il documentario di Dan Reed, regista e giornalista britannico, è stato presentato al Sundance Film Festival 2019 dividendo da subito il pubblico, ma Reed lo ha dichiarato pubblicamente fin dall'inizio “Questo non è un film su Michael Jackson che ha abusato di ragazzini. È un film su due famiglie e su come due famiglie abbiano fatto i conti con quello che i loro figli hanno rivelato loro molti anni dopo la morte del cantante”.

Le due famiglie in questione sono quelle appunto di Wade Robson e James Safechuck. Il primo conobbe Jackson durante un concorso per giovani ballerini imitatori e quando la famiglia si trasferì a Los Angeles, la star lì invitò a sistemarsi per un po' nel suo Ranch, e fu lì che iniziarono gli abusi sessuali, sempre negati fino al 2013, e che durarono circa sette anni. Michael Jackson invece ebbe il primo contatto con Safechuck nel 1987 sul set di una pubblicità della Pepsi, e decise di portarlo con sé durante il Bad World Tour; fu proprio in quel periodo che si consumarono gli abusi sul giovane James, che nel documentario sostiene anche di aver addirittura “sposato”, nella camera da letto del Neverland, Michael Jackson, con tanto di promesse nuziali e anello di diamanti.

Il documentario è pieno di aneddoti inquietanti di questo genere ed è forse grazie a questa scelta che parte della critica lo sta esaltando come un capolavoro che riuscirà a rivoltare come un calzino l'immagine di una delle maggiori icone della cultura pop; ma molti invece hanno più che altro notato la totale assenza di contraddittorio. Un dettaglio rilevante anche per la famiglia Jackson, anche per questo tramite i legali hanno provato in tutti i modi a impedire la messa in onda del documentario sui canali HBO e Channel 4, prima con una lettera di dieci pagine e poi con una causa legale da 100 milioni di dollari, perché il documentario risulterebbe esplicitamente diffamatorio e nel 1992 HBO, quando acquistò i diritti per trasmettere il concerto Live in Bucharest: The Dangerous Tour, firmò un contratto con una clausola che imponeva al canale di non diffamare mai Michael Jackson; clausola che secondo i legali della fondazione è stata evidentemente violata con la trasmissione, lo scorso 3 e 4 marzo, di “Leaving Neverland”.

Ma prendere le difese di MJ non solo gli avvocati, ma soprattutto i fans dell'artista che hanno organizzato delle vere e proprie rivolte in rete per difendere il loro beniamino, rivolte anche violente, così come denuncia lo stesso Dan Reed, che ha ricevuto, così come Robson e Safechuck, numerose minacce di morte, tant'è che il regista ha paragonato i fans di Michael Jackson ad una vera e propria setta. La famiglia Jackson sta correndo ai ripari organizzando un crowfunding per la realizzazione di un controdocumentario che racconti l'altra faccia della verità e manifestando diversi dubbi circa l'onestà dei due testimoni.

Ai Jackson infatti oggi non torna la ritrattazione di quei giuramenti in tribunale che salvarono MJ dalla galera durante i processi, e secondo loro, specie da parte di Wade Robson, si tratterebbe di una sorta di vendetta dopo che il coreografo è stato messo da parte nel progetto di uno spettacolo in onore di MJ a cura del Cirque Du Soleil.

La corsa della famiglia per provare faticosamente a mettere una toppa allo strappo è evidente, ma la diga parrebbe già saltata: il Ranch Neverland, messo in vendita nel 2015, ha perso in questi quattro anni il 70% del suo valore, e ancora nessuno ha avanzato offerte significative; in Canada, Olanda e Nuova Zelanda numerosi network radiofonici hanno bandito la musica di Michael Jackson dalle loro playlist; la casa di produzione dei Simpson ha tolto dalla programmazione l'episodio della terza stagione “Papà-zzo da legare”, quello che vanta il doppiaggio di MJ; e la casa di moda Luis Vuitton ha ritirato dal mercato la linea di abbigliamento studiata in occasione dei dieci anni dalla morte di Jackson.

L'impressione è che una toppa questa volta non basterà a riabilitare l'immagine di Michael Jackson e da stasera anche l'Italia sarà messa di fronte al dubbio che dietro il mito si nasconda un incubo.