Il dramma dell'esploratore segregato in Groenlandia

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robert peroni
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Robert Peroni, esploratore italiano, è rimasto bloccato in Groenlandia a causa del Coronavirus. L’uomo sta vivendo un dramma poiché si trova in un villaggio sperduto con circa altre 1900 persone, ma l’approvvigionamento è scarso. L’unica forma di sostentamento all’economia del luogo è infatti il turismo, in questo momento inesistente.

Il dramma di Robert Peroni

Causa il Covid abbiamo perso i turisti che sono la nostra unica fonte di sostentamento economico. Qui sulla costa orientale della Groenlandia è una tragedia e per sopravvivere mangio cibo scaduto, altro non posso fare, mi devo accontentare“, ha raccontato Robert Peroni all’Agi. L’uomo ha 76 anni, è originario dell’Alto Adige ma vive a Tasiilaq insieme agli inuit. “Dal 12 marzo scorso quando l’Islanda ha chiuso le frontiere per noi è finito tutto. In estate i turisti arrivavano soprattutto dalla Germania e in agosto anche dall’Italia. Peccato, perché gli italiani erano in crescita ed erano sempre più interessati a questi luoghi immersi nella natura incontaminata. In inverno i turisti erano prevalentemente tedeschi ma anche francesi, americani e negli ultimi anni si è visto qualche cinese e giapponese. Adesso niente di niente“.

La sua vita è drasticamente cambiata: da imprenditore del turismo a praticamente disoccupato. “Lavoro in ufficio, pulisco casa, sono stato costretto a licenziare tutti i 74 dipendenti e i 55 posti letto sono drammaticamente vuoti. Negli anni siamo cresciuti, ho fatto investimenti anche importanti, la nostra Casa Rossa adesso è composta da sei casette, quattro le ho date in uso ai dipendenti, così almeno hanno un tetto sopra la loro testa. Non vedo praticamente nessuno, ogni 4-5 giorni passa qualcuno a trovarmi per prendersi un caffè, qualche minuto e poi va già via. Ho un container con molte scorte di cibo, mangio anche alimenti scaduti perché devo accontentarmi. Non è come in Italia dove c’è tanta scelta, qui dobbiamo essere felici se arriva qualche elicottero, il mare è ormai ghiacciato e le navi non possono entrare nel fiordo a rifornire l’unico supermercato“.

Il ritorno in Italia sembra ancora un miraggio. “Forse tornerò nel 2021 ma non ho certezze. Se volessi venire in Italia sarebbe un serio problema anche perché non ho più un’abitazione e non sono più residente. Con l’Islanda chiusa il viaggio aereo avrebbe costi esorbitanti. Con l’elicottero, sperando sempre che in quella giornata non venga annullato a seguito del meteo, andrei fino a Kulusuk, poi fino a Nuuk, quindi a Kangerlussuaq da dove mi imbarcherei sul volo per Copenhagen. Arrivato in Europa ci sarebbe la quarantena. Il rientro? Ancora peggio. Arrivato in Danimarca prima di ritornare in Groenlandia dovrei attendere 5 giorni e sottopormi a tampone Pcr, quindi potrei volare fino alla costa occidentale dove avrei un’altra permanenza di 5 giorni e un altro test. Una volta finalmente arrivato a casa quarantena di altri 5 giorni: impossibile“.