Il fattore MWVBE nelle quotazioni di compagnie tech

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È successo anche lo scorso mese con la IPO di Robinhood, guidata da Goldman Sachs e JP Morgan, ma che ha incluso tra i 17 sottoscrittori anche quattro aziende di questa categoria. Le compagnie tech e le grandi banche, controllate prevalentemente da maschi bianchi, si sono trovate nell’ultimo anno e mezzo sotto pressione per aumentare la propria diversity sulla spinta dell’omicidio da parte della polizia di George Floyd e delle rivolte che sono seguite sotto il coordinamento dal movimento Black Lives Matter. Le aziende hanno iniziato a comprendere le richieste dei propri stakeholder, promettendo di migliorare sotto il punto di vista dell’inclusione, della giustizia sociale, finanziando programmi esterni e migliorando la diversity interna con iniziative specifiche. In quel periodo il mercato delle IPO era fermo causa Covid, ma alla riapertura, dopo i mesi estivi del 2020, il trend era già avviato. Snoflake ha avuto quattro sottoscrittori MWVBE (gli stessi di Robinhood), Unity due, Airbnb una dozzina.

Cynthia DiBartolo, fondatrice dieci anni fa della società di investimenti Tigress Financial Partners e accesa sostenitrice di donne e minoranze come parte fondante nella chiusura di accordi finanziari, spiega in riferimento soprattutto al caso Robinhood: “Anche se plaudiamo a quello che hanno fatto, non possiamo fare a meno di pensare che una società votata alla democratizzazione degli investimenti avrebbe potuto lanciare un messaggio ancora più forte nel campo della diversity”. A luglio di quest’anno Tigress è stato il primo broker controllato da una proprietà MWVBE a diventare membro dello New York Stock Exchange. In precedenza, era stato tra i cinque sottoscrittori per l’IPO di Monday.com, azienda produttrice di sistemi in-cloud per project e team management. Come prossimi passi, Cynthia DiBartolo mira a diffondere l’uso di un “questionario sulla diversità” che le aziende possono sottoporre alle società con cui intendono fare affari per conoscere il loro grado di inclusività oltre a una serie di altri dati importanti per valutarne il rischio reputazionale.

Insieme a JPMorgan, sta mettendo a sistema questi dati, in modo da dare vita a un vero e proprio database da consultare, in modo da espandere le possibilità per aziende MWVBE di partecipare a grandi accordi. Accanto a Cynthia DiBartolo, altre organizzazioni lavorano per abbattere le barriere all’ingresso della finanza a business di proprietà di donne e minoranze, come Rainbow PUSH e il suo Wall Street Project, impegnata attivamente per la diversity nel contattare le aziende che decidono di quotarsi in borsa per far conoscere la possibilità di coinvolgere tra i sottoscrittori anche business più inclusivi: “Senza pressioni, ma numeri alla mano, mostriamo i vantaggi di avere a bordo queste aziende, che non spuntano dal nulla, ma hanno superato prove di anni sul campo”.

I numeri sono ancora piccoli, ma, come sta succedendo nei board delle grandi aziende che lentamente stanno diventando più inclusivi, qualcosa si muove. Gli eventi del 2020 hanno fatto girare il vento, i requisiti di diversity per le aziende quotate si fanno più stringenti e si spera che anche per le IPO si inizi a cercare un maggiore equilibrio. Eppure la cultura della finanza è lenta a cambiare. Il giorno prima dell’IPO di Robinhood, si è quotata in borsa la app per imparare le le lingue Duolingo, sostenuta da Goldman Sachs e da nove altre società. Tra queste, nessuna MWVBE. Il CEO di Duolingo, interpellato in materia, ha risposto che, anche se la sua azienda è impegnata per la diversity sul posto di lavoro e ha un board composto al 50% da donne, il pensiero di applicare gli stessi criteri anche ai sottoscrittori non è mai stato preso in considerazione.

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