Il documento anti Zangrillo: "Il virus è ancora presente in Italia"

Galli manifesto Zangrillo

Continua il dibattito all’interno del mondo scientifico sull’entità del coronavirus e sui rischi ad esso connessi: dopo la pubblicazione del manifesto di Zangrillo, primario del San Raffaele noto per aver sostenuto che a maggio “il virus non esistesse clinicamente più“, Massimo Galli e altri cinque esperti hanno firmato un documento di risposta.

Galli replica al manifesto di Zangrillo

Si tratta di Marcello Tavio (Presidente della società italiana di malattie infettive e tropicali), Massimo Andreoni (Roma Tor Vergata), Giovanni Di Perri (Torino), Claudio Maria Mastroianni (Roma La Sapienza) e Carlo Federico Perno (Milano, microbiologia). Secondo loro affermare che il rischio epidemico abbia cessato di esistere non ha alcuna base scientifica e può essere causa di disorientamento. Il rischio è infatti quello di indurre una parte della popolazione a non rispettare le indicazioni di contenimento che invece a loro dire devono continuare ad essere mantenute.

Massimo Galli, e gli altri firmatari con lui, continuano a sostenere che il rischio di contrarre l’infezione sia ancora ben presente in Italia. E a conferma della loro tesi hanno parlato della nascita di nuovi focolai tra cui quelli di Roma (San Raffaele Pisana, Fiumicino e Garbatella), di Mondragone e della ditta di spedizioni Bartolini.

Questi episodi dimostrano, hanno spiegato, che il virus attualmente circolante è attivo e contagiante e non clinicamente morto. “Quando incontra contesti in cui possono essere coinvolti anziani o pazienti a rischio è in grado di causare danni di estrema gravità del tutto simili a quelli che ha fatto all’inizio dell’epidemia“, hanno concluso.