Lannutti nega conflitti d'interesse: "Mio figlio è solo un impiegato"

"Sono stato scelto con le procedure previste, sono e resto il candidato del Movimento. Chi spacca è chi non mi vota". Il senatore M5s Elio Lannutti ha confermato la sua candidatura a presidente della commissione d'inchiesta sulle banche nonostante le voci critiche che si sono alzate dopo che Repubblica ha rivelato che suo figlio, Alessio, risulti impiegato all'interno della Popolare di Bari, istituto bancario in crisi e sotto le attenzioni del governo giallorosso.  

Il senatore del Movimento è quindi passato al contrattacco: "Ho affidato la tutela del mio onore ad Antonio Di Pietro e ad Antonio Tanza, presidente dell'Adusbef. Cosa significa che mio figlio lavora in banca? Dov'è il conflitto di interesse? Andate a vedere il conflitto di interesse di coloro che hanno fatto i crack e non di uno che lavora onestamente. Vi dovete vergognare".

Nel pomeriggio il senatore ha incontrato proprio Di Pietro, insieme a Beppe Grillo, all'Hotel Forum di Roma: "Sono qui per difendere l'onore di Elio Lannutti che attaccano sul piano personale piuttosto che riflettere sulla necessità di fare al più presto questa commissione sulle banche - ha dichiarato l'avvocato ed ex magistrato -. Hanno paura della sua preparazione professionale della sua storia e di ciò che potrebbe fare alla presidenza di questa commissione".

Poi la precisazione sul ruolo del figlio all'interno della Popolare di Bari e la conferma della candidatura: "Non mi ritiro dalla corsa alla presidenza della commissione banche. Fin quando non mi chiederanno di lasciare, io sono il candidato", ha confermato intervenendo a Radio Capital. "Questa si chiama macchina del fango, Alessio è il più giovane giornalista professionista, è stato giornalista parlamentare, si è laureato con 110 e lode, è stato licenziato, gli ho sconsigliato di continuare a fare il giornalista e ha trovato lavoro come impiegato".  

E alla domanda su un possibile conflitto di interessi, il senatore del Movimento 5 Stelle ha risposto così: "E dov'è il conflitto di interessi? Non esiste, è l'ennesima macchina del fango. Con grande rammarico ma ora ci saranno denunce penali e civili nei confronti di colleghi per questa campagna diffamatoria".​