Il Duce, la dittatura sanitaria, i servi delle élite. Antologia del Michetti-pensiero

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ROME, ITALY - OCTOBER 5: Enrico Michetti (Mayor of Rome candidate) attends a press conference with Giorgia Meloni (not in picture) at the electoral headquarters following the counting for the results of the Rome mayor elections, on October 5, 2021 in Rome, Italy. The first exit polls for Rome's next mayor suggest a run-off between Roberto Gualtieri (centre-left) and Enrico Michetti (centre-right). (Photo by Antonio Masiello/Getty Images) (Photo: Antonio Masiello via Getty Images)
ROME, ITALY - OCTOBER 5: Enrico Michetti (Mayor of Rome candidate) attends a press conference with Giorgia Meloni (not in picture) at the electoral headquarters following the counting for the results of the Rome mayor elections, on October 5, 2021 in Rome, Italy. The first exit polls for Rome's next mayor suggest a run-off between Roberto Gualtieri (centre-left) and Enrico Michetti (centre-right). (Photo by Antonio Masiello/Getty Images) (Photo: Antonio Masiello via Getty Images)

“Eh, ma quando c’era Lui i treni arrivavano in orario”, Enrico Michetti e altri cliché del complottismo. Potrebbe essere questo il titolo di un’immaginaria raccolta degli scritti che il candidato sindaco di Roma del centrodestra ha consegnato negli scorsi mesi all’attenzione del pubblico di Radio Radio, pubblicandoli sul sito dell’emittente romana che ha contribuito a renderlo celebre.

L’efficienza di Benito Mussolini, i “tentacoli della piovra finanziaria” che ci rende “suvvubi”, i “servi fedeli dell’alta finanzia internazionale” che ci governano dal Palazzo, lo “stato di terrore” e la “dittatura sanitaria” creata ad arte per “ammansire e rendere vulnerabile il popolo”, la volontà di “manipolare le menti”, i paralleli con la decretazione d’urgenza “chiesta da Hitler a Hindenburg” per descrivere la gestione della pandemia ed evocare scenari sinistri. C’è di tutto e di più negli scritti di Michetti, introdotti da titoli sensazionalistici e immagini ad effetto. Una produzione intensissima che si è interrotta lo scorso primo marzo, quando probabilmente si iniziò a ventilare la possibilità di una corsa al Campidoglio.

“Il Duce d’Italia in due anni costruì il più grande polo ospedaliero d’Europa il San Camillo–Forlanini (dove peraltro risiede lo Spallanzani di Roma)”, scriveva il 13 aprile 2020, con lo scopo di lodare la perizia di Mussolini a confronto con l’inadeguatezza dell’allora presidente del Consiglio Giuseppe Conte: “Oggi ce ne vogliono 14 di anni per ristrutturare un padiglione e sono persino riusciti a mandare in malora quella eccellenza nella pneumologia che era il Forlanini”.

Un parallelo che non si ferma qui. Perché mentre Conte “da perfetto equilibrista, non è stato eletto da nessuno e resta al governo saltando da maggioranza in maggioranza”, almeno il “Cavalier Benito Mussolini, a cui si imputa giustamente la dittatura, era stato eletto dal popolo, nominato dal re e nel 1925 votato dal 70 per cento degli italiani” (era il 1924, e il Pnf conquistò il 65% dei voti). Certo, c’è la postilla che in quelle elezioni “non mancarono le violenze”, ma per l’appunto una postilla, perché il concetto di fondo rimane quello: differenza di Conte almeno Mussolini fu eletto.

La retorica dei potenti servi delle lobby, della notizia della pandemia fortemente sopravvalutata, del lavaggio del cervello somministrato alle masse da controllare risuona incessante nella prosa michettiana. Il 26 febbraio dell’anno scorso il Covid era visto come “una manna dal cielo” per il governo, “vivificata” com’era “a suon di bollettini come la più terribile delle pandemie, mentre nel mondo non si preoccupano neanche di accertarla e continuano a curarla come influenza o polmonite”, per quelli che Michetti considerava “allarmismi psicotici”. Passano tre mesi, ed ecco che a maggio, il 17 per la precisione, il disegno appariva più chiaro: “Tutta questa follia ha però un senso. Mantenere in piedi uno stato di terrore, una sorta di dittatura sanitaria, ammansisce il popolo e lo rende vulnerabile, creando un terreno fertilissimo per ogni sorta di profittatore”. Nemmeno due settimane dopo, il 31 maggio, ribadiva che “mantenere in vita la Pandemia, quando ormai a Roma ieri abbiamo registrato un contagiato covid ogni milione di persone, aiuta a mantenere in vita il Governo”.

