Il food retail e l’accesso ai capitali: una sfida per crescere

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Milano, 14 nov. (askanews) – Scalabilità e internazionalizzazione, gestione del personale e digitalizzazione. Dopo quasi tre anni sull’ottovolante, la ristorazione italiana è chiamata ad affrontare nuove sfide. Le chiusure forzate in pandemia e il tutto esaurito dell’ultima estate sono due aspetti della nuova normalità, in cui trova sempre più spazio il fast casual dining, una ristorazione informale con una proposta precisa, spinta da giovani founder che stanno riuscendo con successo food retail, la ristorazione a catena. Di questi temi si è parlato alla quarta edizione del Global Food Service Forum, organizzato da Food Service e Appetite For Disruption, il think thank fondato da Cris Nulli.

“Vediamo una crescita importante nel segmento fast casual quindi questi format replicabili di ristorazione che nascono in grandi città come Milano e si spandono nella città e nel resto del nord Italia e a scalare sul resto d’Italia, sono dei format marketing driven, tech driven – ha spiegato Nulli – hanno i dati al centro e il consumatore e si focalizzano molto sul concetto di esperienza”.

In mercato del fuori casa che dovrebbe chiudere il 2022 intorno agli 82 miliardi, prossimo ai livelli pre pandemia, la ristorazione a catena vale – dati di maggio – 6,6 miliardi con oltre 700 format sparsi lungo lo Stivale. Numeri importanti anche se le dimensioni restano contenute: “E’ il comparto che cresce di più nel food retail ma ancora limitato sotto il 10%,ha già casi di eccellenza e molto spesso sono coadiuvati dall’ingresso partner che aiutano nella crescita – ha sottolineato Nulli – molto spesso sono fondi di investimento, di private equity che aiutano queste società a crescere”.

Proprio l’importanza dell’accesso ai capitali d’investimento è stata al centro della prima sessione del forum, un momento di riflessione sulle principali opportunità, sui casi di successo come Poke House, la pokeria di ispirazione californiana presente in 8 Paesi del mondo, o Deliveristo, marketplace dedicato agli operatori della ristorazione sbarcato da poco a Madrid. Esempi questi ultimi dove la tecnologia è un abilitatore della crescita e un fattore determinante per gli investimenti di società come Primo Ventures: “Innanzitutto cerchiamo dei modelli di business estremamente scalabili grazie alla tecnologia – ha detto Gianluca Dettori, presidente di Primo Ventures – cerchiamo dei mercati internazionali gente che non abbia obiettivi locali ma una visione globale del proprio business e poi cerchiamo team imprenditoriali capaci ma soprattutto ambiziosi per raggiungere obiettivi sfidanti nell’arco di 10 anni che è il periodo di investimento nostro”.

Nel 2021 gli investimenti di venture capital nel nostro Paese hanno superato il miliardo di euro con circa 334 deal dai 111 dell’anno precedente. All’interno di questo trend in forte crescita il foodtech l’ha fatta da padrone con oltre 260 milioni di euro raccolti. Dati che lasciano ben sperare per il food retail italiano a patto che si realizzino due condizioni: “Da una parte deve esserci un’apertura da parte dell’ecosistema di investimenti – ha precisato Nulli – dall’altro deve esserci una cultura da parte del proprietario che passa da essere da solo ad avere un partner finanziario un partner terzo con un’agenda Comune che è quella di crescere”.