Il fenomeno dei turisti scrocconi: ecco i begpackers

Begpacker in azione? (foto: Getty Images)

Il termine begpacker è stato coniato nei paesi anglosassoni e indica il turista scroccone che elemosina la vacanza gratis, grazie a diverse attività e scuse che farebbero impallidire un truffatore seriale. Il gioco è tra le parole backpacker (letteralmente, viaggiatore con lo zaino in spalla) e beg (verbo che sta per elemosinare, inginocchiarsi), ma non è altrettanto un passatempo per chi ha a che fare con questo tipo di individui.

Il tipo di turismo dei begpackers è presto detto. Arrivano in una destinazione lontana, spendendo molto denaro grazie a uno status sociale privilegiato; mostrano di non avere spiccioli e si fanno ospitare gratuitamente in case private, a volte chiedendo pure un contributo economico per affrontare il viaggio di ritorno. I meno truffatori pagano anche qualche moneta pur di soggiornare, a prezzi stracciati e sfruttando il buon cuore dei gestori, in hotel a 4 o a 5 stelle.

Il costo della vita basso in alcune destinazioni (sud-est asiatico, America del Sud, Africa meridionale) permette a questi turisti (tipicamente nordamericani, europei o russi) di fare una vacanza veramente low-cost, o di addentrarsi in situazioni assolutamente fuori dalla loro esistenza comune. Il massimo esempio è il manager di banca che si trasforma in begpacker andando a vendere cartoline o gadget nei mercati, e che si fa offrire la cena da qualche buon'anima che crede sinceramente al finto furto del portafoglio.

La crescita del fenomeno è strettamente legata ai social. La generazione che vive su Instagram sogna il viaggio, l'esperienza, l'avventura. E la noia porta questi viaggiatori benestanti a sputare sulla miseria altrui, pur di avere una raccolta fotografica interessante da pubblicare una volta tornati a casa.

C'è però chi è stufo: in Thailandia, ad esempio, è entrata in vigore una regola per cui si deve dimostrare di essere in possesso di almeno 20mila baht in contanti (il valore è poco più di 500 euro), e di avere il visto di ingresso, per entrare nel paese.

In Italia il fenomeno sembra ancora poco sviluppato, essendo più una moda tra statunitensi, australiani, e russi. Ma se in giro per qualche Paese decisamente più povero del nostro dovessi vedere un italiano che tiene in mano un cartello con la scritta "cerco soldi per continuare il mio viaggio attorno al mondo", allora capirai che quello, probabilmente, non ha meno soldi di te.