Un disegno ancor prima che politico, di controllo sociale. 7 giugno: “Il danno peggiore riguarda la testa ed il cuore della gente, resa inaffettiva, distante e che adesso, plagiata a dovere, addirittura vive con preoccupazione il contatto umano”. Il 26 luglio il piano del governo secondo Michetti era chiaro: “Tenere in piedi una latente psicosi collettiva”. È un crescendo. Ad agosto l’intento manipolatorio dei potenti era diventato chiaro: “Spero comprendiate quando si parla di informazione abnorme o forse di manipolazione delle menti, fate voi. Al puledro si mette la sella o quando ha già un nuovo padrone oppure perché ci sono dei semplici incapaci che non sanno governarlo. Spero che non ci vogliano trasformare tutti in TESTE DI COVID” (in maiuscolo nel testo originale).

Il 13 settembre scorso Michetti affermava: “Mi sono vaccinato, ma non lo consiglio”, ammiccando al mondo dei timorosi, degli indecisi e dei no-vax. Il perché, con uno spericolato parallelo storico, lo spiegava il 2 gennaio. È un po’ lungo, ma vale la pena leggerlo tutto: “Ricorderete che venivano somministrati alle povere atlete della Germania orientale integratori e vaccini, almeno come tali venivano spacciati, nello sbandierato interesse collettivo della nazione. Queste povere disgraziate non potevano sottrarsi al trattamento coatto, salvo poi vederne morire tante a trent’anni con sofferenze atroci e completamente deformate. Magari sarò il primo a farmi il vaccino, come feci già tutti quelli che si facevano ai miei tempi, ma rispetterò sempre la libertà di chi in piena consapevolezza intenderà farne a meno”.

Per Michetti la gestione del Covid sembra essere solo una parte degli strumenti di controllo occulti messi in campo da imprecisati poteri nazionali e internazionali. Il 22 agosto 2020 l’immigrazione veniva tirata dentro nell’equazione: “Arriveranno se sarà necessario a fare un milione di tamponi al giorno, a dirottare verso i nostri lidi tutte le caravelle del mediterraneo. E se non sarà sufficiente ci bombarderanno di notizie false come quella dei cinque bimbi ricoverati in Puglia. Nelle alte sfere qualcuno pregherà anche all’indirizzo del Covid Salvatore”.

Poco più di un mese prima, ecco l’assunto di partenza, in cui risuona l’eco di tutto l’armamentario complottista: “La richiesta continua di poteri speciali, residuanti dalla cristallizzazione dello stato di emergenza, e la reiterazione di questi poteri speciali nel tempo, apre la strada ad un governo oligarchico presieduto di fatto da una elité finanziaria euro-lobbista”. Riferimenti al prolungamento dello stato d’emergenza, rispetto al quale il candidato sindaco di centrodestra è convinto esista un precedente.

E si ritorna in Germania il 19 ottobre 2020: “La ragione per la quale nessuna Costituzione europea preveda la decretazione dello stato di emergenza deriva da ciò che accadde agli inizi degli anni 30’ del secolo scorso alla Costituzione di Weimar, la quale invece prevedeva che, per ragioni di grave turbativa dell’ordine pubblico, il Cancelliere tedesco potesse richiedere al Presidente della Repubblica lo stato di emergenza ed i conseguenti poteri. E fu così che Hitler con il pretesto di ripristinare l’ordine pubblico chiese ad Hindeburg di avvalersi dello stato di emergenza, che gli venne purtroppo concesso. Fu l’inizio della dittatura nazista”. Michetti poi smorza, spiega che “per fortuna l’obiettivo politico dei mercanti odierni è unicamente quello di conservare la poltrona e non certo quello di instaurare una dittatura”, ma il 6 dicembre torna ad avvertire: se il popolo tedesco avesse avuto il coraggio di opporsi al calpestio della Costituzione di Weimar non avremmo avuto il nazismo”, e chi ha orecchie per intendere intenda.

Ovviamente ce n’è anche per le elites finanziarie e per la politica di indebitamento di governo. Anche qui il lessico non è da politico che si ispira “alla destra liberale”, come assicurato da Michetti appena venerdì scorso: “Diffidate da coloro che, senza avere un’idea in testa e men che meno progetti, come unica soluzione per il Paese prospettino solo debiti, e soltanto debiti - scriveva il 3 luglio dell’anno scorso - Perché ci renderanno schiavi, e soltanto schiavi”. Nel mirino anche l’Unione europea. Il 29 marzo 2020 invitava a “liberarci dai tentacoli della piovra finanziaria di cui siamo sempre più tossici e quindi, succubi, per evitare di continuare a far debito rivolgendoci sempre ai soliti spacciatori internazionali, gli stessi aguzzini che hanno strozzato la Grecia”. Parole di fuoco alle quali il 21 aprile seguiva un appello: “Urge una REAZIONE PACIFICA, ma rigorosa e pianificata… che estrometta dal palazzo tutti gli inutili, gli affaristi, gli usurpatori, i falsi onesti, gli accattoni, i servi fedeli all’alta finanza internazionale”. Parole che lette oggi destano più di qualche preoccupazione.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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