Il dramma di Giorgia Soleri e la malattia: "Essere qui è una vittoria"

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Giorgia Soleri, la fidanzata di Damiano David dei Maneskin
Giorgia Soleri, la fidanzata di Damiano David dei Maneskin

Mentre il fidanzato Damiano David, frontman dei Maneskin, è in giro per l'Europa per il tour della sulla band, Giorgia Soleri decide di raccontare sui social il dramma della sua malattia. La bellissima modella, dal letto d'ospedale che l'accoglie dopo l'operazione subita nelle scorse ore, ha infatti spiegato ai followers il male che l'ha perseguitata negli anni.

"Ho aspettato tanto questo momento. Il 21 Marzo 2021 è il giorno in cui è arrivata la diagnosi di endometriosi e adenomiosi. In realtà, come per la maggior parte delle persone affette da queste malattie, io lo sapevo già" ha scritto Giorgia, che a maggio ha ufficializzato la relazione con Damiano. La giovane aveva anche svelato di essere affetta da vulvodinia, patologia dolorosa e cronica della zona vulvare caratterizzata da bruciore, irritazione, gonfiore ed arrossamento, un disturbo classificato come "psicosomatico" e dunque per lungo tempo esclusa da ricerche mediche.

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Le tappe del dolore di Giorgia sono ben chiare: "Lo sapevo quando a 14 anni sono svenuta a scuola per i dolori mestruali e sono stata quasi obbligata a iniziare la pillola anticoncezionale. Lo sapevo quando ogni mese le mestruazioni mi incatenavano al letto e mi facevano rimettere fino a non avere più forze".

Nonostante i dolori nessuno le credeva: "Lo sapevo quando a 21 anni mi sono rivolta a un importante centro specializzato e sono stata mandata via senza una diagnosi, trattata come se fossi ipocondriaca e bugiarda. Lo sapevo anche quando è arrivato il referto dopo 20 giorni dalla risonanza magnetica. Lo sapevo e basta".

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Ma ora il traguardo più importante, l'operazione che le permetterà di avere una vita normale: "Essere qui oggi è una vittoria. E non perché voglia usare quella retorica guerresca che tanto odio dove la malattia è una battaglia da affrontare e il malato un guerriero con addosso la responsabilità della proprio guarigione. No, affatto. È una vittoria perché da domani avrò la possibilità di conoscere un corpo nuovo, che non ho mai avuto la possibilità di vivere: un corpo senza dolori".

"L’endometriosi fa parte di me da talmente tanto tempo che non so più nemmeno cosa sia mio e cosa sia suo. Questa operazione è una vittoria perché, da domani, potrò provare a riprendermi una vita che mi appartiene e che per troppo tempo non ho vissuto: la mia".

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